Siamo nell’era del colonialismo digitale in cui la consistenza della carta e il profumo intriso di mistero delle pagine ingiallite di un libro dimenticato su un impolverato scaffale della libreria diventano ricordi. Recentemente alcuni studi inducono a pensare che la tecnologia sia diventata lo strumento principale di apprendimento, così veloce, puntuale e immediata. Bambini cresciuti sui banchi di scuola e gelosi del proprio diario segreto, ora nascono con il tablet in mano.

IMG_6735Guardandomi intorno sui mezzi pubblici mi rendo conto di sentirmi vecchia malgrado la mia giovane età: centinaia di libri a disposizione catalogati su kindle e e-reader. Senza moralismi e condanne infondate sui nuovi mezzi di comunicazione, Umberto Eco mi ha trasmesso il significato di “società liquida”, concezione elaborata dal noto sociologo Zygmunt Bauman che descrive l’esperienza come individuale e le relazioni come fluide e volatili. Senza focalizzarsi sul significato letterale, questa metafora trascina con sé tante memorie del passato proiettandoci direttamente al futuro. È antico e scomodo il tempo delle lettere, quelle che si attendono per mesi, che possono arrivare oppure perdersi nella fugacità del vento o forse del tempo. Non si ha più la pazienza di aspettare, è sufficiente attivare le notifiche sullo smartphone, è questione di attimi. Se ne parla spesso a scuola, c’è chi è favorevole alle lavagne interattive multimediali (LIM), chi ripropone metodi classici con proprietà insostituibili. Ho a cuore questi argomenti; mi intristisce profondamente pensare che non si scarabocchino o si stropiccino le pagine dei quaderni sebbene io faccia parte delle nuove generazioni. C’è chi dice che la priorità attuale è ottimizzare i tempi e che ogni scoperta appartiene a ieri. A queste condizioni preferisco essere lenta, sì lenta.

Calabretta Marialia