RELAZIONE DELLA MIA ESPERIENZA AL COLORCAMPUS

La mia esperienza è durata 10 giorni ma ho impiegato almeno i primi quattro ad ambientarmi e ad accettare regolamenti e rituali. Ricordo molto bene il primo giorno, forse perchè sono stata la prima a registrarmi all’arrivo, carica di bagagli e speranze, ma anche timori. Dopo il rinfresco noi COLOR abbiamo svolto il gioco delle maschere e io ero in coppia con Alex Garrì, calabrese buffissimo, che sin dal primo momento mi ha fatta ridere e sentire accettata in questo posto strano. Poi ho conosciuto gli altri, la mie compagne di stanza Gabriela e Ania, i coach e i responsabili della fondazione e ho provato, per la prima volta nella mia vita, l’ebbrezza di una diretta televisiva grazie a un’intervista, realizzata dal programma Estate in diretta, sul tema dell’amicizia. Abbiamo riso tanto per quella diretta, per il fatto che le nostre risposte hanno turbato non poco la conduttrice, che forse si aspettava ragazzi più affabili e spensierati, più superficiali. Quella sera, assistendo all’investitura dei capitani e della troupe, ero scettica sulla loro reale utilità ma alla fine della settimana ho dovuto ricredermi, perchè COLORnews è un lavoro di documentazione, prezioso non come esercizio di scrittura ma come occasione di approfondimento e lavoro in gruppo. Ricordo anche che la mattina ci si alzava a fatica ma con voglia e entusiasmo perchè si usciva, si andava in spiaggia, dove la ginnastica e il bagno contibuivano non poco a svegliarci. La spiaggia era il posto in cui esprimerci spontaneamente, senza formalità, giocando, scherzando e ascoltando: uno dei miei ricordi più belli è legato ad essa; una mattina William Salice ha insistito perchè cantassimo invece di fare ginnastica, così alcuni di noi si sono fiondati in acqua, altri sono rimasti in cerchio a parlare o meglio ad ascoltare la coach Nicoletta che raccontava la sua storia con una lucidità e una naturalezza disarmanti per la sincerità delle sue parole. Alle 8 si faceva la doccia, poi la colazione e, a seguire, c’era la lezione di public speaking con Emanuela, attività che ho apprezzato maggiormente tra quelle proposte in quanto per me era la più impegnativa e gravosa. Si trattava di esporre un articolo di giornale a scelta, davanti a tutti, integrandone il contenuto con commento e motivazione personali, e nel farlo bisognava controllare la propria postura, il tono di voce, persino la propria mimica facciale, di modo che l’idea che stavamo comunicando fosse supportata e rafforzata, oltre che della parole, anche dalla fermezza del corpo, per una resa efficace della nostra esposizione. La coach Emanuela ci sgridava, ci incoraggiava e soprattutto ci correggeva e le reazioni erano molto varie: si andava dai pianti ai sorrisi, dalla delusione al compiacimento. In ogni caso si cresceva, ci si confrontava con un pubblico e soprattutto con la propria capacità di articolazione discorsiva e di autocontrollo. Verso le 10.30 solitamente iniziava l’incontro con un COLOResperto: Sara Mastroiacono, Marino Lagorio o William Salice e con esso si accendeva la nostra curiosità verso coloro che venivano a trasmetterci una soggettiva esperienza professionale e di vita, e insieme a questa, tanti, tanti consigli. Spesso si fermavano a esaminare e giudicare i progetti delle aziende (consistenti in gruppi da due, tre o quattro ragazzi) cui dedicavamo molte ore nel pomeriggio. Personalmente, mi ritengo fortunata perchè i miei “soci” di azienda sono stati molto collaborativi e disponibili, anche se non sono mancate discussioni e inutili perdite di tempo e, grazie alle direttive degli esperti, abbiamo migliorato la presentazione del progetto, fino a raggiungere un livello soddisfacente. Nonostante la piacevole compagnia e le attività interessanti, i primi giorni sono stati duri un po’ per tutti e non erano rari, tra noi ragazzi, sfoghi e lamentele; non comprendevamo ancora lo scopo e l’importanza della nostra presenza e partecipazione al campus, infatti aspettavamo con ansia il COLOR free-time. Nel tempo libero, oltre a contattare famiglie e amici, ci riunivamo in corridoio o nel chiostro a organizzare giochi o semplicemente a parlare e condividere scherzi e battutre, a volte anche con i coach, questo prima che il motto del campus ci contagiasse al punto da indurci a utilizzare le ore di pausa anche per la spontanea stesura di articoli o per lavorare ai progetti. Gli articoli della troupe venivano letti dopo cena, poi facevamo lezioni di musica e ci esercitavamo nell’esecuzione strumentale e vocale di “Imagine” di John Lennon e se, le prime volte, tali lezioni erano accolte di malavoglia, in seguito sono state molto partecipate. A spezzare la consueta routine concorrevano sorprese e concessioni da parte di William Salice che, più di una volta, ci ha accordato un’uscita per le vie e i pittoreschi budelli di Loano, e ci ha offerto il famoso gelato alla Nutella. In più, abbiamo preso parte a un’iniziativa davvero singolare, per quanto bizzarra e imbarazzante, ma anche divertente: il colorday. Il pomeriggio del 2_ luglio, in un’atmosfera carica di euforia e agitazione, abbiamo realizzato dei cartelloni colorati con scritto “abbracci gratis”, attaccato adesivi della fondazione sulle nostre magliette e ci siamo truccati in modo buffo. Terminati tali preparativi, siamo usciti dal campus con una missione : portare allegria e far conoscere la fondazione, distribuendo abbracci gratuiti ai passanti. Non posso negare di essermi divertita e credo che, malgrado l’imbarazzo, l’iniziativa sia riuscita bene, grazie al sentimento e alla partecipazione collettiva che ognuno di noi ha impiegato, oltre al fatto che, essendo in una città lontana da dove viviamo, eravamo certi di incontrare solo estranei. Tante sono le foto che conserviamo di quegli abbracci sui nostri cellulari e ancora non ci stanchiamo di guardare i video dei cori che cantavamo, con trasporto ed emozione, in giro per Loano. Ho lasciato per ultimo il motivo che più di tutti mi fa venire voglia di tornare al campus e, in qualche modo, mi vincola ad esso: i mei compagni. Ragazzi dai 13 ai 17 anni, da Schio fino a Reggio Calabria sono diventati in 10 giorni veri amici per me; lo testimoniano le lacrime versate la notte del saggio e la mattina seguente. Il saggio è riuscito incredibilmente bene, malgrado la scarsa riuscita delle prove avesse indotto i coach a considerare la possibilità di non cantare “Imagine”e credo sia stato il degno esito di questa significativa esperienza. Inutile dire che noi Color del terzo modulo ci siamo dati appuntamento al prossimo anno.

Lorenza