Maria Papamiditriou è nata e tuttora vive ad Atene in Grecia. Ha studiato arti visive presso l’Ecole nazionale des Beaux-arts di Parigi. Nel 2002 ha rappresentato la Grecia per la 25° edizione della Biennale di San Paolo con il progetto “TAMA”(temporary museum autonoma per tutti). Il progetto è ancora in corso. È docente di arti visive al dipartimento di architettura dell’Università. Per la 56° edizione della Biennale di Venezia ha scelto con la curatrice, docente d’arte contemporanea e critico d’arte indipendente Gapi Scardi, di esporre l’opera ”Agrimikà. Why looking at animals”, spinta dalla necessità di interpretare la tematica dell’edizione 2015, ”All The World’s Futures”, partendo dalle inquietudini che la circondano.

L’opera nel Padiglione Greco presso i Giardini di Castello di Venezia si presenta come una fedele riproduzione di un intero negozio di pellame di Volos. Il padiglione che contiene tale spazio è stato ricreato apparentemente in rovina, reso un involucro che rimanda all’odierna situazione in Grecia, uno stato scosso da crisi economica e inquietudine per il futuro. L’argomento di cui tratta l’artista è a cavallo tra passato e presente come l’atmosfera emanata dal negozio.
Il suo lavoro è fondato sulla relazione esistente tra umani ed animali. ”Agrimikà” indica un termine greco che definisce una specie di animali che non può essere del tutto addomesticata. Agrimikà si pone in netta contrapposizione all’autodefinirsi dell’uomo come entità non-selvaggia; perciò la relazione tra uomo e animale selvatico è fatta anche di paura dello straniero, il resistere dell’istinto alla ragione. L’intenzione dell’artista, proponendo anche un’istallazione multimediale che suggerisce una visione ”nuova” della Grecia contemporanea, è di indurre il visitatore alla riflessione su ricordi e storie collettivi e personali.

Agrimikà inoltre è l’insegna del negozio di pellami, il cui proprietario racconta di principi e valori, i quali si intersecano alla storia e speranza odierna della Grecia.

”Agrimikà. Why looking at animals”, lo stesso titolo dell’opera presentata alla Biennale esprime appieno il quesito che Maria Papamiditriou ha voluto porre al pubblico: attraverso l’installazione side-specific, l’artista ha cercato di indurre i visitatori alla riflessione alla relazione tra lo ”stato delle cose” e il ”selvaggio”.
Perlopiù suggerisce loro un’ottica differente o addirittura stravagante. Per comprendere appieno ciò che ci circonda dovremmo ”guardarci” con meno razionalità e più con il cuore, le emozioni, il lato più naturale e ”agrimikà” che è in ognuno di noi.