I visori per la “Virtual Reality” stanno diventando il trend del 2016, ma c’è ancora qualche scetticismo. La soluzione? Light Field Stereoscope.

I modi per immergersi nella realtà virtuale disponibili al giorno d’oggi sono molti: si parte dal più economico “Google Cardboard”, un supporto di cartone che regge un paio di lenti da usare in accoppiata con uno smartphone, fino ai più costosi Oculus Rift, HTC Vive, Playstation VR e Samsung Gear VR, definibili come visori completi per la realtà virtuale.

Chi ha avuto modo di provare anche solo uno dei prodotti sopraelencati ha avuto modo di esprimere un proprio parere sulla straordinaria esperienza di immersività che ha potuto sperimentare, a patto di essere disposto a convivere con diverse sensazioni, fra le quali nausea, mal di testa, vertigini.

La Stanford University ha iniziato a lavorare per risolvere i problemi e ha presentato un prototipo di visore che sfrutta la “Light Field Stereoscopy”, una tecnologia che promette di essere il futuro dei supporti per la Virtual Reality.

La tecnologia impiegata consente, grazie a due display a cristalli liquidi opportunamente distanziati fra loro, per modificare campo e direzione delle onde luminose per renderle del tutto simili a quelle che sperimentiamo nella vita reale.
Questo permetterebbe di poter mettere a fuoco l’immagine in maniera naturale, senza sforzi, contribuendo nella creazione di un effetto di immersività completa.

Secondo le dichiarazioni di Nvidia (società produttrice di processori grafici) e dell’Università responsabile della ricerca, questa tecnologia potrà essere utilizzata e resa disponibile a livello commerciale a partire dal 2018.

Sarà questa la chiave della Realtà Virtuale?