È un momento particolare per l’Italia che esce dalla catastrofe della seconda guerra mondiale. Alla fine del conflitto tutto il Paese è stremato e pieno di rovine. I bombardamenti hanno distrutto strade, ponti, ferrovie, industrie, abitazioni. La produzione industriale e quella agricola sono crollate. Nonostante la situazione di grande disagio, la pace finalmente tornata e il fascismo definitivamente vinto suscitato grandi speranze di cambiamenti che avrebbero reso migliore la vita di tutti gli italiani.  In primo luogo si deve decidere quale forma istituzionale esso avrebbe avuto: monarchia o repubblica? Bisogna ricostruire materialmente la nazione e dare nuove basi, basi democratiche, allo stato italiano.

Così, il 2 giugno 1946, gli italiani sono chiamati a scegliere: è il gran giorno delle elezioni. È una serena domenica di sole, le file ai seggi sono affollate di gente sorridente e composta, niente a che vedere con le file davanti a ricoveri e cucine popolari che molti italiani, nel primo anno di dopo guerra, ricordano ancora troppo bene: questa è una folla libera e allegra.

Dopo un lungo periodo di fascismo in cui incombeva la voce di un solo uomo, per la prima volta la voce è di 24 milioni di persone: sono 12 milioni coloro che scelgono la repubblica e 10 la monarchia, anche se non sono mai state comunicate le schede nulle e bianche, tant’è che si pensò di invalidare il voto. Nel sud prevalgono i voti monarchici; nel nord, quelli repubblicani.

Contemporaneamente al referendum istituzionale ci sono le elezioni politiche per eleggere un’Assemblea Costituente, cui sarebbe aspettato il compito di scrivere la nuova legge fondamentale dello stato: la Costituzione. È la prima assemblea, democraticamente eletta, dell’Italia repubblicana. A Montecitorio siedono 556 deputati: 535 uomini e 21 donne. Poche ma decisive.

La vera grande novità di questa elezione è, infatti, che, per la prima volta nella storia d’Italia, anche le donne ottengono il diritto di voto attivo e passivo, per la prima volta la loro opinione vale come quella degli uomini.
Filomena Delli Castelli, una delle 21 donne che fecero parte dell’assemblea costituente, disse: “eravamo consapevoli che il voto alle donne costituiva una tappa fondamentale della grande rivoluzione italiana del dopo guerra. Avevamo finalmente potuto votare e far eleggere le donne. E non saremmo più state considerate solo casalinghe o lavoratrici senza nome ma fautrici a pieno titolo della nuova politica italiana.” Questa conquista infatti, che necessitò della tenacia di molte donne, segna un primo importante passo verso la parità e l’emancipazione femminile, da ciò tutta la società ci avrebbe guadagnato.

La marcia per la parità è ancora lunga ma, come disse O. Wilde, “date alle donne occasioni adeguate ed esse potranno fare tutto”.