Feliciana redattore per “Cultura”

feliciana

Feliciana

20 anni

Università “Alma Mater Studiorum”- Bologna

 

 

Da dove vieni e dove vuoi andare?

Quando mi si chiede da dove io provenga la mia mente inizia quell’élan verso l’infinito e oltre che solo l’immagine di una immensa distesa acquosa può, giustappunto, ben rendere.

Esatto, io vengo dal mare, da quel mare Calabrese che un giorno vorrei percorrere a nuoto per diventare un Magistrato “coi baffi” in Sicilia, lo stesso mare che mi ha insegnato a scrivere delle sue onde e a leggere tra i leggeri solchi che tratteggia la schiuma una volta a contatto con la battigia.

Qual è il tuo personale contributo a COLORnews?

Ho conosciuto un Grande uomo circa un anno fa che mi ha insegnato che è ogni giorno Natale quando si lotta per ciò che si vuole diventare e si sorride per quello che ci piace fare; e per me Natale è ogni volta che prendo qualsiasi cosa possa tracciare un segno che sia possibile posare su qualsiasi cosa si presti ad essere segnata, dal segno di cui prima parlavo.

Il mio impegno in questo nuovo progetto vorrà essere quello di far sentire il Natale che ho dentro quando scrivo e condividere insieme la gioia di questa mia (ri)nascita per mezzo dell’inchiostro.

Cosa ti aspetti dall’esperienza di COLORredattore?

Mi aspetto il confronto e la condivisione che sono alla base della crescita di ognuno di noi Color; sarà un piacere condividere le mie idee e soprattutto imparare dagli altri redattori perchè, come mi piace ricordare, è una vittoria mettersi in gioco; ed ogni esperienza nuova, piacevole o alle volte spiacevole è capace di lasciarci qualcosa che volenti o nolenti ci farà crescere.

La mia idea di mondo…

“Celui qui regarde du dehors à travers une fenêtre ouverte, ne voit jamais autant de choses que celui qui regarde une fenêtre fermée. Il n’est pas d’objet plus profond, plus mystérieux, plus fécond, plus ténébreux, plus éblouissant qu’une fenêtre éclairée d’une chandelle. Ce qu’on peut voir au soleil est toujours moins intéressant que ce qui se passe derrière une vitre. Dans ce trou noir ou lumineux vit la vie, rêve la vie, souffre la vie.

Par-delà des vagues de toits, j’aperçois une femme mûre, ridée déjà, pauvre, toujours penchée sur quelque chose, et qui ne sort jamais. Avec son visage, avec son vêtement, avec son geste, avec presque rien, j’ai refait l’histoire de cette femme, ou plutôt sa légende, et quelquefois je me la raconte à moi-même en pleurant.

Si c’eût été un pauvre vieux homme, j’aurais refait la sienne tout aussi aisément.

Et je me couche, fier d’avoir vécu et souffert dans d’autres que moi-même.

Peut-être me direz-vous : « Es-tu sûr que cette légende soit la vraie ? » Qu’importe ce que peut être la réalité placée hors de moi, si elle m’a aidé à vivre, à sentir que je suis et ce que je suis ?”.

(Charles Baudelaire-Le Spleen de Paris).