COLORCAMPUS 2016_RELAZIONE

Questo è il quarto anno che ho partecipato al COLORCampus, e devo ammettere che è stato l’anno in cui ho percepito una seconda svolta riguardante me, il mio modo di appliccarmi ad un progetto. La prima è stata ”banalmente” il primo anno: da timida ragazza introversa ed insicura sono divenuta qualcuno che crede in sè e nei propri sogni e che non se ne vergogna, anzi che se ne vanta. In realtà, dovrei specificare che resto, e temo, resterò sempre insicura, paranoica. Ho capito che questo è un tratto della mia personalità e che sia inutile cercare di cancellarlo o fare finta che possa sparire da un momento all’altro. Allora resta solo una cosa da fare: renderlo un mio punto di forza. Essere insicuri perfino di qualcosa in cui ci si mette l’anima porta a seguire uno dei tanti consigli di William, ovvero di avere sempre un piano B, se non anche uno C. Infatti non senza motivo quest’anno il mio gruppo ha presentato 3 differenti idee. Ovviamente ne abbiamo scelta una da sviluppare in un vero e proprio progetto. Scelta dopo aver cercato nelle reazioni di William e Renata risposte ai nostri tanti punti interrogativi. Infatti la prima fase del progetto di ”Ra-engineering”, il mio team aziendale, è stata quella ideativa, suddivisa in quattro passi: brainstoarming, ricerche per autenticare la reale originalità e concretezza dell’idea, analisi delle impressioni di William e Renata e infine ”autodistruzione”. Quest’ultimo passo a cui ho dato un nome volutamente drammatico consiste nel porre delle domande, dei problemi e smontare le nostre idee. Come Michelangelo (non il nostro coach) rimuoveva strati di materiale dalla forma grezza di pietra per liberare la sua opera, noi abbiamo rimosso tutto ciò che era inutile, tutto ciò che era scarto per trovare la nostra idea vincente. E pensare che la nostra idea vincente era il nostro piano C, quella che in un primo momento ci era sembrata la più banale. Infatti il segreto delle migliori idee è che sono così ovvie e scontate una volta che si sono concretizzate nella testa dell’ideatore da far credere che non è possibile che qualcun’altro non le abbia già pensate.

 

”Ra-engineerig” non è rimasta fino alla fine ”Ra-engineering”, ma è stata ribattezzata ”Moony”, nome del prodotto che abbiamo progettato, visto che abbiamo preferito essere una startup piuttosto che un’azienda. Abbiamo optato per la specificità, un concetto che ha guidato il lavoro di squadra del mio team aziendale sin dall’inizio. Ognuno, grazie alle sue competenze e qualità ha trovato quasi naturalmente il suo ruolo all’interno del team: io, essendo ”L’artista” (sono così soprannominata da una COLOR, Silvia), mi sono occupata della grafica e del design dopo aver dato l’idea; Martina ha redatto i testi amalgamando il nostro progetto; e Diego ha curato la parte scientifica, ovvero ha trasformato l’idea in un prodotto reale grazie al suo bagaglio culturale. Questa suddivisione di ruoli tra i membri del nostro gruppo che ho trovato complementari, ha permesso la realizzazione di un progetto di cui sono soddisfatta, di un progetto che vorrei continuare e concretizzare in una reale startup con un reale prodotto. Quest’anno mi sono trovata in un gruppo dove ho potuto dedicare il tempo a mia disposizione per fare il mio lavoro di grafico e designer per bene, per fare un lavoro di qualità. Quest’anno ho lavorato sul progetto come una ”matta” (tanto, tanto, tanto e praticamente ogni giorno anche durante le pause) ed eppure mi sono assolutamente divertita e non ho risentito di una particolare fatica. Questo è dovuto alla piena fiducia riposta nei membri del mio team . Quest’anno sono riuscita realmente a percepire lo spirito di squadra. Sono un’individualista a tutti gli effetti e perciò un tale spirito non sarei riuscita a sentire se non avessi stima di Diego e Martina. Avere degli incarichi precisi non è l’unico ingrediente per un lavoro ben riuscito, infatti altro elemento fondamentale è stata la comunicazione. Ci parlavamo praticamente sempre. Perfino per sapere l’opinione degli altri su un determinato colore o una specifica parola. Per questo posso asserire che ognuno di noi si è occupato del suo incarico e dell’intero progetto.

Ovviamente non può essere tutto ”rose e fiori”, infatti ogni giorno trovavamo falle nel nostro lavoro, ma come dice Michelangelo (il nostro coach): ”Se hai un problema, nel dubbio CTRL Z”. Niente panico, basta fare qualche passo indietro e rifare ciò che abbiamo sbagliato. CTRL Z è un comando digitale (la salvezza di chiunque lavori al computeer) che permette di ”tornare indietro” per rimediare a qualunque pasticcio.

 

Da quest’ultimo modulo che ho partecipato sono uscita avendo incrementato esponenzialmente strumenti utili al mio futuro (al mio piano A), e per questo devo ringraziare i coach di quest’anno. Li ho adorati, sempre energici e disponibili, volenterosi di passare a noi COLOR le loro conoscenze, le loro storie, con i loro passi falsi e successi. Inoltre quest’anno finalmente apprezzo consapevolmente l’essere ”imprenditore di me stessa”, il sapermi creare le opportunità e non solamente coglierle, e per questo devo ringraziare William e Renata.

 

In quest’ultima esperienza al COLORCampus mi sono trovata bene come non mai con gli altri COLOR. Sarà il fatto che conosevo già quasi tutti. Sarà il fatto che abbiamo imparato a conoscerci, a rispettare i punti di vista degli altri, ad apprezzare sia le qualità che i difetti di chi ci circonda, a convivere serenamente divertendoci e lavorando insieme. In quattro anni di COLORCampus, è la prima volta che nel fatidico momento dei saluti finali non ho pianto. In un primo momento mi sono sentita un’insensibile, ma poi ripensandoci non avevo motivo di versare una sola lacrima. Ho stretto dei legami forti di amicizia, e so che ci rincontreremo in un modo o nell’altro, prima o poi, tra un anno o anche prima. So che se vogliamo riusciremo ad organizzarci e vederci ancora e so anche che lo vogliamo. Perdipiù mi sono promessa di impegnarmi a non perdere i contatti con questi miei amici. Amici particolari, non che vedo ogni giorno, ma che sono estremamente importanti per me, che sono sinonimo di un’atmosfera indescrivibile, piacevole ed intrigante. Persone che sono un tassello fondamentale di quel che sono io.

 

Per finire, risponderò alla domanda che vi ronza in testa sin dall’inizio di questa mia relazione, anche se leggendo tra le righe vi sarete già fatti un’idea di quale sia la risposta. Per me questo è stato l’anno della seconda svolta perchè mi sono accorta di essere ancora cambiata, di essere cresciuta. Mi sono resa conto di essere in continuo mutamento, di poter migliorare, basta che io lo voglia e che mi ci impegni. Mi sono resa conto di saper apprezzare ciò che imparo ed acquisisco ogni giorno. Questa crescita personale non sarebbe mai stata possibile se qualcuno non mi avesse ”fornito” quest’opportunità, perciò… GRAZIE.

 

 

 

Marianna