James Logan Howlett, o semplicemente Wolverine, personaggio interpretato dal famoso attore australiano Hugh Jackman, ha rappresentato nell’universo Marvel, come nel nostro, un pilastro che sfida ogni legge della realtà umana. Egli è un mutante, caratterizzato dal famoso gene X, che nel suo caso gli conferisce “l’eterna rigenerazione”, che noi intendiamo come l’immortalità. In grado di curare qualunque danno possa subire il suo corpo, è rimasto quello che noi potremmo definire, un soldato senza tempo.

LA STORIA

Canadese di umili origini, e con una storia famigliare del tutto contorta, quale terminerà in tragedia, cosa appunto che gli permetterà di capire la sua vera natura. Tale istinto primordiale, lo porterà a scappare insieme al fratello Victor, negli stati uniti, dove inizierà la sua vita militare, che passerà per tutte le epoche più tragiche della nostra storia. Dal campo di battaglia della guerra di secessione, alle mitragliatrici e trincee della prima guerra mondiale, dallo sbarco in Normandia, alle battaglie nel Vietnam, dove realmente questa natura, che potremmo definire “animalesca”, prenderà il sopravvento, quando questi, verranno rinchiusi per “tradimento”.

Le scelte di vita e determinate azioni, che non potrebbero essere nemmeno descritte per l’atrocità, che esse presentano, lo porteranno a separarsi dal fratello e al ritornare in patria, chiamato dal desiderio di una vita normale, della formazione di una famiglia e della serenità dei boschi canadesi…

…Nulla resta invariato, e ciò che per sei anni rimase calmo, dovette cedere al ritorno del caos, dei ricordi che mi tormentano tutt’ora. Ogni cosa che avevo costruito in questi ultimi anni, venne distrutto come se non fosse mai esistito, eppure qui non mi conosceva nessuno, nessuno poteva immaginare quanto distruttivo poteva essere una rimpatriata di “famiglia”, per essere ironici. Dal nulla egli tornò (riferito al fratello), prendendo la cosa che più cara mi era rimasta al mondo, cosa sarebbe stata la cosa più giusta, se non ricadere in quel istinto che mi accompagna fin dalla nascita, istinto di rabbia e sete di sangue che imparai vivendo con lui…

…Combattemmo, parola che ancora adesso mi risuona nella mente, quando rivedo quegli istanti in cui nel vero senso della parola ci distruggiamo a vicenda, venni tagliato infilzato e schiacciato da più di dodici tronchi, senza parlare dei miei artigli che vennero distrutti. Non ricordo molto di quel periodo, oltre al dolore che dopo quella lotta mi aspettò, per quanto possa rigenerarmi, il dolore lo soffro come tutti voi. Scelsi la via della vendetta, che mi portò al Dolore e alla Sofferenza, mai patita da nessun uomo o mutante, per poter vincere e superare qualunque ostacolo, dovevo diventare indistruttibile, e dovevo tornare ad essere un “animale”. Ricordo ancora la vasca in cui venni immerso, i visi dei generali, che mi fissavano come chissà quale esperimento da laboratorio e gli aghi roventi che mi penetravano e distruggevano il corpo, come martelli a percussione pneumatica, mentre iniettavano una lega metallica, che poco a poco, ricoprì ogni centimetro delle mie ossa, e di quelli che una volta erano stati i miei artigli, e con tutto questo, la mia mente mi “proiettava” i ricordi in cui il dolore lo infliggevo io stesso alle persone, le scene di tormento e di stragi, le mattanze, eseguite sempre sotto quel tetro cielo grigio, che ricordava il metallo che stava “invadendomi”. Dopo tutto questo, io mi spensi, vidi per ultimo il suo viso, Keyla, quella volpe d’argento, che con il suo sorriso, mi aveva riempito le giornate di luce e speranza, e poi il buio, quando la sua voce mi sussurrò per l’ultima volta che non ero un animale…

Questo è stato il tratto della vita di Logan, più significativo, tratto dal film Wolverine: le origini, il punto da dove è possibile definirlo finalmente Wolverine, nome nato da un’antica leggenda tribale canadese, sul mito della Luna.

Cosa ci porta realmente a cercare la pace? Avendo visto anche le atrocità, che aumentarono con la successione delle guerre, quale sarebbe il sentimento che realmente ci porterebbe alla pace?

La risposta resta nel fatto che ogni uomo, per quanto possa vedere il basso, alla fine tenderà per un 90%, a cercare una maniera per tornare in una dritta via. La cosa che vi chiedo, è di tentare di immaginare di vivere la vita di questo personaggio, e poi alla fine rispondere alla domanda: che significa il dover vivere per sempre?

