Grazie al progetto dell’alternanza scuola lavoro, ho avuto l’opportunità di svolgere la mia attività all’interno della biblioteca statale dell’abbazia di Grottaferrata, il comune in cui abito.
Il mio ruolo consiste nell’archiviazione di fotografie del complesso monumentale stesso, il territorio di Grottaferrata e le zone limitrofe. Ma prima di indossare i guanti, agguantare a lente e maneggiare le preziosissime fotografie, la nostra tutor interna ci ha mostrato accuratamente tutte le stazioni del monastero, in modo tale che la conoscenza e lo studio dell’organicità e dell’evoluzione del luogo fossero propedeutici alla catalogazione delle fotografie relative.

Nonostante conoscessi approfonditamente la storia e la complessità dell’abbazia, grazie alla visita nei meandri del posto, ho colto l’ “eclettismo” e la vera essenza del monastero e della vita che vi si conduce. In particolare, nella biblioteca monastica che sembra essere lo scenario di un romanzo medievale con il suo profumo di legno e di pergamene ossidate, avevo la piacevole sensazione di galleggiare nell’atmosfera di quell’epoca, in una dimensione atemporale. La ricercatezza di cartografie e miniature che spesso leggiamo nei libri di storia dell’arte trovano concretezza in quei tomi che rivelano un mondo dietro le righe, una civiltà rappresentata in tutte le sue componenti.

Il lavoro intrapreso mi ha subito coinvolta soprattutto perché richiede attenzione per i particolari e responsabilità nell’utilizzo degli strumenti. Lo sguardo con cui ho studiato le fotografie in collaborazione con i miei colleghi, credo sia lo stesso con cui il filologo ricostruisce un testo: l’osservazione dei dettagli per evincere la datazione e i soggetti, il confronto con il materiale messo a disposizione (cronache, commentari, testi informativi), il contatto diretto con gli ambienti stimola professionalità, curiosità e precisione per cercare di contestualizzare al meglio le fotografie.

Passando in rassegna delle fotografie sulla processione in occasione del IX centenario dalla fondazione dell’abbazia, ho scoperto il suo stretto legame con il vaticano e l’importanza che ha rivestito, tale da attirare cardinali e addirittura il re Vittorio Emanuele II. Gli scatti che mi sono passati tra le mani realizzati da uno studio fotografico attivo nel Risorgimento, raffiguranti abiti della Belle Epoque e consuetudini di una volta, rievocano gli eventi rappresentati.

Scorgendo anche una foto relativa ad un arco trionfale di Frascati, facendo un confronto con un articolo storico, sono arrivata alla conclusione che si trattava di una struttura posticcia realizzata in occasione della festa dei santi martiri. E ancora, mi sono emozionata guardando una lettera sbiadita originale firmata da Domenico Zampieri, colui che affrescò la cappella dei Santi martiri all’interno della chiesa dell’abbazia.

Le fotografie permettono di cogliere particolari che spesso sfuggono al nostro occhio sommario e inoltre sono documenti che eternano la storia nei suoi dettagli e peculiarità.