Io prima di tutto. La patologia più recente legata alle nuove generazioni che esternano il prossimo, ponendo se stessi al centro.

Michele Serra nel suo ultimo libro “Ognuno potrebbe” tratta proprio queste tematiche attuali, senza porre alcun filtro. La storia trattata è quella di un personaggio piatto, definito un sei se fosse un voto, senza alcuno spessore. Un uomo arrivato a metà della sua vita che inizia a riflettere sul suo passato prendendo come spunto la realtà che lo circonda.

Il protagonista non ha mai più posto se stesso al centro del mondo dopo una vicenda che ha segnato la sua infanzia: uno schiaffo ricevuto dal padre parlando di se stesso. L’uomo si giustificò dichiarando: “Hai detto io almeno dieci volte, è molto maleducato.” Da quel giorno il ragazzo non sarà più lo stesso. Nelle foto non appare come tutti i suoi coetanei mostrandosi in pose ‘alla moda’ piuttosto che selfie fatti in maniera originale. Lui non è come gli altri e questo lo porta a riflettere.

Una società di narcisi patologici. La coppia elementare è formata da uno più uno. Il narcisista non vede questa somma: solo se stesso. Per questo la coppia è diventata troppo impegnativa per la nostra società. Se non si riesce a fare nemmeno questa somma di base, non esisterà mai nessun altro all’infuori di te stesso. Esisterà solo l’uno. Dunque esisterà solo l’io.

Questa sindrome composita porta a considerare gli altri come ingombranti.

La sindrome dello Sguardo Basso. Michele Serra la considera un vero e proprio problema nato da quello che lui denota come egòfono, ovvero lo smartphone. Teste chine su uno schermo freddo e mani febbrili impegnate con esso. La strada è ricoperta di digitabulanti che si scontrano tra loro. Ogni tanto alzano lo sguardo, ma questo non significa che ti abbiano guardato. Ti hanno visto, appena percepito, per poi riprendere la vita nel mondo virtuale dimenticandosi degli ostacoli organici ed inorganici che li circondano. Sindrome dello Sguardo Basso.

“Il lontano sta diventando molto più importante del vicino. E siccome il vicino è la realtà materiale, e il lontano è solo un’astrazione, noi stiamo facendo deperire ciò che abbiamo a vantaggio di ciò che ci illudiamo di avere.”

Basta infilarsi un paio di cuffiette e siamo trasportati in un altro luogo, la realtà che ci circonda diventa trasparente, smaterializzata ai nostri occhi.

Michele Serra descrive chiaramente questa situazione concreta, dandoci spunti di riflessione senza porci una soluzione. Finisce semplicemente con una considerazione:

“La mia opinione è che ognuno dovrebbe fare un passo indietro. Da più punti di vista. Anche fisicamente. Darsi un poco di spazio e, dandoselo, darne anche a chi gli sta intorno.”