La mia COLOResperienza al COLORcampus

 

Altri dieci giorni sono volati via: quando entri da quel portone di legno il tempo sembra scorrere con velocità a piacere.

Dopo un intero anno di lavori e preparazione  a casa, la Fondazione mi ha concesso ancora una volta di mettermi alla prova, di mostrare le mie capacità, per diventare in futuro imprenditore di me stesso: fin dal primo momento in cui noi COLOR  ci siamo riuniti, abbiamo stretto un legame così forte che ci avrebbe permesso di superare qualsiasi prova.

Sin da subito abbiamo cominciato con il “Gioco delle maschere” che a differenza di come si pensi, non bisogna nascondersi, bensì svelare l’identità di chi si trovava di fronte a noi : ed è cosi che ci siam messi a coppie pronti a rivelare a tutti le grandi capacità del nostro COLORsconosciuto .

In meno di un’ora tutti erano amici di tutti ed eravamo già divisi in gruppi, le nostre aziende, piccole, ma con un grande potenziale!

Il compito è semplice, sviluppare un progetto  unico e originale in grado di sorprendere il mercato, strabiliare gli acquirenti e soprattutto realizzabile in quanto materiale pratico : più facile a dirsi che a farsi, ma noi COLOR, vulcani d’idee in miniatura, non avrebbe scoraggiato per nulla, e così è stato.

Abbiamo lavorato sodo giorno dopo giorno, tutte le aziende nell’arco di due giorni avevano ideato prodotti unici nel proprio settore e in grado di stravolgere il mercato: ogni ora libera e non, era buona per munirsi del proprio computer, agguantare i propri soci e dirigersi di corsa nella sala più isolata di tutto il campus, ove il silenzio favorisse  un clima adatto alla concentrazione e allo sviluppo del proprio grande progetto.

Chiunque fosse entrato dal portone di legno,  l’ ingresso principale alla Fondazione, in un orario pomeridiano avrebbe giurato che il campus era infestato dai fantasmi  tanto che non si sentivano altro che bisbigli, passi veloci e il battere incessante delle dita sulla testiera. Tuttavia era sufficiente il suono della campana, accompagnato dalla voce squillante dell’altoparlante, che tutto quel silenzio fuggisse via dinnanzi ad una marea di ragazzi  scalpitanti, pronti ad accorrere al punto d’ incontro fissato.

Noi COLOR abbiamo lavorato sodo ed incessantemente, perseverando nelle nostre idee nonostante tutti i muri, le difficoltà e le prime incomprensioni, non ci siamo nemmeno arresi davanti ai “NO” di William Salice il cui obbiettivo non era scoraggiarci, ma vederci reagire e adattarci in fretta davanti ad un cambio imprevisto, e noi ci siamo fatti trovare pronti, armati di idee, sogni e tanta volontà fino ai denti.

In fondo è per questo che ogni anno continuiamo a lottare per poter essere al COLORcampus quei dieci, sempre troppi pochi ma fondamentali giorni, per imparare…in fondo quando mi chiedono com’è stato il soggiorno dico sempre che avrei pagato a peso d’oro qualcuno pur di poterci restare anche solo un giorno in più…..in fondo farò il possibile e anche l’impossibile per poter nuovamente  entrare da qual magico portone e dire “Eccomi qui, sono tornato”.

 

Lorenzo