La mia esperienza al COLORcampus

Dovessi dare tre aggettivi al mio COLORcampus, userei “Coraggio, Consapevolezza e Carattere”. Perché per parlare di questo viaggio straordinario bisogna anche soffermarsi su quanto successo prima, quanto successo dopo e quanto dovrà ancora succedere.

E allora comincio dalle mie aspettative e dalle mie speranze, dal mio piccolo sogno e dal coraggio di raggiungerlo, accettando il premio-soggiorno.

In realtà la fondazione COLOR YOUR LIFE mi è stata presentata dal mio docente di storia dell’arte, che desiderava che io mi ponessi alti obiettivi per il mio futuro, dato il mio ottimo rendimento scolastico. Io sono partito così, da zero, da una grandissima voglia di fare, bloccata dalla sfiducia verso il domani. Ho permesso al mio timore di trovare il lavoro più giusto per me di impedire le mie scelte. Così, da zero, ho avuto il coraggio di sognare.

Mi aspettavo un’associazione che radunasse i migliori ragazzi di tutta Italia, studenti che si contraddistinguono per qualità eccezionali, insomma dei veri e propri talenti. Mi aspettavo che al nostro fianco ci fossero dei maestri di ogni campo, esperti, personaggi illustri, vere e proprie autorità con le quali l’unico imperativo era imparare. Mi aspettavo un’organizzazione rigida e inflessibile. Mi aspettavo che tutto questo non fosse il mio mondo, insomma per un ragazzo senza inclinazioni particolari un élite di questo livello rappresenta un percorso umiliante più che formativo.

Ho capito ben presto che mi sbagliavo su molto e che il coraggio di iniziare è già esso una grande qualità, ma imperfetta se non accompagnata da umiltà e consapevolezza.

Il 20 Luglio 2016 tutti i COLOR del III modulo, con i relativi accompagnatori, sono stati accolti da William Salice in persona e dal Direttore Generale Renata Crotti, che hanno spiegato i valori della fondazione e del COLORcampus. Mi sbagliavo sulle giornate al COLORcampus: queste sono molto intense e ben strutturate, prevedono orari ben definiti, limitazioni più che corrette sull’uso del telefono, ma offrono anche la facoltà di autogestire i propri interessi, sia lavorativi sia ricreativi, durante le ore di tempo libero. Mi sbagliavo sull’organizzazione: a fianco a ciò che viene stabilito c’è sempre, volutamente, l’imprevisto che crea instabilità, questa scelta incrementa il desiderio di risultare sempre pronti e di prepararsi al meglio aldilà dell’occasione. Ma soprattutto sono contento di essermi sbagliato sui nostri responsabili e sui miei compagni. I primi non sono stati solo delle figure straordinarie, capaci di rendere il proprio lavoro e la propria carriera un modello invidiato da tutti, ma sono stati anche coloro che hanno tirato il meglio da noi. Nella vita il sogno non è solo un piacere, ma è uno stimolo, una provocazione. Loro hanno fatto questo, sono i primi che hanno insegnato a farci sognare,  a come realizzare ciò che immaginavamo, a capire chi siamo e cosa vogliamo. Un’identità, una posizione, una consapevolezza. Ho ammirato tutti loro ed elencare la loro biografia è eccessivamente riduttivo. William Salice è stato come un padre per noi COLOR, con i suoi consigli, con le sue attenzioni e con la sua passione. Mi sbagliavo sui ragazzi. Loro non sono solo dei talenti. Loro sono speciali. Sono i migliori. Sono dei vincenti. Sono dei COLOR, perché hanno riempito la mia persona di tutti i loro colori. E ora, con questa esperienza finita sento solo il vuoto. Fin quando la fondazione COLOR YOUR LIFE continuerà ad individuare personalità di questo livello sarà impossibile non notare quanto tale progetto sia importante.

Sono partito dal bianco di un foglio, ho concluso la mia esperienza con un foglio “colorato”, ma sono ritornato con il nero del vuoto.

Perché questo è ciò che è successo dopo, ossia proprio mentre sto relazionando la mia esperienza. Mi mancano i COLORcoach Emanuela Caruso, Nicoletta e Cristina Febbraio e Michelangelo Pagano. Mi mancano i miei 21 compagni: Chiara, Alex, Elisa, Michael, Lucrezia, Nicolò, Teresa, Silvio, Gabriela, Gianluca, Eileen, Giorgio, Valentina, Matteo, Alice, Agnese, Camilla, Martina, Lorenza, Noemi, Beatrice.

Ironia della sorte, la prima domanda che c’è stata posta, per intervento della Rai, al nostro arrivo qui al COLORcampus era se credevamo nella vera amicizia. Per il mio passato io ero sicuro di una risposta negativa. Ho capito che anche in questo mi sarei sbagliato. Perché con questa esperienza ho consolidato cosa significa lavorare, cosa significa avere passione per ciò che si fa, cosa significa impegno o sacrificio o dedizione. Ho trovato il coraggio, la consapevolezza, il mio carattere, legati agli insegnamenti che ho ricevuto. Ho riscoperto la fiducia in noi giovani, di William, degli esperti, dei coach. Ma soprattutto ho scoperto l’amicizia e ora non l’abbandonerò mai.

Cosa dovrà ancora succedere? Non lo so. Sono un COLOR. Ora ricomincio da zero. Ora sto sognando e un giorno vorrò entrare ancora nel COLORcampus, magari, in futuro, proprio da COLORcoach.

Benito