29 giugno 2016

Questo pomeriggio nel campus di COLOR YOUR  LIFE noi COLOR e i COLORcoach abbiamo fatto una rilassante passeggiata lungo il Molo di Loano.

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Una volta arrivati lo stupore per il meraviglioso paesaggio era evidente: l’azzurro del cielo limpido si rispecchiava completamente nel mare cristallino, la spiaggia ospitava numerosi bagnanti che si godevano gli ultimi raggi di sole in tranquillità. Tutto il lato sinistro del lungomare era fitto di barche, e migliaia di fiori colorati ornavano un paesaggio già mozzafiato.

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Noi COLOR ci guardavamo intorno incantati, e attrezzati con fotocamere e videocamere abbiamo fatto il possibile per riprendere ogni angolo del molo.

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Indispensabile qualche foto con i COLORcoach, che giorno dopo giorno ci stanno accompagnando in questo percorso e con i quali stiamo instaurando un rapporto fantastico.

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Il legame tra noi COLOR sta migliorando velocemente, la timidezza iniziale che aleggiava nel gruppo sembra essere stata spazzata via dal venticello di Loano.

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Al ritorno ci sentivamo in pace e rigenerati: dopo una lunga giornata passata a sviluppare progetti, la passeggiata è stata la conclusione adatta. Dopo esserci velocemente cambiati, siamo scesi affamati giù dalle scale ed abbiamo cenato.

 

30 giugno 2016

A colazione finita, i ragazzi del COLORpress illustrano durante l’ora di public speaking gli articoli del giorno con i sapienti consigli della COLORcoach Sara.

Terminato il public speaking si inizia a girare!

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Il nostro COLORcoach Nicola prende infatti spunto dal progetto di un gruppo, che prevede la creazione di un videoclip, per darci una primissima infarinatura sul vasto mondo della regia cinematografica.

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Si è tutti entusiasti e un po’ imbarazzati alla selezione del cast per il video, incentrato sul bullismo, e occorreranno diverse comparse oltre ai protagonisti… Mi propongono il ruolo dell’ultimo figurante maschile e accetto!

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È incredibile quanto sia complesso anche solo girare l’inizio di un breve videoclip, tra inquadrature, scene, take e ciak. Tutti osservano da dietro le quinte ogni momento delle riprese e cominciano a farsi un’idea di quanto possa essere complessa la creazione di un film vero e proprio. Così il tempo trascorre in fretta: si è alle prime armi ed è facile commettere errori durante la creazione delle varie scene, tanto che senza accorgersene si arriva all’ora di pranzo. Affamati, tutti diretti alla mensa per rifocillarsi: anche il pomeriggio sarà impegnativo.

L’ora di tempo libero vola via ed ecco che si ritorna a lavorare ognuno sui propri progetti, con sano impegno, determinazione e voglia di fare.

 

Intervista  alla  COLORcoach  Sara!

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1) Che percorso di studi hai fatto per lavorare nel mondo del teatro?

La scuola che ho frequentato è stata la Paolo Grassi di Milano, che è una delle scuole storiche più conosciute sul territorio nazionale. Poi, come tutti gli attori, in realtà il percorso di studi non finisce mai, quindi è sempre un continuo aggiornarsi e formarsi.

2) Hai mai avuto esperienze cinematografiche?

Come esperienze cinematografiche ho girato due cortometraggi. Uno è ” Homicide House”, diretto da Elisabetta Carosio e Giovanni De Gista su un testo di Emanuele Artrovati, che è un drammaturgo italiano  che sta riscuotendo parecchi successi in  Italia e all’estero. Ha anche  ricevuto un bel po’ di premi. L’altro corto è “Vampiro” di Claudio Caverotti. Questo l’ho girato a Torino.

3) Fare l’attrice è una scelta professionale o è una scelta di vita?

Io ho sempre considerato la recitazione come un mestiere, non ho mai pensato rispetto a me che potesse essere un passatempo, per quel che mi riguarda. Quindi direi che per me è una scelta professionale che poi per forza di cose si riflette nella vita, ti costringe a fare determinate scelte di vita nel presente e nella progettualità del futuro.

4) Quali sono state le figure che hanno influenzato la tua curiosità artistica?

Io in famiglia non ho mai avuto grandi stimoli dal punto di vista artistico, non ci sono persone della mia famiglia che siano né artisti né abbiano particolari propensioni verso l’arte. Quindi sicuramente direi che la persona che più mi ha instradato è stata la mia professoressa delle scuole medie appassionata di teatro.

5)Cosa ti piace del teatro e della cinematografia?

Del teatro la cosa che trovo più potente in assoluto di questo mezzo è di incontrare fisicamente e umanamente delle persone, in uno spazio condiviso dove c’è qualcuno che recita, che racconta una storia. Dall’altra parte ci sono delle persone che la ascoltano e la vivono e c’è un continuo scambio di energie tra gli uni e gli altri, un continuo dialogo. Questa connessione di due parti della società, di due gruppi, trovo che sia uno dei modi più belli per l’uomo, l’essere umano, di comunicare a vari livelli, non solo verbali.

Del cinema non ho tutta questa esperienza come nel teatro… Credo che sia un po’ più narcisistico. L’aspetto che mi può piacere del cinema è che con la videocamera si può raggiungere una vicinanza maggiore, c’è la possibilità di godersi recitativamente dei momenti e poi rivederli rispetto al teatro, dal punto di vista di soddisfazione personale.

6) Qual è stato il tuo primo ingaggio/provino?

Il mio primo ingaggio che tale si possa definire, ovvero che un teatro mi ha ingaggiata per fare uno spettacolo di una certa durata, è stato il teatro greco di Siracusa. Per cui io ho lavorato nel 2013 nella messa in scena de Le Donne del Parlamento di Aristofane, con regia di Vincenzo Perrotta.

Invece, come primo provino… È passato tanto tempo, e ne faccio così tanti… Non mi ricordo, è perso negli altri.

7) Perché pensi che il public speaking sia importante? Lo hai studiato?

No, il public speaking non l’ho studiato. Penso sia una conseguenza fisiologica del mestiere e degli strumenti professionali di un attore, anche se c’è una differenza sostanziale tra il parlare in pubblico di un attore, che di solito è filtrato da un personaggio. Quindi per un attore, mediamente, è più semplice parlare in pubblico rispetto a chi non lo è, è proprio il tuo parlare, non ci sono filtri dietro cui puoi nasconderti. Quindi ho studiato per parlare in pubblico da attrice. Di conseguenza posso farlo con il public speaking. Penso che il public speaking sia importante, perché io credo che la capacità di riscuotere successo a livello personale, di proposte, di idee, e la capacità di avere carisma possono dipendere in fortissima parte da come uno si propone agli altri.

8)  Cosa pensi di questa esperienza?

L’esperienza del COLORcampus è nuova per me, e credo che la forza di questo campus siano i giovani COLOR che ne sono parte. L’incontro umano tra me e loro è l’elemento più arricchente. Vedere come loro sono così disponibili, così generosi, così scaltri (in senso buono), i progressi che fanno ora dopo ora, giorno dopo giorno è il regalo più appagante di questa esperienza.

9) Se dovessi lasciare un messaggio a noi giovani COLOR, cosa ci diresti?

Direi che qualunque cosa scegliete di fare, fatela con sincerità, onestà e donatevi.