Rachele Bruni, fiorentina, 25 anni, vince l’argento e lo dedica alla sua ragazza.

È questo l’argomento trattato nell’articolo presentato dalla COLORwinnerpiù  Marianna al COLORcampus durante COLORpress nella mattinata del 17 agosto 2016.

Una notizia che ha fatto clamore, una notizia che viene ancora considerata “strana” nell’ambiente in cui viviamo quotidianamente.

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“ Ho sempre vissuto la mia omosessualità naturalmente, senza patemi. Non mi sono mai dichiarata perché non ce n’era bisogno, lo sanno tutti, i parenti e gli amici, i miei compagni di nuoto”. È così che la nuotatrice comincia la sua intervista, esprimendo in libertà, i sentimenti che, da ormai due anni e mezzo, prova nei confronti della compagna Diletta. Senza paura, senza timore.

Questo articolo è stato per me uno spunto di riflessione in merito ai pregiudizi riguardo questo tipo di situazioni.

Il pregiudizio –  un’ opinione preconcetta nata alla base di voci e pareri comuni – è ciò che nel mondo di oggi accomuna la mente di molte, troppe persone.

Una ragazza, capelli rasati alle tempie, ciuffo, piercing, basta questo a far sì che nei pensieri di chi ti sta intorno scatti l’idea di una possibile omosessualità.

Personalmente, considero questo alla base della cattiveria racchiusa nei commenti  rivolti a coloro che vengono considerati diversi. Cattiveria alla cui base sta l’ignoranza.

A scuola studio sociologia, studio il modo in cui le persone si relazionano tra loro, come avviene il confronto di idee e di opinioni. Studio anche psicologia, il funzionamento della mente, la nascita e la motivazione degli atteggiamenti, eppure, nonostante ciò, non riesco a spiegarmi come si possa ancora credere a questi luoghi comuni.