“In ogni essere umano c’è l’istinto primordiale di aiutare il prossimo…Se un escursionista si perde tra le montagne, verranno organizzate delle ricerche. Se un terremoto distrugge una città, arriveranno rifornimenti da tutto il mondo. Questo istinto è presente in ogni cultura, senza nessuna eccezione.”

Un Uomo, un pianeta, un solo obbiettivo, SOPRAVVIVERE. Arriverà quel momento, dove non potrai far altro che pensare: “bene è così che morirò”. Un intero pianeta, impegnato in un solo obbiettivo, salvare l’astronauta Mark Watney, rimasto solo e perso sulla superficie di Marte.

Ovviamente penserete che questa sia la solita tragedia spaziale/fantascientifica, scritta dal solito nerd, ma non è così. Questo scritto, storia, o come vorrete chiamarla è la ipotetica “simulazione”, di cosa succederebbe se un essere umano rimanesse “intrappolato” in un pianeta sterile e deserto da milioni di anni. Non solo dovrai affrontare le impervie del clima marziano ma dovrai fare i conti con la mancanza d’ossigeno e d’acqua, cose che rappresentano un lontano ricordo per il piccolo pianeta rosso.

Nel romanzo convertito in pellicola sul grande schermo, ritroviamo Matt Damon, come protagonista di questo “western” moderno su Marte: intrappolato nel campo della missione “Ares 3”, troverà in maniera, parecchio ingegnosa, soluzioni per sopravvivere. La particolarità di questo personaggio è, che per quanto possa essere stato “sfortunato” o distratto, prenderà il tutto sempre nella maniera più positiva possibile.

Da botanico, a ingegnere, da singolo astronauta a rappresentante di tutta l’umanità nella grande conquista di un pianeta.

Si diceva, che se qualcuno coltivava qualcosa in una terra sconosciuta, allora l’aveva colonizzata, pensate ad un botanico che si ritrova a coltivare patate a più di 225 milioni di km da casa, generando addirittura acqua liquida, attraverso un sistema di catalizzazione del propellente, atto al

movimento complesso delle manovre nelle astronavi. A mio parere un genio.

Trovatosi a dover sopravvivere per più di un anno sul pianeta rosso, non smetterà mai di sorridere, creando e registrando ogni giorno un diario digitale, dove contava i così chiamati Sol. Non smetterà di scherzare nemmeno quando dovrà ingegnarsela per tornare a casa, partendo da Marte con una nave, talmente modificata dalla Nasa, che durante le comunicazioni, Watney si troverà a fare la seguente battuta: “La NASA ha intenzione di spararmi in orbita su una “decappottabile” truccata”.

Dall’altro lato, ovvero sulla Terra, riscontriamo il valore detto in precedenza, quando vedremo un intero pianeta, preoccupato per uno dei suoi “figli”, impegnando risorse inimmaginabili e, arrivando a coinvolgere per fino la lontana Cina, la NASA riuscirà a portare a termine la missione di salvataggio, che si era prefissata durante l’ultimo anno.

Un film unico, pieno di colpi di scena, che ti terranno non dico attaccato, ma “incollato” al sedile del cinema, una “tragedia” con i fiocchi in ogni dettaglio, dalla trama, scritta da un ex astrofisico della NASA (Andy Weir), all’ambientazione, che tiene conto di ogni particolare del testo originale, una adattazione del set cinematografico, che ti farà vivere in “prima persona” la sublime emozione di stare su un altro mondo.

Se veramente si vorrà in un futuro andare su Marte, consiglio vivamente di leggere questo libro e di vedere la versione cinematografica, perché potrebbe addirittura salvarti la vita.

Ricordate di non lasciare mai niente per scontato, il minimo dettaglio, come abbiamo visto con il nostro sfortunato astronauta, può arrivare a salvarti la vita oppure ucciderti.

…Buona Fortuna per i vostri futuri viaggi…