Bacino di Nettuno, terra di Atena,

culla di cultura e di storia.

Crocevia di popoli,

mare di porpore, cedri,

ori e morti gloriose.

I giganti pietrificati,

che si ergono silenti

sull’aspra scogliera maltese,

ricordano un atavico passato.

Teseo, negli angusti

cunicoli di Creta torrida,

affrontò il mostro semiferino.

Da Ilio, dalle maestose mura,

partì trionfante quel “nessuno”,

che il dio dell’acque sfidò ardito.

Atene eterna, tu fosti

fulgida di menti e di bellezza.

Sparta, la prescelta di Ares,

insaziabile di gloria

anch’essa.

Le guardinghe triremi fenicie

scivolavano silenziosamente

sul mare infuocato al tramonto.

E venne Roma l’imperatrice,

che costruì il suo impero,

il Mare Nostrum,

strappandolo alla figlia punica.

I templari

col crocifisso stretto in mano

solcavano i tuoi mari

per combattere i turchi

irti sulle torri di Gerusalemme.

Sulle tue coste sono nate

le idee d’indipendenza e di libertà,

hanno spodestato despoti.

Le tue genti,

amanti della filosofia

e della libertà

hanno potuto

vivere in te e con te,

mare di sapere, abbondanza e pace.

Ora

il mar non è più quello

d’un tempo.

È mare di vergogna,

tomba di corpi

privati d’umanità,

come bestiame

trattati senza pietà,

mentre gridavano

a una vita migliore.

Se si potesse ritornare

al fulgido passato…

se si potesse sperare

in un altro futuro…