Tutte le mattine ci ritroviamo nel chiostro per la lettura dei quotidiani, una bella abitudine consolidata qui al COLORcampus. Ogni COLOR è chiamato a scegliere un articolo, leggerlo e renderlo suo a tal punto da esporlo senza alcuna difficoltà, coinvolgendo i compagni e seguendo le regole del public speaking.
Di seguito gli articoli scelti e rielaborati dai ragazzi della COLORtroupe di oggi.

Christian (17 anni), “I suoi modelli eravamo noi”, Il Corriere della Sera.

New York è in lutto. Bill Cunningham, fotografo di moda di fama mondiale, si è spento il 26 Giugno 2016 all’età di 87 anni. Era originario di Boston, si trasferì a New York dopo la sua infelicissima esperienza ad Harvard come cappellaio per signore dell’ Upper East Side. Cunningham non si limitava soltanto a fotografare sfilate di moda, ma gironzolava per le vie di New York sfrecciando sulla sua bici e immortalando i look più interessanti. Il suo look, invece, era molto sobrio: giacca blu da netturbino di Parigi, pantaloni color cachi e scarpe nere dalla suola di gomma. Dormiva su una barella dentro uno sgabuzzino e portava con sé uno strano carattere che gli impediva di accettare collaborazioni con il New York Times, perché odiava avere un “padrone”. Gli dedicarono persino un documentario, ma lui non si presentò in sala per guardare il tributo a lui dedicato e per fotografare gli altri invitati mentre sfilavano sul tappeto rosso. La vita e la carriera di questo singolare artista sono state stroncate improvvisamente da un ictus.

 

Elia (16 anni), “Dopo mezzo secolo torna la Rimini sul Po”, La Repubblica

Tanti anni fa all’inizio della stagione estiva il Po era asciutto, ma a causa delle piogge di giugno il livello del fiume si alzava, e di molto. Diventava una delle mete più belle per la villeggiatura, le famiglie arrivavano da diverse parti, sia in motorino che in bicicletta, per trascorrere sulle sue rive le giornate estive. C’erano diverse spiagge con alcuni punti ristoro che cucinavano piatti tipici, come ad esempio gli gnocchi, e si vendevano anche dei gelati e dei ghiaccioli. Inoltre, gli ombrelloni che affollavano le rive non erano a pagamento. Vi erano altalene e scivoli con cui i bambini potevano giocare, e per i più grandicelli c’era un campo da beach volley.  La spiaggia era frequentata persino  da Mina, al tempo non ancora famosa. La sera, poi, si facevano le feste in spiaggia dove si ballava e si cantava fino alle 2 di notte. In questi ultimi anni sta ritornando di moda andare a fare il bagno al fiume, esattamente come cinquant’anni fa le famiglie e i giovani decidono di affrontare la calura estiva rifrescandosi sulle rive del primo fiume italiano.

 

Mariagiovanna (14 anni), “Siamo a caccia di utopie. Nella scuola dei creativi che inventano il futuro”, La Repubblica.

Frequentate la scuola superiore e vi sentite ricchi di cultura e sapere? Sappiate che ciò non è assolutamente possibile, infatti durante il percorso di  vita si ha sempre occasione di conoscere e apprendere cose nuove ed innovative. Anche durante la l’università si possono avere diverse possibilità e questa che segue ne è una.

A Treviso, per la prima volta dopo ventidue anni, tornano alla Fabrica, associazione fondata nel 1994 da Luciano Benetton, duecento ex studenti. Per poter partecipare, proprio come noi COLOR, bisogna affrontare diversi passaggi dopo i quali vengono selezionati una trentina di ragazzi e ragazze di età minore ai ventisei anni tra oltre le 1200 domande ricevute. Fra gli studenti che hanno partecipato vi sono rinomati nomi come Elena Favilli, famosa giornalista, e Andy Perenter, importante designer. Si può pensare di essere molto competenti, poi una volta arrivati in questa “palestra” di giovani ed aspiranti arredatori, musicisti e fotografi la maschera inizia a calare: si troverà sempre qualcuno più bravo e più sveglio da cui si potrà avere l’occasione di imparare.

