A questa domanda mi vengono subito in mente due risposte diverse e contrastanti. Da un lato ritengo completamente sbagliato e privo di pudore sbandierare ai quattro venti episodi di vita privata. Non è soltanto questione di privacy, ma anche di decoro nei confronti propri e di quelli del pubblico.

Qualche giorno fa, facendo zapping tra i programmi televisivi mi sono fermata su un canale TV abbastanza noto tra il genere femminile e sono rimasta disgustata dalla serie televisiva che trattava di malattie imbarazzanti. Sono rimasta scioccata dal fatto che ci siano persone che dopo essere guarite da una malattia rarissima, vadano a spiattellarla in televisione. Si tratta di malattie imbarazzanti che magari non osi neanche raccontare ai tuoi parenti, ma, per contrapposizione, ne parli al mondo intero. La cara vecchia coerenza dove è finita? Sembra essere passata di moda.

Perché in un mondo dove la tecnologia comanda il cervello di sempre più persone, questo crea anche una patina di solitudine e depressione nella gente che, per sentirsi meno sola, cerca la compassione di chi non conosce nemmeno. Si tratta solo del mio umile parere che riuscirei a cambiare se mi venissero presentate valide tesi.

Ma questo spettacolo offerto dalle vicende personali potrebbe avere un risvolto della medaglia e un lato positivo. Potrebbe essere il mezzo di espressione di chi non riesce più a tenersi tutto dentro o potrebbe essere il miglior modo per informare la gente e metterla all’erta.

Ad esempio, programmi televisivi che mostrano l’esistenza e la tristezza giornaliera di persone obese che vivono nella difficoltà e che cercano di recuperare parte della loro vita tentando di perdere peso, potrebbero essere il campanello d’allarme dell’obesità che si sta diffondendo sempre più nei paesi ricchi. Vedendo determinate condizioni di vita la gente potrebbe ricominciare ad adottare la giusta dieta alimentare e le buone abitudini. Programmi come questi potrebbero avere un’utilità, mentre altri come quelli che servono per far riappacificare familiari e amici e quelli in cui si racconta la vita delle persone, a parere mio, hanno esclusivamente funzione di dare spettacolo.

Eppure questi programmi registrano giornalmente un elevato numero di ascolti e ciò dimostra il loro gradimento da parte del pubblico che evidentemente predilige occuparsi dei problemi altrui piuttosto che dei propri o che vuole avere la certezza che ci sia qualcuno che si trovi in condizioni e difficoltà peggiori dei propri. E questo li fa sentire meglio. Enorme è il lavoro psicologico fatto dai produttori di questi programmi che, lavorando sul disagio e sull’insoddisfazione della gente, guadagnano grandi somme di denaro.

Siamo soggetti tutti i giorni a un bombardamento continuo di informazioni di ogni genere e tocca a noi riuscire a filtrarle con il pudore, la coerenza e il senno. Altrimenti, tra qualche anno, in che mondo vivremo?