Uno studio dimostra che la regola su cui si basa l’attuale sviluppo tecnologico dei microprocessori non sarà più applicabile in futuro. Una cosa è certa, dobbiamo abbandonare il silicio.

Fin dal 1965 l’evoluzione e il progresso tecnologico si sono basati sui transistor, numero e dimensioni dei quali sono sempre stati corrispondenti a quanto dettato dalla cosiddetta “prima legge di Moore”, la quale afferma che “il numero dei transistor contenuto all’interno di un processore raddoppia ogni 18 mesi”. Questo fatto si è sempre dimostrato vero, dagli anni sessanta fino ai giorni nostri, ma ora qualcosa è cambiato.

Secondo la SIA (Semiconductor Industry Association) questa legge non sarà più applicabile, in quanto esistono dei limiti nella miniaturizzazione dei componenti elettronici: il calore generato da questi ultimi ed alcune incertezze quantistiche riguardanti il movimento degli elettroni.

A detta di Paolo Gargini (direttore della SIA), il limite fisico dei transistor al silicio è pari a circa 2-3 nanometri, dove un’unità di elaborazione avrebbe la dimensione di 10 atomi.

È quindi innegabile che arriveremo, magari fra un anno o magari fra dieci, ad un punto in cui non saremo più in grado di utilizzare il silicio per la creazione di unità di elaborazione e saremo costretti ad affidarci ad un altro materiale. Si tratta del confine tra elettronica e informatica quantistica? Probabilmente no, anche perché non siamo ancora in grado di creare prototipi funzionanti di chip basati su interconnessioni che non sfruttano metalli per la trasmissione di dati.

Un possibile futuro possono essere i transistor ottici, che elaborano le informazioni sotto forma di impulsi luminosi e non sviluppano calore, ma al giorno d’oggi non è possibile ottenere una densità sufficiente di unità di elaborazione e siamo ancora molto distanti dal raggiungere la miniaturizzazione dei transistor al silicio.

Si può quindi ipotizzare un possibile rallentamento dello sviluppo dei processori, che rimarranno presenti ma rappresenteranno un ostacolo sempre maggiore nella miniaturizzazione informatica, fino al momento in cui saremo in grado di sfruttare dei sistemi di elaborazione alternativa.