Sabato 5 marzo ho avuto la possibilità (e il privilegio) di partecipare ad una conferenza dell’Università di Pavia riguardante la missione “Futura” dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), ossia un progetto che ha permesso all’astronauta italiana di raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per condurre vari esperimenti commissionati da varie università Italiane, fra cui ovviamente quella di Pavia.

L’incontro è iniziato con la presentazione del CHT, acronimo di “Centre for Health Technologies”, un progetto che punta ad unificare le maggiori istituzioni mediche, di ricerca e ospedaliere, a Pavia in un unico centro per lo sviluppo di tecnologie per la cura di patologie. L’obiettivo, stando a quanto dichiarato dal professore e ingegnere Riccardo Bellazzi, uno dei responsabili del progetto, è di rendere Pavia città Leader a livello europeo e mondiale nella ricerca in campo medico.

A questo scopo l’Università ha colto un’importante occasione: l’Italia ha avuto la possibilità di mandare un proprio rappresentante nello spazio al quale potevano essere affidate delle mansioni di ricerca scientifica a bordo dell’ISS, così il dipartimento di medicina pavese ha elaborato un esperimento (che è stato approvato prima a livello nazionale e poi europeo) sullo studio dello sviluppo dell’Osteoporosi in condizione di assenza di gravità. L’intera fase di progettazione iniziale e studio dei risultati è stata ed è tutt’ora seguita dalla dottoressa Livia Visai, responsabile dell’intero esperimento.

Successivamente sono intervenuti Gabriele Mascetti e Fabrizio Carrai (Responsabile dell’azienda che si occupa della progettazione e realizzazione di equipaggiamento extra-orbitale per conto dello Stato Italiano) spiegando che ruolo ha l’Italia nelle spedizioni spaziale e in che modo vengono seguite a terra le attività degli astronauti impegnati nelle attività di ricerca e lo scopo della missione “Futura”, alla quale la nostra astronauta Samantha Cristoforetti ha avuto la possibilità di partecipare.

Proprio quest’ultima, entrando in sala con una sorta di “effetto sorpresa”, seguita da giornalisti e accompagnata dal rettore dell’Università di Pavia, il Prof. Fabio Rugge, ha parlato della sua esperienza nello spazio della durata di ben 200 giorni (per la precisione 199 giorni e 17 ore, ma all’astronauta “non piacciono i numeri difficili”, come lei stessa ha affermato). Si è soffermata su diversi episodi del suo viaggio, mostrando foto e coinvolgendo anche i bambini presenti. Ha poi parlato anche della sua storia personale dando consigli a noi giovani rimarcando più volte un concetto: “se vi si presenta l’occasione, andate a studiare all’estero senza esitazione”, queste sono state le sue parole.

L’astronauta, simpatica ed estroversa, ha concluso parlando brevemente della futura missione su Marte, alla quale si sta preparando, pur dicendo di essere molto scettica riguardo alla reale possibilità di mettere piede sul Pianeta Rosso.

Questa è stata per me un’importante opportunità per conoscere meglio ciò che accade “sopra le nostre teste” e di che cosa si occupano questi personaggi a metà fra il mito e la realtà. Mi è spiaciuto non aver avuto la possibilità di chiedere direttamente a Samantha il fuso orario utilizzato a bordo della stazione spaziale: quello di Greenwich oppure quello del centro di controllo di Houston?