“Felicità: condizione di letizia, di gioia, di soddisfazione. Sinonimi: beatitudine, letizia, gaudio”. Questa è la definizione del sostantivo felicità secondo il Dizionario Italiano Sabatini Coletti.

Secondo Freud la felicità “è il momento culminante dell’eros: il riposare nell’altro”; eppure sembra che l’Italia non conosca questo sentimento. Secondo il Rapporto mondiale della Felicità, redatto dal Sustainable Development Solutions Network, organismo dell’Onu, l’Italia non è un paese felice. Questo organismo analizza la situazione di 156 Paesi nel mondo e stila una classifica della felicità, che non corrisponde necessariamente al benessere economico del paese e al PIL, ma anche l’aspettativa di vita in buona salute, il supporto sociale (l’avere qualcuno su cui contare), la libertà nelle scelte di via, la generosità, l’assenza di corruzione, la capacità di divertirsi, ridere e sentirsi spensierati. Non ci si stupisce più di tanto a trovare sul podio Danimarca, Svizzera e Islanda, e l’Italia al 50esimo posto, superata dall’Uzbekistan, dal Nicaragua e dalla Malesia.

Inoltre si è riscontrato un calo nella valutazione media nei paesi dove recentemente si soffrono un insieme di tensioni economiche, politiche e sociali, e infatti casualmente troviamo l’Italia, la Grecia e la Spagna. Niente di nuovo sotto il sole, come si può provare un senso di sicurezza e serenità se l’organo governativo, che è colui che dovrebbe garantirti ciò, ti delude e “tradisce”? In più quest’anno, per la prima volta, il Rapporto sulla Felicità affida un ruolo speciale alla misurazione e le conseguenze della disuguaglianza nella distribuzione del benessere. E qui capita a fagiolo la frase “piove sempre sul bagnato” o “i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri”, forse è anche questione di pessimismo ma questo pessimismo è talmente radicato nella nostra società da diventare quotidianità.

Siamo una società senza fiducia, e lo dimostrano i due fattori che più hanno inciso sui risultati che riguardano il nostro paese sono la disoccupazione giovanile e la corruzione. Due capi saldi delle notizie principali dei mass media e delle conversazioni da bar. Perché alla fine se siamo tristi è anche colpa nostra, che non tentiamo neanche di migliorare la situazione. Se qualcuno ride per strada viene guardato come un pazzo, ma allora facciamoci una domanda: vogliamo davvero essere felici o nonostante tutto ci accontentiamo di questa situazione di grigiore e malessere generale, che non sarà la disperazione del Burundi che in classifica è arrivato ultimo, ma quell’accidia di chi ha di che sopravvivere, ma conduce una vita monotona senza un scopo e senza un sorriso. Forse dovremmo provare a sorridere di più, a ridere di più, a crederci un po’ più matti e forse la situazione potrebbe migliorare; perché, citando Oscar Wilde, “la felicità non è avere quello che si desidera, ma desiderare quello che si ha”.