Ho scelto questo articolo perché l’organizzazione dell’ associazione “Fabrica” è molto simile a quella del COLORcampus. Noi ragazzi, selezionati tra molti altri provenienti da tutta Italia, ci troviamo qui a Loano pieni di sogni e aspirazioni nel cuore che si realizzeranno solo se saremo sempre curiosi di apprendere.

Sono tante le possibilità che ci vengono offerte, sta a noi saperle sfruttare nel migliore dei modi.

 

Maria Laura (16 anni), “Così ha vinto un sovranismo ammuffito”,  Corriere della Sera

L’articolo che ho scelto è preso dal Corriere della  Sera e affronta un tema attualissimo  che si scontra con il futuro di tutti i giovani. Il titolo riassume chiaramente il punto di vista dell’autore, il saggista e filosofo Levy. Ciò di cui parla è Brexit, termine derivato dall’ unione di due parole, Britain e Exit, per intendere l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Ebbene, la Gran Bretagna ha scelto il SI, quello che nessuno si aspettava. Ha vinto “l’ Inghilterra ammuffita sull’Inghilterra aperta al mondo”  e non solo, è la vittoria di coloro che si schierano sulla sponda del populismo: Donald Trump in America, Le Pen in Francia, il Movimento 5 stelle in Italia e nel resto del mondo con gli estremisti violenti.

E’ la rivincita di coloro che dentro si sentono grandi, ma nella realtà effettiva sono solamente “piccoli omini”, convinti di fare un favore alla propria terra, che la loro sia l’unica scelta giusta.

Certamente, l’ Europa di oggi è cambiata rispetto alle aspettative e sogni dei nostri avi, bisogna che l’Europa dopo questa terribile scossa che minaccia la sua unità reagisca rialzandosi più forte di prima, ancora più unita per iniziare a correre senza mai fermarsi verso un futuro più sereno per le nuove generazioni, altrimenti del domani non rimarrà nulla se non il ricordo di un’Europa (apparentemente) coesa.

L’evento Brexit è un’altra pagina che verrà aggiunta ai libri di storia che i nostri figli sfoglieranno e studieranno. A parer mio, è un evento spiacevole per il mondo interno, e i dati parlano chiaramente: le borse crollano, la crisi avanza e la paura ricomincia a crescere nelle persone. “ Per un’Europa libera e unita”, è questo il titolo che Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi diedero al loro manifesto per promuovere una nuova realtà, la realtà Europa fondata su valori concreti della pace e della libertà. I nostri nonni, che vissero la guerra e la povertà e videro le proprie case distrutte e i loro parenti morire, sognarono una realtà migliore per i loro figli, basata sull’unità e la condivisione di valori. Il 24 giugno 2016 il loro sogno è stato infranto dal populismo che ha preferito allontanarsi dal progetto ideale dei nostri cari. Posso solo dire che un sogno è per sempre e non può essere infranto.

 

Alessandro (14 anni), “Miti e realtà sui robot che lavorano”, Il sole 24 ore.

L’Ocse ha previsto che nel 2017, nella maggior parte dei paesi dell’area, il tasso di disoccupazione dovrebbe ristabilirsi al livello pre-crisi, anche se in alcuni paesi, come l’Italia, questo obiettivo sarà raggiunto solo nei prossimi anni.

La rivoluzione digitale, come la rivoluzione industriale alla fine del Settecento, sta cambiando il mercato del lavoro: se prima nel montaggio di un auto erano impegnati dieci operai, ora c’è un robot che esegue il lavoro molto più velocemente. Una ricerca stima che entro 10 o 20 anni circa il 47% dei posti di lavoro potrebbe essere a rischio di automazione, anche se l’OCSE è più ottimista: secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ogni posto perso nell’industria verrà riguadagnato nei servizi e pertanto solo il 10% dei lavoratori perderà l’occupazione.

Secondo me, anche se molte persone perderanno il lavoro, durante la quarta rivoluzione industriale i robot potranno aiutare molto lo sviluppo dei paesi europei.