Expo Elettronica organizza una serie di fiere in tutta Italia focalizzate sull’elettronica professionale e di consumo, dando modo agli espositori di vendere i propri prodotti e ai visitatori di confrontare dispositivi o componenti sotto uno stesso tetto.

È stata la prima volta che ho partecipato a una fiera del genere, poiché non ho mai avuto né l’occasione né l’interesse di partecipare ad iniziative simili, pur essendo un appassionato del settore.

Così, domenica 15 maggio, mi sono recato, assieme a due miei amici, a Busto Arsizio alla Fiera dell’Elettronica.

La prima cosa che ho notato è stata la grande diversità di fasce di età dei visitatori: c’erano adulti interessati in elettronica e fai da te; adolescenti appassionati di videogiochi e bambini, questi ultimi soltanto a causa della presenza di 6 youtubers abbastanza famosi in Italia.

La fiera era divisa in 3 padiglioni: il primo dedicato agli youtubers e al panorama videoludico, il secondo alla componentistica elettronica e il terzo all’elettronica di consumo e all’usato.

20160515_105501Erano inoltre presenti molti cosplayers, ossia ragazzi e ragazze travestiti da personaggi di videogiochi, serie tv, anime o manga.

La prima cosa che ho voluto provare è stato l’Oculus Rift, un visore di realtà virtuale: sorpreso che la prova fosse a pagamento (ben 3 euro), ho indossato il visore e immediatamente mi sono trovato a bordo di un’attrazione da parco dei divertimenti. Di primo impatto il visore dava fastidio ma dopo qualche minuto mi sono abituato e ho potuto apprezzare meglio l’esperienza: i tempi di risposta erano eccellenti, il campo visivo pure e non ho avuto né senso di nausea né ulteriori problemi. Purtroppo l’immersività non era all’altezza del gioco, infatti la risoluzione non era sufficiente per creare l’effetto di stereoscopia realistica, rendendo quindi piuttosto neutra l’esperienza. Questo, in conclusione, ha confermato le mie opinioni sulla realtà virtuale: sufficientemente matura per essere commercializzata in quanto non crea problemi fisici di alcun tipo, ma decisamente non all’altezza di quanto si possa aspettare.

Mi ha colpito inoltre un’esposizione di mazzi di carte da gioco particolari: i numeri sulle carte erano in codice binario e i semi erano dispositivi elettronici. Un’idea molto interessante che ho molto apprezzato.

Ho proseguito visitando gli altri padiglioni dove ho notato l’alternanza di prodotti di scarsa qualità a una vastissima quantità di componenti elettronici (mi sono pentito di non aver portato una “lista della spesa”!)

A completare l’esperienza sono stati droni che volavano all’interno del capannone e i robot creati da un istituto tecnico locale. Non sono poi mancati concorsi, gare di cosplay, tornei di videogiochi e altre iniziative collettive che non ho avuto la possibilità o l’interesse di seguire.

Al termine di questa esperienza posso concludere dicendo che secondo me Expo Elettronica ha organizzato una serie di fiere che in origine ruotavano attorno alla componentistica elettronica e poi si sono ampliate con l’informatica e i new media (youtube), attirando un pubblico più generico ma sempre interessato alla tecnologia.

Personalmente ho intenzione di partecipare a Expo Elettronica anche a settembre, in quanto si è trattata di un’iniziativa che mi ha coinvolto e mi ha convinto, ma consiglio la partecipazione solo a un pubblico veramente appassionato perché difficilmente l’adolescente medio troverà l’iniziativa divertente.