Ho avuto l’occasione di leggere un libro che mi ha particolarmente appassionata: “Acciaio” di Silvia Avallone, mi piacerebbe raccontarne la storia…

Non è facile avere quattordici anni e vivere nei casermoni che si trovano a Piombino. Non importa se i padri non hanno fatto altro che lavorare nelle acciaierie dando pane alla propria famiglia e spezzandosi la schiena, quello che conta, che i ragazzi desiderano, è avere un fratello capo branco, trovare scritto il proprio nome sulla panchina, vivere una serata alternativa.

I più giovani cercano la realizzazione di sogni televisivi, ma si trovano a scontrarsi con la dura realtà e con gli infortuni sul lavoro.

Anna e Francesca, le protagonista del romanzo “Acciaio” diventano amiche. Si sono trovate tra le case popolari e sono, da quel momento in poi, inseparabili.

Vivono le loro prime crisi adolescenziali, i sogni sono oscurati dalla realtà. I loro corpi iniziano a cambiare prendendo forma sotto i vestiti.

Non c’è molto da scegliere, o ci si continua a nascondere e si resta fuori da tutto, esclusi, o bisogna mostrare le proprie qualità e la bellezza sperando che serva a qualcosa.

Le due amiche provano a lottare, credono basti questo, ma la vita si mostra più forte di quello che immaginavano, è più feroce, più spietata.

Non serve solo la contrapposizione, ma anche l’astuzia. E quando scoprono l’amore, le cose appaiono ancora più difficili, tanto che addirittura la loro amicizia non ne esce illesa.

Nella storia la fabula e l’intreccio coincidono e non vi sono né analessi, né prolessi. Il tempo della storia e del discorso coincidono. Ha una durata di circa 4 mesi (che comprendono un’estate e il primo mese di inizio scuola), ciò è evidente perché terminata l’estate, le vicende sono ambientate sui banchi di scuola).

La storia è ambientata prevalentemente nei casermoni di Piombino, nel quartiere in cui vivono le ragazze e all’interno della Lucchini, ovvero la fabbrica in cui lavorano il padre (per un periodo) e il fratello di Anna.

Il narratore è esterno come la focalizzazione, poiché il narratore presenta le azioni dei personaggi senza mai venire a conoscenza dei loro pensieri o dei loro conflitti interiori.

Sono evidenti i disagi interiori dei personaggi grazie alle modalità di narrazione. Il disagio e la rassegnazione sono protagonisti della vita del quartiere. I silenzi pomeridiani, la gente che scruta ciò che avviene in paese attraverso le piccole fessure delle persiane, i giovani senza stimoli, che crescono con la voglia di “cambiare” e “scappare”, non essendo soddisfatti del loro vivere quotidiano.

Ciò che si legge è talvolta raccapricciante perché fa riflettere anche sulla realtà. In televisione si parla di una gioventù che vuole andare via dall’Italia, anch’essa vuole CAMBIARE, RIVOLUZIONARSI. La “fuga di cervelli” è infatti diventata incontrollabile e secondo me sta provocando danni gravi e ingenti a quello che sarà il “futuro” del mio paese, che amo.

Questo libro è strabiliante e fa pensare a cosa vuol dire “smettere di vivere” a mio parere. Non si può vivere nella rassegnazione e nell’ignoranza, abbiamo bisogno di “bellezza”.