Tutte le mattine ci ritroviamo nel chiostro per la lettura dei quotidiani, una bella abitudine consolidata qui al COLORcampus. Ogni COLOR è chiamato a scegliere un articolo, leggerlo e renderlo suo a tal punto da esporlo senza alcuna difficoltà, coinvolgendo i compagni e seguendo le regole del public speaking.
Di seguito gli articoli scelti e rielaborati dai ragazzi della COLORtroupe di oggi.

 

Annarita (14 anni), “Brian May, astrofisico dei Queen: vi spiego in tv le minacce stellari”, di Stefano Laudi, Corriere della Sera

In questo articolo è stato intervistato Brian May, ex chitarrista deiQueen. Il casco di capelli che in passato agitava durante i concerti ora gli conferisce l’aria di scienziato pazzo. Racconta di essersi laureato con lode in Fisica: la sua grande passione nacque da bambino guardando le stelle da una terrazza in una periferia londinese.

La sua passione per l’astrofisica è cresciuta in parallelo a quella per la musica. All’inizio si chiedeva dove fossimo nell’universo, poi la musica gli esplose dentro suonando l’ukulele del padre, finché un giorno, osteggiato dai genitori, ha dovuto scegliere tra le sue due grandi passioni – scienza e musica. May, inoltre, spiega come ci sia un vero e proprio legame tra scienza e musica: pensiamo, per esempio, a Matt Taylor, l’astrofisico che ha guidato l’atterraggio della sonda Rosetta, e la sua nota passione per l’heavy metal. Infine, May conclude dicendo che abbiamo una sola vita ed abbiamo il diritto di misurarci almeno con due mondi.

Personalmente concordo col pensiero di Brian May. Penso, inoltre, che dobbiamo comunicare usando la forza delle immagini, scatenando l’istinto senza perderci in parole. Dobbiamo comunicare le nostre emozioni.

 

Chiara (14 anni), “addio a Bud Spencer, gigante buono del cinema”, La Stampa

Classe 1929, 86 anni, Carlo Pedersoli in arte Bud Spencer è scomparso ieri pomeriggio a Roma, circondato dall’affetto dei cari. Il figlio racconta che la sua ultima parola è stata “Grazie”.

Era amato da tutti, non solo per la carriera professionale, anche per la sua personalità. Veniva infatti definito “il Gigante Buono” per la sua imponente corporatura che però contrastava molto con il suo carattere, buono e gentile.

L’ultimo tributo internazionale risale allo scorso maggio, quando due superdivi come Russel Crowe e Ryan Gosling, nel presentare il loro nuovo film, hanno confessato la loro ambizione a raggiungere l’alto livello di Terence Hill e del nostro napoletano Bud Spencer.

Negli ultimi anni il Buon Gigante si lamentava di non essere stato abbastanza considerato nel mondo del cinema italiano, e dunque il tributo di Gosling e Crowe deve essere stata una delle sue ultime soddisfazioni. Affermava di non essere un simbolo nel cinema italiano e avvalorava questo suo pensiero basandosi sul fatto di non aver mai vinto un premio e non essere mai stato invitato a un festival.

Il primo film di Spencer, “Un eroe dei nostri tempi” del 1955, segnò il suo destino: chiuse con il nuoto e si dedicò alla recitazione. Era l’Epoca della “Hollywood sul Tevere”, il cinema nostrano risplendeva di talenti come il regista Federico Fellini, che chiese a Bud di partecipare ad un suo film.

Bud Spencer era un attore modesto, affermava infatti di essere solamente gradito dal pubblico e di non essere un superdivo come la maggior parte degli attori. Proprio per questo riuscì a costruire un percorso professionale nel nome dell’amore per il pubblico, amore che gli appassionati del suo cinema ricambiarono.

Questo grande uomo ha saputo divertire intere generazioni e conquistare il pubblico con la sua grandissima professionalità. La sua scomparsa segnerà in modo indelebile la storia del cinema italiano.

 

Francesca (13 anni), “Padova, un altro ghetto è stato possibile”, di Elena Lowenthal, La Stampa

Ho scelto questo articolo perché parla in breve della storia dei ghetti di Padova, molto importanti per questa città in quanto rappresentano l’integrazione che oltre duecento persone sono riuscite a raggiungere con impegno e perseveranza.

Tutto iniziò nella notte fra il 13 e il 14 maggio del 1943, quando i fascisti appiccarono un incendio che distrusse quasi totalmente la sinagoga: nessun giornale parlò dell’accaduto e nessuno venne denunciato, ma addirittura la comunità venne invitata al silenzio, a dichiarare che si era trattato di un cortocircuito.

