RELAZIONE ESPERIENZA COLORcampus

Vorrei partire raccontando che; una domenica mattina durante una mia partita di pallavolo mia mamma riceve una telefonata misteriosa dalla vicepreside Eva Bozzetto, dicendole tutta emozionata che avevo vinto COLOR YOUR LIFE (io e mia mamma non avevamo nemmeno guardato i vincitori perché credevamo che il mio semplice progetto non fosse stato scelto, e sinceramente non sapevamo nemmeno quando uscivano i nomi dei vincitori); mia mamma non mi disse niente, fino a quando venuta l’ora di pranzo mentre
stavo gustavo un ottimo pollo con patate, tutti i presenti al pranzo ( c’erano anche mio zio e i miei nonni che sapevano già che avevo vinto) mi guardarono e mia mamma mi disse che avevo vinto; io rimasi per qualche minuto zitta a fissarli incredula, dopo quello shock mi ripresi e tutta contenta urlai a squarciagola tanto da spaventare i vicini. Quando mia mamma mi disse che per andare al COLORcampus avrei dovuto saltare una settimana di grest a Poleo , io mi rattristai e dissi che io non volevo andare al campus . Ma alla
fine decisi di partire e quella mattina di venerdì 8 luglio alle 6 del mattina, mi avviai insieme a Sofia Borsato e Marta Bogotto, verso questa nuova avventura: il COLORcampus. Sinceramente non mi sono pentita di essere venuta a Loano, perché ho conosciuto persone meravigliose e imparato nuove cose. Mi ricordo il primo giorno quando Wiliam mi ha accolto: sono entrata e sono rimasta a bocca aperta; era un convento meraviglioso un po’ antico, con delle stanze un po’ piccoline ma veramente accoglienti. I coach mi sono sembrati subito persone gentili, affidabili e collaborative. Ho passato dei momenti fantastici al
COLORcampus, che ovviamente non dimenticherò. Abbiamo svolto diverse attività come il COLORpress e il COLORnews, inoltre Wiliam ci ha “affidato” l’incarico di realizzare un progetto che in qualche modo doveva mirare ad aiutare le persone durante la vita quotidiana; io e la mia società abbiamo inventato il T-Desk ovvero un banco interattivo capace di agevolare la vita scolastica, aiutando sia alunno che l’insegnante. La nostra società sia chiamava Tecnology Innovation. Questo progetto mi è piaciuto moltissimo anche perché
mi ha insegnato cose che non sapevo come il termine payoff . È stato un lavoro abbastanza duro ma alla fine anche con l’aiuto e il supporto di Wiliam siamo riuscite a “realizzare” un progetto fattibile ma soprattutto fantastico e capace di far amare un po’ di più la vita scolastica; diminuendo la carta e risolvendo
il problema degli zaini pesanti e della postura scomoda causa poi di gobba. Ma al COLORcampus non si lavorava soltanto, alla sera e anche durante la giornata vi erano diversi momenti di pausa e momenti per divertirsi come la discoteca serale o il gelato alla nutella; e anche se il motto era LAVORARE LAVORARE LAVORARE STUDIARE STUDIARE STUDIARE , il campus non è stato poi così tanto faticoso. Il sabato inoltre abbiamo svolto il COLORday, ovvero la giornata degli abbracci: dove insieme ai coach dovevamo andare in
giro per Loano ad abbracciare le persone e in qualche modo a strapparle un sorriso. Eravamo tutti quanti bellissimi, truccati con scritte colorate su braccia e gambe, vestiti di tutto punto e desiderosi di abbracciare più persone possibili. La cosa più bella era vedere i sorrisi nel volto della gente, e sapere che avevi rallegrato la giornata a qualcuno di faceva sentire molto bene: come quasi un EROE, anzi un COLOReroe dei sorrisi. Alla mattina ci dovevamo svegliare verso le 6:30 per andare in spiaggia a fare riscaldamento muscolare e poi un desiderato bagno nello splendido e limpido mare della Liguria. Il risveglio del corpo era guidato dal COLORcoach Emanuela Caruso che ci aiutava a riscaldare il nostro corpo indolenzito e addormentato per via del sonno, e poi un rinfrescante bagno al mare. La mattinata proseguiva con
un’abbondante colazione a base di nutella (per la cronaca una cosa che mi ha impressionato sono stati gli armadi pieni zeppi di nutella) che poi proseguiva con la lettura dei nostri articoli e dopo bisognava continuare a lavorare ai nostri progetti non prima di aver addentato un’ottima COLORfrutta . Arrivava in seguito anche l’ora del pranzo dove le cuoche ci deliziavano con portate squisite e poi una super pausa che veniva seguita dal lavoro ai nostri progetti. Arrivava in fine la sera dove “giocavamo” e scherzavamo con i nostri simpatici COLORcoach. I miei preferiti erano Lorenzo e Lidia, ma il mio idolo era la meravigliosa attrice Emanuela Caruso. Alla sera poi o ci ritrovavamo tutti ai divanetti, o in sala dei computer per finire COLORnews oppure apportare alcune modifiche al progetto o al power point relativo al nostro prodotto. Ci
sono state volte in cui abbiamo fatto discoteca in refettorio (sala pranzo) con musica a mille ,abbiamo cantato, ballato e ci siamo scatenati come non mai. Il momento più bello di tutta la giornata per me era sicuramente il pranzo o la cena dove ti ritrovavi insieme per parlare, chiacchierare e discutere con i tuoi
compagni di modulo e con i COLORcoach. Il campus mi ha insegnato molto, ad esempio mi ha insegnato a rivolgermi al pubblico con miglior disinvoltura e con più sicurezza, mi ha fatto capire meglio cosa vuol dire essere una squadra e lavorare insieme per un unico obiettivo, mi ha fatto apprezzare ancora di più la fotografia e non aver paura di esprimere le proprie idee, i propri pensieri in pubblico. Inoltre ho trovato molto significativi e interessanti i COLOResperti e le lezioni tenutesi dai COLORcoach. Ma la cosa che più mi è piaciuta del COLORcampus è che nessuno ti giudicava per le proprie idee, nessuno ti rideva addosso se sbagliavi, anzi in tal caso ti davano, con tono allegro consigli preziosi, che avrebbero potuto aiutarti a correggere nel migliore modo possibile quell’errore ; inoltre eravamo sempre disposti ad aiutarci a vicenda
e a condividere le proprie cose sia materiali che morali con i compagni. Non dimenticherò mai i momenti passati assieme ai COLOR, ai COLORcoach, a Renata e a Wiliam, sono stati molto preziosi per me, ho costruito amicizie e legami forti con ognuno di loro. Ho imparato moltissime cose, chissà se un giorno potrò ripetere questa esperienza. Io spero di sì.
Con questo augurio vi lascio,
Vi voglio bene.

Beatrice