Notiamo come nella rabbia e nel dolore più assoluto, oltre che inimmaginabile, egli riesce finalmente a trovare la pace, o quello che noi definiremmo morte. Questa visione che egli ha della sua intera vita, fino a quel momento, non rappresenta come si dice di solito, la fine, ma viene presa dall’autore, secondo me come lo spunto per la rinascita. Anche se sembra che egli si sia lasciato andare dopo tutto il dolore patito, userà quella nuova rabbia, quel nuovo potere, quella nuova vita per intraprendere la ricerca più difficile dell’intero cosmo, la propria ragione di essere, la sua immortalità, la sua struttura fissa nel tempo, che non può variare, e forse anche alle risposte di determinati punti della sua vita.

X MEN

Il secondo punto che andremo a vedere, sarà dopo la trilogia di X Men, che esordì nei cinema di tutto il mondo, dal 1999 al 2004. Questa vicenda, divisa in tre lungometraggi, andrà a toccare superficialmente la vita di Logan, concentrandosi più sul conflitto uomo-ignoto, ma in quei determinati punti, che lo andranno a tormentare per parecchio tempo. Il fulcro del tutto, fu quando Logan s’innamorò della dottoressa Jean Grey, anch’essa mutante, ma del genere più complesso, ovvero quello della telepatia. L’amore, tra questi due personaggi si crea poco a poco durante la serie di pellicole, non arrivando mai veramente a una conclusione vera e propria, considerando il fatto che lei sceglierà la via delle “tenebre”, tradendo ogni ideale e principio che fino a quel momento aveva mantenuto in pace sé stessa con il mondo. Il punto di svolta sarà quando Logan si troverà a fare la scelta più difficile della sua intera vita: Jean o salvare il mondo dalla distruzione più assoluta. La scelta finale, e con la quale dovrà convivere per parecchio tempo, sarà il dover uccidere la donna, che per la prima volta era riuscita a “portar via” il battito ad un cuore immortale. Per quanto possa essere stato un amore impossibile, lui l’amava, e credo che in realtà avrebbe scelto lei, per quanto corrotta fosse arrivata ad essere.

Nella storia di ogni singolo uomo, esisterà sempre e solo una donna, collegata ad un sentimento unico ed indecifrabile, e per quanto la tua vita possa proseguire senza di lei, lei rimarrà sempre nel ricordo di quel grande sentimento che non potrà mai essere capace di ripetersi con nessun’altra.

Come vi sentireste se doveste uccidere la donna che più di ogni altra cosa avete amato?

…Perché continuo ad avere incubi? La sogno ogni notte, quei meravigliosi occhi color smeraldo, intonati al cremisi dei suoi capelli, in quella tanto leggera camicia da notte di color avorio, che sembra di per sé emanare la luce del firmamento. Questo rimpianto, mi tormenta in una maniera indescrivibile, lei rappresenta la vita che ho scelto di abbandonare tanto tempo fa, eppure ancora ogni notte, mi sveglio urlando il suo nome…non riesco a lasciarla andare.

Il mondo per me si fa sempre più buio, continuo a vivere, giorno dopo giorno, da moltissimo tempo, eppure a volte mi chiedo, a quale scopo?

Ovviamente la mia vita non poteva che migliorare, quando mi venne chiesto di andare in Giappone, al solo fine di salutare l’unica persona a cui avevo salvato la vita, il giorno in cui la bomba di Nagasaki, esplose. Il maestro Yashida, era solo un semplice soldato dell’impero Giapponese, quando in quel giorno, le sirene antiaeree, suonarono annunciando l’imminente apocalisse che le bombe americane avrebbero provocato.

Eppure egli non riuscì a mantenere la tradizione giapponese, quale doveva essere il suicidio, rimase immobile, a guardare la deflagrazione che stava bruciando e distruggendo ogni cosa, ricordo che ero in una prigione d’isolamento, scavata all’interno della terra come fosse un pozzo, dovetti uscire di corsa per andare a prendere il suo corpo immobilizzato dalla paura.

Non c’era più tempo e la deflagrazione stava già raggiungendo la parte delle prigioni, dovetti lanciarlo all’interno del pozzo, e coprirlo con il mio corpo. Quando la “tempesta di fuoco dell’inferno” ebbe fine, lui mi vide mentre il mio corpo, distrutto e martoriato dalle radiazioni e fiamme, si rigenerava, tornando come se niente fosse mai accaduto.…

…Quando lo rividi, la vivida immagine di quel giorno, tornò alla mia mente, come se fosse stato ieri, era su quel bizzarro, quanto tecnologico letto d’ospedale, collegato a decine di fili, quali tentavano con ogni forzo, per quanto inutile, di sottrarlo alla morte. Mi avvicinai, dopo che la mia “guida”, ovvero la nipote adottata di Yashida, mi obbligò ad indossare determinati abiti, di tradizione giapponese. Non l’avrei mai riconosciuto in quelle condizioni, corrotto e corroso ormai da tempo da quello che io avevo solo avuto incubi, la vecchiaia.

