“You see, but you do not observe”, “vedi ma non osservi”. Questo ripeteva sempre il più famoso detective della letteratura, Sherlock Holmes, al suo compagno di avventure, il dottor Watson. Questo è ciò che ci ha ripetuto oggi al COLORcampus il COLORcoach Beppe durante il suo pianeta (che lui stesso ha re intitolato “Immagina&aziona”), a proposito della comunicazione attraverso il cinema.

Vi siete mai chiesti come osservate il mondo? O meglio, se lo osservate oppure se semplicemente lasciate scivolare il vostro sguardo distratto e superficiale su ciò che vi circonda, convinti di conoscerlo ormai bene.IMG_6233

Quanti di voi si ricordano la scritta delle insegne dei negozi che si affacciano sulla strada, o quanti di voi saprebbero dirmi di che colore aveva gli occhi la bambina che vi sorride per strada mentre andate a scuola?

La verità è che forse ci siamo stancati di osservare il mondo, perché, a dire il vero, non ci interessa più. Ci bombardano ogni giorno di notizie che riguardano disgrazie, sangue e corruzione e ci dimentichiamo di osservare le piccole cose belle che ogni giorno abbelliscono la nostra vita. Pensiamo di non trovare più nulla di interessante in ciò che ci circonda ed ecco che, per sconfiggere questa noia, entra in gioco il cinema.

Guardiamo i film perché vogliamo vivere per un attimo un’altra vita, entrare in relazione con i personaggi che ci sono sullo schermo e che in quel momento diventano nostri amici. Ma forse nessuno ha mai notato che, per citare il grande regista Hitchcock, “il film è la vita senza le parti noiose”. Quello che noi vediamo sullo schermo, non è altro che la nostra vita, i meccanismi che ogni giorno ci guidano, le nostre paure e i nostri punti di forza. Se ci sentiamo così vicini a un personaggio è perché ci riconosciamo in lui, vediamo la nostra vita nella sua vita.

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Per quanto mi riguarda, so bene quanto un personaggio non faccia altro che raccontare te stesso, solo da un punto di vista diverso da come di solito ci si vede. Quel momento in cui calano le luci, il rumorio confuso delle voci cala e il sipario si apre è il momento in cui l’attore e il personaggio si uniscono insieme per essere una cosa sola.

Perché alla fine, chi sale su quel palco, siamo noi.

Chi urla al pubblico tutta la sua forza siamo noi, con il nostro corpo, con il nostro viso, con la nostra voce che abbiamo prestato a quel personaggio con il quale dobbiamo trovare affinità per poter trasmettere al pubblico le stesse immagini che noi abbiamo in mente e le stesse emozioni che noi viviamo.

Perché in fondo, che sia cinema o teatro, entrambi mettono in scena lo spettacolo più bello di tutti, che è la nostra vita.

Di Chiara M.