Per le vacanze estive la mia prof di italiano mi ha assegnato tre libri da leggere: il primo era il conosciutissimo libro di Italo Calvino “Il sentiero dei nidi di ragno”, il secondo era dell’altrettanto famoso scrittore Gabriel Garcìa Marquez “Dell’ amore e di altri demoni” e il terzo era “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella. Questo libro mi ha sconvolto totalmente, ha rivoluzionato il mio pensiero, ha mutato il mio concetto di umantità.

LA TRAMA – “NON DIRMI CHE HAI PAURA” DI G. CATOZZELLA

Catozzella si imbatte un giorno quasi per caso in questa storia inverosimile di una ragazza somala, e dopo averne seguito tutte le intricate vicende, decide di impersonarsi in questa ragazzina, e di fare della sua esperienza un libro che rimanga per sempre testimone di una grande tragedia umanitaria.

Samia è una ragazzina di Mogadiscio, che fin da piccola coltiva il suo talento e la sua passione per la corsa, insieme al suo carissimo amico e compagno di giochi Alì, che diventerà presto il suo allenatore. Lei e sua sorella Hodan che ama cantare, sono molto legate, e decidono di coltivare le proprie passioni, grazie anche al grande sostegno del padre, e di riuscire un giorno a guidare la liberazione delle donne somale.
Purtroppo però, il gruppo di estremisti di AlShabab prende un grandissimo potere nella città, e il marito di Hodan, e Alì con le loro famiglie, devono abbandonare Mogadiscio, perchè hanno la pelle scura, dunque Hodan decide di affrontare “Il Viaggio” dei migranti attraverso il Sahara, ed il Mar Mediterraneo, per approdare a Malta, e trasferirsi infine a Helsinky.

Dunque le due ragazze, sono costrette ad abbandonare il loro sogno di liberazione, e Samia si ritrova da sola, a doversi allenare negli stadi di notte e in segreto, per i severissimi e spietati estremisti che le impediscono di correre per le strade del suo paese di giorno.

Dopo aver ottenuto una serie di numerosi successi, Samia viene ingaggiata dal comitato olimpico e inizia finalmente a correre per il suo paese. Si iscrive alle olimpiadi di Pechino del 2008 a soli diciassette anni, ma appena arriva in pista, si accorge di essere la più piccola la più magra e di non avere neanche un equipaggiamento adatto come le altre ragazze, ma gareggia lo stesso arrivando però ultima nei duecento metri.

Tornata a casa inizia a ricevere lettere di donne islamiche che la vedevano come un simbolo, per aver corso senza il bourqa, e capisce dunque di aver realizzato il suo sogno senza neanche averlo voluto.

Dopo lo sconforto per la morte del padre, prima della sua partenza, Samia scopre una cosa tremenda: scopre che è stato Alì, il suo amico d’ infanzia a uccidere suo padre. D’ un tratto Samia sente che non c’ è più alcun motivo di stare in Somalia e intraprende anche lei il “Viaggio”.

Si ritrova ammucchiata sul cassone di una jeep con altre 72 persone, si ritrova sotto il sole cocente del Sahara, senza lo spazio di respirare, si ritrova ad alloggiare in delle prigioni dove è costretta a nutrirsi con noccioline ed acqua, a viaggiare in un container con un buco più piccolo di un pugno per respirare, pagando somme ingenti ai trafficanti di uomini perchè la portino fino a Tripoli. Qui, decide di affrontare l’ ultima tratta, la più insidiosa per arrivare alla libertà: affrontare il grande mare, dove, dopo aver passato 3 giorni, su di un grande barcone strabordante di migranti, vedendo una nave italiana che lanciava della funi, si getta in balia delle onde e muore il 19 agosto 2012 come altre migliaia di persone che hanno perso la vita in questa che è ormai una grande piaga del mondo intero.

LA MIA CONSIDERAZIONE

Come ho già detto, questo libro mi ha profondamente toccato e scioccato, facendomi riflettere su un tema che mi è già molto vicino. Le mie confabulazioni si sono infine riunite in tre domande essenziali:”Come è possibile che abbiamo permesso che accadesse?”,”Perchè fino a due settimane fà questo è rimasto un problema solo italiano, anche se questa è una strage iniziata almeno 4 anni fà?”e”Ci volevano tante vite soffiate via da un vento di guerra per fermare un problema che ormai è fuori da ogni nostro controllo?”