Ricordo quella mattina di metà agosto, ricordo il mare calmo, quasi placido, accarezzato dal vento che portava con se una brezza di quelle che si sentono solo dopo una notte di tempesta. La sabbia bagnata e fredda, i sassi piccoli e aguzzi, che sembravano far male più degli altri giorni ai piedi callosi ed ossuti, c’era qualche gabbiano che fendeva le nuvole e lo ascoltavo, e riuscivo a sentire la mia terra.

Poi mi accorsi di alcuni ragazzi, giovani, forse un po’ impacciati, vestiti tutti con delle buffe magliette bianche. Venivano verso la spiaggia, un po’ assonnati, parlando tra di loro. Alcuni, stanchi  si coricavano sui loro teli stesi sulla spiaggia di sassi, altri invece sfoggiavano i loro costumi colorati e pieni di vita.

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Ridendo e scherzando tra loro, si avvicinavano all’ acqua fresca. Lì mi fermai a osservare i loro comportamenti, i loro volti, i loro spiriti: alcuni tenevano in mano delle fotocamere e si preparavano ad immortalare l’alba del sole tra le nuvole, altri scherzavano tra di loro, altri si tuffavano in preda a qualcosa che poteva sembrare pazzia delle sette del mattino. Non appena toccavano l’acqua i loro occhi si illuminavano, i loro cuori iniziavano a battere forte, fortissimo.

Poi capii: erano COLOR, quei ragazzi che si costruiscono, che nella loro età difficile cercano di mettere le basi per il loro futuro. Ho sentito spesso parlare dei COLOR, questa cittadella di mare è piccola. Molti parlano di Salice e della sua scelta unica e generosa, quella di spendere tutta la sua liquidazione per aiutare dei giovani ragazzi talentuosi a diventare i capitani di domani, a trasformarsi in persone capaci di prendere grosse responsabilità sulle loro spalle.

Guardai i ragazzi assonnati che piano si mettevano in cerchio e iniziavano a parlare in una lingua strana, l’inglese; pensai, ormai il mondo diventerà internazionale con le scuole che insegneranno in inglese.

Mi ricordavano gli anni in America e i festini in riva all’oceano. Mi sedetti e li osservai per ricordare le emozioni di quei tempi; poi i ragazzi che si divertivano nell’acqua vennero chiamati dagli altri per tornare da dove erano venuti. Erano felici e carichi più di prima e con gioia si rivolsero alla loro quotidianità.

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Una di questi però si voltò, per dare un ultimo sguardo al mare, e mi vide: sorrise, e stringendosi l’asciugamano addosso si voltò di nuovo verso la sua vita.

Nessuno dei due si sarebbe mai dimenticato di quel brevissimo, ma immenso sguardo tra il passato di un vecchio ed il futuro di un COLOR.

 Margherita