La parola melodramma deriva dal greco antico “mélos” cioè canto e “drama”, azione sacra. Esso viene definito anche Opera lirica ed è lo spettacolo in cui la recitazione teatrale si svolge attraverso il canto e la musica. Il melodramma nacque nel 1600 a Firenze quando debuttò l’opera di Euridice di Giulio Caccini e di lì a poco si diffuse inizialmente nei ceti sociali più elevati e in seguito anche tra le classi sociali medie. Infatti il primo teatro a pagamento fu aperto nel 1637 a Venezia, il San Cassiano. In seguito sempre maggiore importanza ebbero la messa in scena che doveva sbalordire il pubblico per mezzo di scenografie sfarzose e dei cantanti lirici dalle voci eccezionali. Di fatto iniziano ad essere composti dei brevi brani che danno un tratto distintivo del teatro operistico, l’Aria.

Vorrei sottolineare che il mio intento non è di far amare l’opera, bensì di far conoscere la sua storia e poi lasciare a voi il giudizio in base a dati oggettivi. Inizierei con due domande che di solito vengono poste per la maggior parte dei progetti culturali.
Perché la maggior parte dei giovani e degli adulti definisce l’opera un elemento vecchio come le lingue antiche? Forse perché la società di oggi si basa su concetti sicuri adottati su larga scala.

Le attività culturali sono definite “noiose” come le lingue straniere “troppo difficili da imparare”. Noi pensiamo troppo a ciò che le altre persone definiscono strano. Ma chi è che ha messo questi confini tra il normale e lo strano?

L’opera è un lato della musica molto particolare, difficile da essere amato se non lo si conosce bene. Forse se si badasse ai tantissimi elementi che la compongono si coglierebbero i capolavori che hanno creato molti compositori il cui elenco sarebbe interminabile. Pensiamo alla Traviata, al Nabucco di Giuseppe Verdi, alla Tosca di Giacomo Puccini, all’Italiana in Algeri, alla Cenerentola di Gioacchino Rossini a Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti, alla Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni e molte altre.

È stata fatta una prova: una classe del liceo scientifico statale di Schio ha proposto di andare a vedere un’opera di Gioacchino Rossini che si teneva al teatro Filarmonico di Verona, la Cenerentola. Subito l’idea è stata ben accolta in quanto era un’esperienza unica ne suo genere. Insieme al Conservatorio di Vicenza la classe ha potuto partecipare alla preparazione, per meglio comprenderla e conoscere alcuni aspetti storici di essa. Noi ragazzi siamo rimasti sbalorditi non solo dalla bravura e dalla particolarità vocale che l’opera lirica offre, ma anche dall’ambiente settecentesco del teatro che regalava un’atmosfera magica.

“Pensavo fosse diversa l’opera, che fosse adatta ad altre persone, che non fosse così intrigante e affascinante ed è stata un’esperienza che non avrei mai vissuto” mi hanno confidato alcuni ragazzi. Adesso, grazie a questa esperienza memorabile, il liceo sta tentando di collaborare con il Conservatorio affinché diventi un’uscita annuale per le classi che aderiscono a questo progetto. Alla fine i pregiudizi che sono stabiliti dalla società odierna sono dei paraocchi che non ci permettono di conoscere alcuni elementi spettacolari della vita.