Sembrava che tutto stesse per finire nel peggiore dei modi, ma non fu così: la Padova ebraica esiste ancora e di recente è stato anche creato un museo interattivo, dove «una generazione va e una generazione viene».

Questa piccola comunità padovana ha per secoli portato avanti il principio d’integrazione nella società e nel mondo esterno. Questo dialogo venne spesso ostacolato, ma fortunatamente ci sono stati degli episodi che hanno favorito la costruzione e il consolidamento del ponte tra la comunità ebraica e il resto della città, come il fatto che l’Università di Padova era l’unica in Europa ad aver accolto e laureato gli studenti «senza l’obbligo di dichiarazione di fede», quindi senza fare differenze.

Col passare del tempo ci sono state molte persone che hanno combattuto per «abbattere» l’iniziale muro che si era creato tra la comunità ebraica e l’esterno, senza però perdere se stessi e quindi rimanendo fieri delle proprie origini e della propria cultura.

 

Teodora (14 anni), “La poesia della vanità”, Corriere della Sera

Nel corso del tempo i poeti hanno avuto diversi punti di vista riguardo al tema della vanità.

Prendiamo come esempio il decadentismo: la vanità è vista come un soggetto e una sostanza d’amore; si arriva, in poche parole, ad “amare l’amore”, ad avere piacere non tanto nella persona quanto nell’amore stesso, l’amore vano. Un esempio brillante per capire meglio questo concetto decadentista è il Pascoli: in una poesia egli spiega come ami le nuvole proprio per il fatto che “sono vane”, le ama per la loro inconsistenza e caducità. E riflettendo un attimo, ci renderemmo sicuramente conto di come questi poeti, a volte, abbiano ragione.

Un altro esempio è la pessimistica leopardiana: secondo Leopardi, infatti, tutto è destinato a dissolversi,  incluso l’amore. Andrea Rigoni è autore di un bellissimo libro, intitolato  “Vanità”, che comprende il pensiero di numerosi  autori riguardo questo tema: sono descritte la vanità sublime del Leopardi, quella superficiale del periodo della caducità, oppure il concetto esattamente opposto presentato da Cioran, che considera la vanità come “una maschera atta a simulare un dolore, esibendosi nella sua falsa emozione e facendo supporre dolorose profondità dissimulate nel mondano cinismo”.

Ma in letteratura non esiste giusto o sbagliato, ed è un piacere poter gustare queste diverse, talvolta opposte, realtà, come fossero diverse specie di un unico fiore: lo stesso, ma che si presenta in infinite sfumature.

 

Matteo (20 anni), “Ecco COZMO: Il piccolo robot in grado di capire le emozioni”

Se sorridi ricambia, se piangi ti consola: tutto questo è il nuovo ROBOT della Anki, un’azienda nata nel 2010 nei pressi della Silicon Valley che mira a rivoluzionare le nostre vite con un’oggetto alquanto curioso. Il suo nome è COZMO ed è un piccolo Robot a forma di escavatore capace di capire le emozioni della persona vicino a lui grazie ad una piccola camera posizionata sul suo viso. COZMO è il primo droide sul mercato ad aver integrata una A.I. (Artificial Intelligence) capace di comprendere tramite un algoritmo visivo i cambiamenti dei muscoli facciali e di conseguenza rispondere con l’emozione più adeguata. COZMO ha integrata una scala di emozioni da 1 a 10 dove può scegliere in base ai dati acquisiti. Proprio per queste sue caratteristiche il grande fisico Stephen Hawking ci mette in guardia dalla possibilità di una nuova SkyNet, ovvero il robot assassino del film Terminator, e per questo la stessa Google vuole creare un Bottone di Reset in caso di un malfunzionamento del sistema A.I. Tutto questo fa parte delle precauzioni che le aziende vogliono prendere non solo nei confronti degli utenti, ma anche per la sicurezza mondiale. COZMO mira ad entrare nel mercato USA al prezzo di 159$ per diventare il giocattolo 2.0 del prossimo futuro e per questo gli sviluppatori hanno voluto dare un tocco creativo al proprio prodotto rifacendosi all’immaginario dei cartoon e chiedendo aiuto alla PIXAR e al Team di sviluppo di Wall-E, che hanno reso COZMO più bello ma soprattutto più vicino ad una forma umana.