IMG_0028L’Esposizione Universale di Milano cala il sipario e lascia dietro le quinte alcuni interrogativi sul futuro della vasta area espositiva.

Sono in molti a chiedersi quale sarà la sorte dei padiglioni che per mesi hanno affascinato e stupito milioni di visitatori, tanto da giustificare code infinite davanti al loro ingresso.

Tra tutti questi dubbi c’è però un punto saldo. Se i padiglioni fossero demoliti, darebbero vita ad un immonda dimostrazione di spreco delle risorse: un messaggio di massima incoerenza per una manifestazione in prima linea nella lotta agli sprechi e che causerebbe di certo polemiche infinite.

Da contratto la Società Expo deve riconsegnare ad Arexpo lo spazio adibito all’Esposizione, pulito e libero entro il 30 giugno 2016. A questo proposito sorge spontaneo un altro interrogativo: chi pagherebbe il futuro smantellamento dei padiglioni e chi garantirebbe la sicurezza necessaria?

Il commissario Giuseppe Sala ha reso noto che spetterà ad ogni Paese decidere cosa fare del proprio padiglione e che dal mese di novembre ci saranno tutte le condizioni per smontarli. Di certo però, se un paese decidesse di lasciare a Rho il proprio padiglione dovrebbe adoperarsi a sopperire al più presto ad alcune evidenti criticità: ad esempio il fatto che i padiglioni non siano riscaldati e non siano più dotati di quei servizi accessori necessari per essere fruiti dal grande pubblico.

Al momento le uniche certezze arrivano da quei paesi che hanno concepito i loro padiglioni già con un’idea ben precisa del loro futuro, come ad esempio è il Principato di Monaco che destinerà i container colorati alla Croce Rossa per farli diventare una loro sede operativa nel Burkina Faso.

IMG_2643In questi giorni post chiusura, si susseguono varie ipotesi. Le più accreditate riferiscono che l’Albero della Vita, simbolo di EXPO Milano 2015, resterà nel sito espositivo dove, con i suoi spettacoli, ha incantato visitatori su visitatori. Avranno la stessa fortuna il padiglione Italia, che ospiterà eventi e spazi espositivi istituzionali per rappresentare lo Stato e il Governo Italiano, e il padiglione Zero con il suo percorso visionario sulla storia dell’uomo e del cibo.

Nel sito dovrebbe inoltre sorgere la Cittadella dell’Innovazione, un polo che ospiterà un parco tecnologico, facoltà universitarie ad indirizzo scientifico e le start-up (aziende incubatrici di idee innovative).

Speriamo che l’impegno virtuoso dimostrato dal nostro Paese in questa manifestazione si mantenga alto, per far sì che non sia il degrado a prendere il sopravvento, ma che le varie ipotesi di questi giorni diventino realtà.

Perché così, anche le tante risorse umane che hanno reso possibile il successo di EXPO, potranno essere reimpiegate. EXPO avrà così centrato il suo obiettivo anche dopo la chiusura dei suoi battenti. Perché la Carta di Milano rappresenta sì l’eredità culturale di EXPO in cui ogni cittadino riconosce la propria responsabilità sociale del diritto al cibo e dell’utilizzo sostenibile delle risorse del Pianeta, ma non ci si deve dimenticare del diritto al lavoro, perché la sostenibilità di un Pianeta si può mantenere solo garantendo anche questo diritto fondamentale!