“Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto…”

È così che Ludovico Ariosto comincia la sua opera più celebre: l’Orlando Furioso. E mentre le imprese di donne e cavalieri il genio ariostesco ce le narra in versi, colorando di rime ogni strofa, c’è chi di queste storie i versi li colora sul serio, perché non usa più le parole per raccontare ma la pittura. E così dipinte queste storie vanno a spasso da così tanto tempo che tutti sanno chi sono i protagonisti, che tutti conoscono almeno per sentito dire i nomi della bella Angelica e del folle Orlando.

Ma come può un dipinto “andare a spasso”? Non mi stupisco della domanda che di certo a tutti è balenata nella mente: un dipinto, di solito, se ne sta appeso in un museo o in una casa. E sta lì, fermo, a raccontare storie a pochi sguardi. L’arte sembra fatta per viaggiare nel tempo ma non nello spazio: ed è a questo punto che mi permetto di dissentire, perché c’è un’arte che si muove per lo spazio e che racconta storie senza aver bisogno di versi, è un’arte che attraversa le strade siciliane e viaggia a bordo di un carretto trainato da cavalli.

Il carretto siciliano è una tradizione antica e meravigliosa, tutt’ora simbolo di quella stupenda terra che è la Sicilia. Ad oggi per le strade delle città turistiche dell’isola si possono ancora incontrare i carretti siciliani con le loro storie, questa volta raccontate ai turisti. Ma si possono anche trovare in occasione di manifestazioni folkloristiche e religiose: non posso non citare la tradizione de “I rìtini” che si svolge ogni anno l’8 Settembre a Barrafranca in occasione della Madonna delle Stelle, patrona del paese. Durante “i rìtini” una sfilata di cavalli bardati e carretti siciliani porta in dono il grano alla Madonna.

newsaureliana2È proprio quest’arte che non ha voce che voglio raccontare: le decorazioni del Carretto Siciliano. E per fare questo mi sono rivolta a un maestro nella decorazione del carretto, che vive proprio nel mio paese, a Barrafranca, nell’entroterra siculo: Roberto Caputo.

Lo trovo intento a dipingere, ma di fronte alla mia richiesta di visitare il laboratorio si rivela molto disponibile e felice, è fiero del suo lavoro e lo racconta con passione.

Per prima cosa mi mostra il carretto più antico conservato nel paese, risalente al 1938, e da lui restaurato. “È un carretto nello stile Ragusano” mi spiega “lo si può notare dal colore utilizzato come fondo, l’arancione”. Le scene raffigurate sul carretto sono tratte da “Cavalleria Rusticana” ed è inoltre presente un ritratto dell’autore Giovanni Verga.

Noto subito una notevole differenza tra il carretto che mi sta mostrando e quello a cui invece stava lavorando, la spiegazione non tarda ad arrivare: i carretti hanno diversi stili che rimandano alla zona della Sicilia da cui traggono origine.

Mi spiega che esistono tre tipi principali di carretto:

Quello Palermitano che utilizza come colore di fondo il giallo, ha sponde trapezoidali e decorazioni geometriche che rimandano allo stile arabo. Poi ci sono i carretti Ragusani e Catanesi, che presentano entrambi sponde rettangolari: il primo è a fondo arancione e il secondo a fondo rosso.

Le storie raccontate sui carretti sono le più svariate, certo famosissima e diffusa è l’iconografia tratta dall’Orlando Furioso, altrettanto presenti le scene tratte dalla Cavalleria Rusticana come nel primo carretto che mi è stato mostrato. Non manca la rappresentazione di personaggi storici: Cristoforo Colombo, Napoleone e Garibaldi sono tra i più ricorrenti. Vi sono anche scene tratte da opere liriche o i temi religiosi: San Giorgio, protettore dei cavalieri, è una delle figure più presenti, accanto alla tradizione molto diffusa di far dipingere il Santo Patrono del paese sul carretto. E infine, last but not least, quasi sempre presente è la figura della trinacria: con due vipere sul capo in passato e con le spighe di grano nell’iconografia moderna.

LA STORIA

Ma cos’è? Quando e perché nasce il Carretto? Niente di più semplice: il carretto era un mezzo da lavoro, poi divenne anche mezzo di trasporto, la forma tipica e definitiva la assunse attorno al 1820. Per circolare i carretti erano dotati di una targa, di un bollo di revisione e durante le ore notturne erano tenuti ad accendere una lanterna sul retro per essere individuati. Caratteristica particolare del carretto era la presenza de “i ciancianeddi” cioè i sonagli, ogni carretto aveva sonagli che davano suoni diversi, così da essere riconosciuto da lontano. Inizialmente non era pitturato e i primi carretti dipinti non lo furono certo a scopo artistico: il carretto contadino appariva interamente giallo e il colore serviva a proteggere il legno dall’usura. I carretti nobiliari avevano invece una colorazione azzurrina.

LA DECORAZIONE

La decorazione vera e propria si affermò col tempo e, ovviamente, riguardava solo i carretti in possesso delle famiglie più abbienti. Inizialmente sui carretti venivano dipinti maggiormente frutti di ogni genere, in seguito si cominciarono a rappresentare busti di paladini e cavalli, fino ad arrivare alle decorazioni odierne e addirittura a decorazioni in rilievo scolpite nel legno.

newsaureliana4Ad oggi gli artisti e gli artigiani che si occupano della costruzione vera e propria del carretto e della sua decorazione sono davvero pochissimi, basti pensare che Alfio Pulvirenti di Belpasso è “l’ultimo carradore” rimasto in tutta la penisola che realizza interamente a mano la struttura del carretto, scolpendo il legno e realizzando anche le parti in ferro battuto. A Catania troviamo Michelangelo Costantino con la sua associazione culturale Carretti D’Epoca, e la sua collezione di carretti siciliani messi a disposizione per svariate manifestazioni. Ad Aci Sant’Antonio invece opera il più anziano dei pittori, Domenico Di Mauro, di quasi 103 anni! E ovviamente c’è anche Roberto Caputo, colui che oggi m’ha raccontato del Carretto. Ma Roberto non dipinge soltanto i carretti siciliani, ma anche frigoriferi, giare, sedie..

Dopotutto è vero, ogni cosa passa, le automobili sostituiscono i carri trainati da cavalli, le distanze che un tempo apparivano enormi diventano brevi, le storie raccontate in un milione di parole devono essere raccontate in cento, il mondo un tempo lento va più veloce, corre, corre all’impazzata… ma l’arte ci sta dietro, l’arte è sempre un passo avanti, anche l’arte sa correre veloce, nel caso di Roberto lui insegue i tempi dipingendo i motivi del carretto anche su una moto d’epoca!

Foto di Aureliana