Per non dimenticare le voci  dei tantissimi bambini costretti a lasciare le loro case, i loro genitori e troppo presto i loro giochi per salire su un treno che li avrebbe portati a morire a Buchenwald, come in altri campi di sterminio, mi sembra giusto ricordarli con la poesia di Joyce Lussu “C’è un paio di scarpette rosse”.

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”.
C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’ eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C’è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

Ciò che  emerge dal punto di vista storico è l’appartenenza della Shoah a tutta l’Europa, alla sua memoria storica. Di grandissima rilevanza sono quindi le testimonianze dei sopravvissuti e del loro dolore da cui emerge la tragicità della follia umana di tale vicenda.

Sarebbe un delitto dimenticare quanto è successo e lo scrittore Primo Levi ci ha lasciato una indimenticabile testimonianza nella sua opera letteraria “Se questo è un uomo”.
Primo Levi ci diceva se capire è impossibile, conoscere è necessario”. Si deve conoscere per non dimenticare le sofferenze di allora, per saper scegliere di evitare nuove sofferenze oggi. L’uomo tuttavia non si è allontanato tanto da quei pensieri, da quelle forme di male capaci di manifestarsi in un’audace ferocia e che ancora oggi compie con azioni inconcepibilmente brutali. Si deve ricordare perchè è un obbligo che dobbiamo ai morti e ai vivi ed è necessario salvaguardare il patrimonio delle testimonianze che via via vanno scomparendo.

Mantenere la memoria è per tutti noi un dovere per proteggere i valori di libertà, tolleranza e democrazia che non possono mai darsi per scontati. Il ricordo dello sterminio degli ebrei può fare molto e ci porta a porci delle domande, a cercare le responsabilità, individuali e collettive, quelle dirette e quelle indirette e a riconoscere nei fatti della storia i chiari segni premonitori di una tragedia ampiamente prevedibile e anche prevista, ma soprattutto  a stimolare cuore e cervello facendoli interagire perchè tutto ciò non accada di nuovo. Ciascuno di noi ha quindi il dovere di conservare la memoria della Shoah e di ogni sterminio, non solo nella Giornata della memoria, come spesso accade e poi passato il momento tutto torna nel silenzio, ma ha anche l’obbligo di custodire le testimonianze che ci hanno consegnato la storia ed i sopravvissuti.

A tale proposito non posso che citare le  parole del  presidente Mattarella “è bene assumere piena responsabilità della Giornata della Memoria affinchè non divenga un giorno fine a sè stesso fatto di parole e lacrime in ricordo delle vite distrutte, ma un evento tale da consentirci di riflettere che occorre abbattere seriamente i muri contro tutte quelle forme razziali che noi chiamiamo ideali politici o religiosi. L’Isis, l’omofobia, la persecuzione dei Cristiani e il razzismo sono tutte forme che alimentano gli ideali di violenza utili soltanto a dar manifestazione della ferocia inaudita di cui è capace l’uomo”.