Da 18 anni, in Italia e nel mondo, Melpignano, piccolo centro del Salento, è conosciuto come “la capitale della taranta” per l’evento musicale che vi si svolge a fine agosto.

“La notte della taranta” è, infatti, una manifestazione che ogni anno attira un pubblico sempre più numeroso, diventando uno degli appuntamenti più attesi dell’estate. Al concertone, oltre ai 30 artisti salentini partecipano musicisti da tutto il mondo e maestri come Sparagna, Bregovic, Copeland, Sollima che si cimentano nella direzione dell’ensemble, mescolando i ritmi delle tarante e delle pizziche con quelli di altri generi musicali.

LA STORIA

newsmoschini2 Tuttavia, per secoli, il centro della “taranta” è stato Galatina dove si trovano la cappella e il pozzo di san Paolo. Lì si recavano, provenienti da varie zone della Puglia, le “tarantate”, cioè le donne che si credeva fossero state avvelenate dal morso del ragno, per chiedere al Santo la guarigione. San Paolo era ritenuto capace di sanare dal veleno in quanto era sopravissuto all’attacco letale di un serpente.

Le persone ammalate erano soprattutto donne che lavoravano nei campi e d’estate potevano essere facili prede di rettili e di aracnidi. L’irrequietezza e l’agitazione che manifestavano potevano essere calmati solo attraverso la musica e il ballo. Si chiamavano dei musicisti che suonavano un ritmo, forte e ossessivo o malinconico e lento, che “piaceva” al ragno di cui l’ammalata imitava i movimenti.

In realtà, il cosiddetto “morso” nascondeva una malattia dell’animo e della mente, connessa alle condizioni di vita e di lavoro dell’epoca oppure causata da delusioni amorose.

Il ballo della taranta era, quindi, una sorta di terapia nella quale erano coinvolti diversi elementi: innanzitutto gli strumenti musicali adoperati che erano, principalmente, il tamburello, il violino e l’armonica a bocca. Venivano poi usati dei nastri colorati, ad ognuno corrispondeva una specie diversa di aracnide. L’ammalata, scegliendo un nastro, faceva capire da quale era stata colpita.

Il ballo poteva durare ore o giorni e finiva quando la tarantata mimava il gesto di schiacciare l’animale. La guarigione non si poteva però considerare definitiva sino a quando non si andava, la notte tra il 28 e il 29 giugno, a Galatina a chiedere la grazia a san Paolo e a bere l’acqua del pozzo della casa dove, si crede, sia stato ospitato l’Apostolo.

newsmoschini 4Dopo gli anni ’60 di tarantismo non si parlava più perché le cause dei disturbi venivano trovate e curate con la medicina moderna. È stato solo alla fine del secolo scorso che questo fenomeno è stato riscoperto e la ricerca di testimonianze, testi e brani ha contribuito alla realizzazione dell’evento di Melpignano.

Inoltre, il Club UNESCO Galatina, il 29 giugno ha organizzato una rievocazione della malattia e della guarigione di una tarantata. Un’occasione per i turisti di conoscere l’origine di un ballo che oggi tutti conoscono che è parte della storia e dell’identità dei salentini.