La cosa che più mi sorprese in quella notte, fu che non voleva solo un mio saluto o ringraziarmi, egli voleva farmi una proposta:

“Voglio offrirti qualcosa che nessun altro più darti, un dono pari alla vita che mi hai dato. L’eternità può essere una maledizione, non è stato facile per te, vivere senza tempo, le perdite che hai subito, un uomo può arrivare a non avere nulla per cui vivere, perdere ogni scopo, diventare uno Riunim, un samurai senza padrone. Io posso mettere fine alla tua eternità, renderti mortale, ciò che hai e ciò che sei, può essere trasmesso”.

Ovviamente, non sapevo cosa rispondere, ero venuto solo per salutare una persona che avevo conosciuto tanto tempo fa, ed invece mi sono ritrovato con una proposta assurda e del tutto senza senno. Quella stessa notte, Yashida morì ed io mi sentii alquanto turbato, quanto tormentato e giustamente, i miei incubi, quella sera non vollero lasciarmi tregua.

Durante il suo funerale, ci furono eventi del tutto inattesi, quando la mafia giapponese, interruppe il tutto, tentando rapire la nipote del maestro Yashida, Mariko, erede del famoso impero industriale tecnologico costruito da suo nonno, parecchi anni prima. Quel giorno dovetti combattere come non succedeva da tempo, ma sentivo che qualcosa non andava, infatti, quando una pallottola mi perforò il petto, sentii il dolore, ma per qualche ragione, non stavo guarendo, almeno non più come prima. Non riuscivo più a rigenerarmi…

Queste scene, tratte dal film di Wolverine l’immortale, ci presentano un insieme di eventi alquanto sconvolgenti per la vita di Logan. In questo lungometraggio, infatti noteremo un Logan più umano, quando dovrà proteggere per gran parte del film, il personaggio di Mariko. Dovrà fare i conti con sensazioni mai provate prima, come la stanchezza, la vulnerabilità e i difetti che può avere un essere umano, quali per esempio il tagliarsi il viso durante la rasatura.

Troveremo una parte in questa pellicola, che comunque farà riflettere, quando per un breve periodo di tempo, Logan sembra aver accettato di essere diventato umano. Fa pensare perché, una persona come lui, abituata a esporsi ai limiti dell’impossibile, con la consapevolezza di poter sempre tornare integro, dovrà confrontarsi con un dibattito interiore, tra il combattere per tornare ad avere quello che aveva, oppure passare la vita come un essere umano, vivere, innamorarsi, invecchiare e poi morire.

Nell’avanzare del film, noteremo comunque un’evoluzione in questo dibattito, con una via di mezzo, quando per salvare la ragazza di cui ha scoperto provare dei sentimenti contrastanti, dovrà tornare a combattere e capire la causa che blocca la sua vera natura da mutante.

EPILOGO

La scena terminale del film, non la riassumerò perché altrimenti rovinerebbe lo spettacolo di chi lo vedrebbe per la prima volta, possiamo solo dire, che come tutti, prima o poi si riesce a trovare il proprio scopo, e Logan, capirà che non può smettere di combattere, è un soldato e cerca quello che ogni soldato vuole, Giustizia.

Il destino volle che nell’era più buia della Marvel, anche il grande Wolverine se ne andasse. Nel marzo del 2015, perso definitivamente il suo fattore rigenerante, dovrà affrontare una corsa contro il tempo, prima che la morte “naturale”, dovuta alle radiazioni dello scheletro in adamantio dentro di lui, potesse “prenderlo”.

L’ultima sua azione, sarà quella che noi ricorderemmo come onorevole, in un laboratorio molto simile a quello in cui lui una volta fu trasformato nell’attuale mutante modificato, quando al posto di salvare sé stesso, egli sceglierà di salvare un giovane ragazzo, prossimo all’orribile dolore che era toccato a lui tempo prima. Per evitare che tutto potesse essere distrutto, e quindi la morte di decine di persone, dovette rompere le vasche di adamantio, utilizzando per l’ultima volta quegli artigli, che lo avevano accompagnato durante tutta la sua vita, e dai cui era partito tutto.

Gli ultimi momenti che si ricordano di questo immortale personaggio, sono le scene dei traguardi che durante la sua lunga vita aveva raggiunto, si era innamorato, era diventato direttore della scuola di mutanti, era stato in tutte le guerre della storia moderna ed infine era riuscito anche a sposarsi, una vita lunga e degna, che finalmente si spense, quando l’adamantio ormai indurito, che ricopriva il suo corpo stanco, scintillò per l’ultima volta alle prime luci del sole di quell’alba, che avrebbe visto il mondo privato di uno dei suoi più grandi eroi.