“Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?” diceva Renzo a don Abbondio nei Promessi Sposi, ed è questa la domanda che si pongono oggi molti ragazzi di fronte alla scelta di un liceo classico.                                            

Il 15 gennaio in tutta Italia si è svolta la seconda edizione della “Notte bianca del liceo classico”, a cui ha aderito anche la mia scuola, affinché incrementino le iscrizioni a questo indirizzo, dal momento che la sua percentuale di iscritti a livello nazionale è la seconda più bassa (5.5%) dopo quella del liceo artistico (4%).                          

Oltre agli “open day” che ogni scuola superiore di secondo grado organizza per l’orientamento dei ragazzi della terza media, il liceo classico ha programmato anche un “open night” che non ha coinvolto solo i docenti, ma soprattutto gli studenti, il cui scopo principale, oltre a sponsorizzare il liceo, era quello di trasmettere l’immagine della scuola come di una casa, in cui alunni e professori fanno parte di una seconda famiglia e le numerosissime conoscenze che con dedizione e fatica ci insegnano diventano inconsapevolmente parte del nostro stile di vita.

L’evento infatti è volto a dare un’idea del mondo classico in tutte le sue sfumature che degradano dalla rievocazione della cucina degli antichi romani a quella dei vestiti indossati dai greci, dalla declamazione di un orazione alla rappresentazione di una tragedia. Insomma, tutte le nozioni che giorno dopo giorno impariamo su filosofi, poeti, storici e addirittura formule chimiche, si plasmano concretamente e sono tangibili a tutti, regalando all’alunno la soddisfazione di averle apprese per poi poterle realizzare in modo originale, creativo e coinvolgente.

Ogni classe ha potuto declinare il tema principale nelle forme più disparate e a loro più congeniali, così si è svolta una sfilata di moda,sono stati interpretati dei miti, si è organizzata una caccia al tesoro in parte in latino ma fruibile a tutti, si è creato un antico profumo romano ed è stata allestita una “taberna” in cui, grazie all’aiuto di uno studioso della cucina antica, i ragazzi hanno preparato per tutti gli invitati piatti tipici della tradizione greca e romana, dalla “salsa garum”, al companatico, al vino miscelato con pepe e miele.

Una serata insolita, in cui lo studente diviene il protagonista dell’ambiente con cui è a contatto ogni giorno, ma vissuto in maniera diversa, perché ci si rende conto di come quei luoghi a volte così stretti e soffocanti ci vedano crescere e noi a nostra volta piace farli crescere, con la cooperazione indispensabile di tutti coloro che vi lavorano.

La frenesia che ha accompagnato alunni e professori le mattine precedenti all’evento mi ha fatto cogliere l’essenza di questa scuola, un insieme di tasselli che si incastrano perfettamente (o quasi) e che forma un mosaico stupendo, in cui si legge vivacità, entusiasmo, eterogeneità, assortimento, molto più importanti delle paure, dei compiti in classe e dei dissidi.

Il liceo classico, come dice un docente di lettere, è per chi ama l’estetismo, ed aggiungo che oltre a dare una cultura vastissima e una preparazione ottima per l’università, forma delle persone che sanno affrontare coscientemente la realtà, qualunque essa sia.