Quest’anno ho avuto la possibilità di partecipare allo spettacolo commemorativo in occasione della Festa della Liberazione, il 25 aprile, basato su fatti e personaggi realmente esistiti della città di Saluzzo e dei paesi limitrofi, intepretando il ruolo di una delle protagoniste della storia, la staffetta partiginana Lucia Frusso.

Ho potuto constatare che oltre ai partigiani, che noi giustamente ricordiamo come figure principali della resistenza armata durante la Seconda Guerra Mondiale, molte altre persone hanno partecipato attivamente e scritto quel periodo così oscuro eppure così importante della storia. Primi fra tutti i Carabinieri.

Il protagonista di questo spettacolo era il tenente Mario Benedetto, un Carabiniere saluzzese che si occupava del servizio di “intelligence” dell’esercito. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, arrivò il momento della scelta. Bisognava scegliere da che parte stare: lui come molti altri scelse di stare “dalla parte giusta”, che era proprio il titolo dello spettacolo. Moltissimi Carabinieri disertarono, o furono arrestati e uccisi perché non aderivano alla Repubblica di Salò; e quei pochi che aderivano, lo facevano per non esporre le famiglie alle rappresaglie.

L’ultima volta che il tenente Benedetto indossò ufficialmente la divisa da Carabiniere fu a Grenoble proprio nel 1943. Qui viene arrestato dai tedeschi perché accusato di aver svuotato l’armeria, e portato nel carcere di Hoche. Riesce a evadere e libera una ventina di Carabinieri. Si mette subito in contatto con il “Maquis”, ovvero la Resistenza francese incitati via radio dal generale Charles de Gaulle. Dopo circa un anno, egli torna clandestinamente in Italia ma viene continuamente controllato dalla milizia fascista. Un giorno, mentre faceva visita a sua madre, viene arrestato e inviato a Mauthausen su un carro bestiame insieme ad altri 850 uomini, in parte prigionieri politici e in parte Carabinieri che, come lui, avevano rifiutato di indossare la camicia nera.

Il suo coraggio e la sua enorme astuzia lo aiutano a fuggire anche da quel treno della morte, ma paga con ferite piuttosto gravi che lo terranno per un mese tra la vita e la morte. La sua voglia di libertà e giustizia, però, è più forte e nell’agosto del 1944 raggiunge le formazioni partigiane dell’Oltrepò Pavese. Il 27 aprile del 1945 Cuneo e Saluzzo vengono liberate.  Il 10 febbraio 1947 il Tenente Mario Benedetto presta il giuramento di fedeltà alla neonata Repubblica italiana. Nel marzo successivo, pluridecorato, viene nominato capitano. La sua salute è minata dalle conseguenze delle ferite, sempre trascurate in nome del dovere e dall’ansia di riscatto che lo divoravano. La fiamma ancora giovane si spegne per sempre a Milano nel 1954.

Un’altra figura che costituì un ingranaggio importante della complessa macchina dell’esercito partigiano era la staffetta partigiana. L’azione delle staffette fu di fondamentale importanza quanto quella dei combattenti. Queste donne, tra cui anche molte ragazze, esercitavano un’azione silenziosa ma continua di passaggio di informazioni, comunicazioni, viveri e perfino armi.

Il loro lavoro era delicato e pericoloso: come unico mezzo di trasporto la bicicletta, dovevano percorrere chilometri in montagna per raggiungere i nascondigli dei partigiani; portavano loro informazioni anche sotto la pioggia o la neve, con qualsiasi temperatura, senza dimenticare il rischio più grande: essere perquisite dai fascisti che significava incarcerazione immediata, e se non la morte, violenza e sevizie per scoprire i nascondigli dei disertori. Nello spettacolo venivano ricordate due importanti staffette saluzzesi, Lucia Frusso (che ho avuto l’onore di interpretare) e Paola Sibille. Avevano entrambe appena 18 anni, eppure svolgevano un’intensa attività di Resistenza.

La loro attività non è stata certo facile: Lucia Frusso una sera dell’agosto de 1944 fu prelevata dalla sua abitazione dalle pattuglie naziste e rinchiusa in carcere. Poiché era sorella di un partigiano, i nazisti volevano, dopo averla selvaggiamente picchiata, apprendere notizie sulla sua attività partigiana. Fu liberata dopo 5 mesi a dicembre. Paola Sibille, soprannominata “Ombra” proprio a causa della sua attività da staffetta partigiana, era figlia di un capostazione. Subito dopo l’armistizio i Tedeschi occuparono la stazione dove la sua famiglia abitava e da lì portarono via tutti i soldati italiani catturati, caricandoli su carri bestiame. Questo avvenimento fu così scioccante per la ragazza che le fece prendere la decisione di agire. Fu una staffetta instancabile, con il suo coraggio affrontò per due anni i fascisti, attraversando con la sua bicicletta le campagne saluzzesi per raggiungere i partigiani.

Queste due meravigliose ragazze ci hanno lasciato nel 2014, dopo una vita trascorsa a testimoniare con pace ma determinazione il periodo della Resistenza.

Spesso diamo per scontato il poter camminare liberi per strada, il poter esprimere le nostre idee liberamente, il poter leggere ciò che più ci piace e il poter aderire a qualsiasi partito politico, ma questi privilegi ci sono stati regalati con il sangue, la forza e il coraggio di tante persone che hanno deciso di stare dalla parte giusta.

Non dobbiamo fare di queste persone degli eroi simbolici, perché li allontaniamo da noi e li rendiamo irraggiungibili. Molti di essi hanno dichiarato che “hanno fatto quello che bisognava fare”. Non facciamo delle persone degli eroi per allontanarli da noi, facciamoli diventare degli esempi per potere, un domani, saperli imitare.

 

Foto: locandina “Dalla parte giusta” (grafica Labò)