Qualcuno ha detto che i Monty Python sono stati per la comicità quello che i Beatles sono stati per la musica. Non che sia un’esagerazione, anche George Harrison ci credeva. Graham Chapman, John Cleese, Michael Palin, Eric Idle, Terry Jones e Terry Gilliam sono gli eclettici membri del gruppo comico che dal 1969 sconvolse la televisione britannica e mondiale insegnando al pubblico un nuovo e irriverente modo di ridere.

Ma, citando John Cleese, “adesso basta con le idiozie”.

Il gruppo dei Monty Python nacque come sestetto di autori e interpreti di un programma comico per la BBC, noto come “Monty Python’s Flying Circus”, andato in onda dal 1969 al 1974. I sei comici, che precedentemente avevano lavorato insieme e separatamente in altre trasmissioni, colsero l’occasione per ideare un programma spiazzante e del tutto fuori dagli schemi, libero da quelle convenzioni della risata classica che tanto li avevano limitati e mortificati nei loro inizi di carriera.

Ne venne fuori un’incredibile ed efficacissima serie che divenne presto di culto e spedì i suoi artefici nell’Olimpo della commedia. Il Flying Circus basava i suoi sketch su una totale assenza di trama e nessun filo conduttore se non un “flusso di coscienza” televisivo sperimentale e una continua provocazione al pubblico, alla società e a loro stessi.

Oltre ai siparietti comici e alle canzoni demenziali (spesso anche di successo), lo show era arricchito dalle particolarissime animazioni di Terry Gilliam, che porranno le basi per il suo stile onirico da regista e ispireranno numerosi animatori dopo di lui. Eppure le situazioni surreali dello show erano accuratissime, colte, originali, piene di gag inaspettate e geniali; fra i sei Python si percepiva un’armonia artistica comune a pochi gruppi di pionieri nel mondo dello spettacolo.

Gli sketch più riusciti e popolari del Flying Circus vennero riuniti nell’esilarante film “E ora qualcosa di completamente diverso”, uscito nel 1971. Nel 1975 il loro secondo film, “Monty Python e il Sacro Graal”, prodotto con un budget bassissimo, ebbe una strepitosa risposta di pubblico, segnando la loro consacrazione anche fuori dal contesto televisivo.

Da quel momento in poi, il successo dei Python subì una vertiginosa escalation, che portò all’uscita del geniale e controverso “Brian di Nazareth”, impietosa critica verso la religione che li rese oggetto di diverse polemiche e di “Monty Python – Il senso della vita”. Questo fu l’ultimo film dei Python, caratterizzato da un’apparente spensieratezza nello stile comico e dissacrante (come al solito privo di qualsiasi scrupolo o pelo sulla lingua) degli sketch, ma anche dalla profondità del tema principale, che cerca di scavare con un certo impegno nel vero e proprio significato della vita dell’uomo in tutte le sue età.

Il film vinse persino il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes, ma fu nonostante tutto oggetto di una non completa soddisfazione da parte del gruppo dei Python, vinto da un’assenza di idee che fossero degne di realizzazione. Il gruppo non si sciolse mai ufficialmente ma la morte di Graham Chapman nel 1989 pose fine alle produzioni collettive dei Python, i quali non se la sentirono mai di lavorare di nuovo tutti insieme senza il loro sesto compagno.

Ognuno dei Monty Python ha continuato brillantemente la sua carriera, e le loro strade lavorative si sono spesso incrociate: segno evidente che la loro grande amicizia e voglia di creare insieme nuovi modi di ridere non è mai finita.

A luglio 2015 i Monty Python (ed un Graham Chapman ricreato digitalmente) si esibiranno per la prima volta dopo decenni a Londra, con uno spettacolo di cabaret che ha fatto sold-out online in 45 secondi. Possiamo solo sperare che questa inesauribile e instancabile fonte di sincere risate da parte del suo affezionato pubblico non si estingua mai, nonostante tutto.

Citando il buon Graham Chapman: “Va bene, basta così! Grottesco… Un po’ ambiguo, anche… Meglio un cartone animato.”