Cari COLOR,

vi è mai capitato di sentirvi nel posto sbagliato, di sentirvi rinchiusi dentro a dei confini che non possono essere spezzati? È vero, alcuni confini sono soltanto mentali, ma c’è chi invece è costretto a vivere una realtà dalla quale vorrebbe soltanto evadere, e non può scegliere. Puoi cercare delle risposte, ma a volte non ci sono risposte, solo tante domande. Perché sono capitato qui ? Perché la vita mi ha voluto qui? C’è un motivo o semplicemente ognuno di noi gira la ruota della fortuna prima di venire al mondo, e cosa capita, capita?

Intendiamoci, mi ritengo una ragazza molto fortunata: non soltanto ho l’essenziale –  famiglia, amici, salute, casa, cibo – ma nella mia vita non è proprio mai mancato nulla, e questo è affatto scontato.

Nonostante ciò, con lo scorrere del tempo, sento che mi manca qualcosa. Quel qualcosa che intorno a me non posso trovare. Vivo a Lagnasco, un paese di 1.300 abitanti, dove la gente fondamentalmente non ha interessi se non fare degli affari altrui la propria ragione di vita. Penserete “Però, che bella opinione che ha del suo paese!”, ma credetemi, c’è un motivo se dico ciò che sto dicendo. Vivo in un posto dimenticato da Dio da sedici lunghi anni, durante i quali non mi sono mai ambientata, non sono mai riuscita a essere realmente me stessa o dare il 100 per cento nelle cose a cui tengo.

Siamo convinti che il mondo intorno a noi non ci cambi, che non ci influenzi, ma in realtà ci influenza nel profondo, condizionandoci su molte cose, spesso a nostra insaputa.

Questa sensazione è diventata sempre più palpabile quando ho cominciato a viaggiare: è diventata una delle mie passioni, e mano a mano sto scoprendo un mondo nuovo al quale ogni volta che viaggio aggiungo un tassello. Là fuori c’è un mondo che non aspetta altro di essere scoperto, viaggiato, esplorato, e Lagnasco sembra non saperlo.

Quest’estate ho vissuto l’esperienza che finora mi ha segnata maggiormente: sono stata un mese in Inghilterra, a Brighton. Me la cavo bene con l’inglese ma nonostante ciò, la prima settimana, mi è capitato di pensare “voglio tornare a casa”. Sembrava assurdo anche a me, è l’ultima frase che avrei mai pensato di pronunciare. Dopo una settimana di sconforto e spaesamento, la mia vita da “ragazza inglese” ha preso forma, regalandomi sempre più esperienze e sempre più emozioni.

È arrivato anche il momento dell’addio, ed è stato dolorosissimo per me. Una volta tornata, sono stata poco a casa, sono ripartita subito per andare a camminare con gli scout e dopo un paio di giorni a casa sono andata al mare, infine sono venuta qui, al COLORcampus. È stato un bene non avere troppo tempo per pensare che non ero più laggiù, dove volevo essere. Rivedere tutti, la mia famiglia, i miei amici, è stato bello – ovviamente mi mancavano – ma per quanto dispiacesse anche a me pensarla così, io stavo male: io volevo essere là, in Inghilterra.

A Brighton puoi essere ciò che vuoi, la gente lo accetta. Non è una mia opinione, ma un dato di fatto: a Brighton si possono incontrare delle persone davvero molto particolari. C’è chi gira per le strade con il pigiama in stile natalizio d’estate, sessantenni in abito rosa confetto che fanno festa la sera, vicini nel quartiere che ti aprono la porta di casa quando sei rimasto chiuso fuori dalla tua, chi ti offre aiuto quando perdi l’ultimo autobus notturno e non sai dove andare e infine, chi manifesta apertamente il proprio orientamento sessuale, se pur variabile con il meteo magari.

IMG_6051

Voi direte “bel posto ti sei scelta”, ma vi assicuro che se provaste ad andarci, cambiereste idea. La gente laggiù vuole vivere in modo tranquillo: l’aria non è mai tesa, le persone hanno una mentalità aperta e accettano gli altri per ciò che sono.

Mi era già capitato altre volte di viaggiare con la mia famiglia e di sentirmi nel posto sbagliato una volta tornata a casa – vuota, con un bagaglio culturale arricchito ma con sempre meno tolleranza per Lagnasco –  ma questa volta è stato diverso.

Ora infatti mi sento più oppressa rispetto a prima, un termine che dal latino letteralmente significa “premuto contro”. L’oppressione spesso si avverte come la sensazione di mani che premono sulla tua testa, mantenendoti giù. Una sensazione fastidiosa, un po’ come quando si tenta di sopportare l’oppressione del caldo in un afoso giorno d’estate.

Sono così, molto fortunata e felice, ma spesso faccio fatica a restare con i pedi per terra, poiché il mio cuore e la mia testa sono altrove, lontano da Lagnasco, dove invece sono costretti a restare i miei piedi.

 

                                                                                                                                                 Martina Gonella