Il giorno 12 marzo 2016 abbiamo ospitato  nell’auditorium del Liceo Scientifico “Gaetano Salvemini” di Bari Giovanni Impastato, fratello dell’attivista Peppino Impastato ucciso dalla mafia nel 1978.   

Peppino Impastato nasce nel 1948 a Cinisi, in provincia di Palermo, da una famiglia mafiosa.  Il giovane Peppino viene cacciato di casa e rompe i rapporti col padre, poiché avvia un’attività politico-sociale anti mafiosa. Nel 1965 fonda il giornale L’idea Socialista e successivamente partecipa nel ruolo di dirigente a varie attività comuniste. Nel 1976 fonda Radio Aut, una radio no profit con la quale sbeffeggia e denuncia i delitti ed i loschi affari della mafia locale. Nel 1978 si candida alle elezioni comunali, senza poter arrivare in fondo in quanto  viene ucciso nella notte dell’8 maggio dai sicari di Gaetano Badalamenti (spesso chiamato da Peppino Don Tano seduto) che, dopo aver martoriato Peppino, inscenano un vile suicidio imbottendo il suo cadavere di tritolo e facendolo esplodere sui binari di una ferrovia. Si è fatta giustizia solamente nel 2004, a 24 anni dall’omicidio.

“Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” nasce nella primavera del 2005 a partire dal bisogno di diffondere la verità e chiedere giustizia contro la violenza mafiosa.

L’associazione “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” costituitasi nel luglio 2010 è formata dalla Famiglia Impastato e da alcuni collaboratori.

La Famiglia Impastato, dopo un periodo lungo 34 anni di impegno per la giustizia e la verità e la collaborazione con il “Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato” di Palermo, ha deciso di costituirsi formalmente come gruppo associativo.

Negli anni si è occupata di importanti iniziative, non soltanto nelle manifestazioni in ricordo di Peppino ogni 9 maggio, anniversario del suo assassinio, e in ricordo di Felicia Bartolotta, sua madre, ogni 7 dicembre, anniversario della sua scomparsa, ma anche eventi di promozione culturale, di approfondimento e di sensibilizzazione. Importanti sono stati anche i risultati ottenuti e le battaglie condotte negli ultimi due anni, tra cui la confisca e l’affidamento alla stessa associazione dell’ex casa del boss Badalamenti, mandante dell’omicidio di Peppino; il rinnovo del vincolo posto sul casolare dove fu ucciso Impastato; la richiesta di apertura delle indagini sui depistaggi istituzionali seguenti all’assassinio; l’ottenimento del riconoscimento di “Casa Memoria” come bene di interesse storico culturale, simbolo della storia collettiva e della lotta contro la mafia.

L’incontro è iniziato con la lettura della poesia  di Umberto Santino “Matri di Peppino” .

Per Giovanni è difficile parlare del delitto di suo fratello, ma si approccia benevolmente a noi studenti. Subito percepisco  il  coraggio, la saggezza ma soprattutto di dolore di quell’uomo “che ha visto uccidere il fratello da chi lo teneva sulle ginocchia da piccolo”. Giovanni ci spiega il motivo della nascita di “Casa Memoria”, non solo per onorare e ricordare per sempre Peppino, ma anche per apprezzare il valore di mamma Felicia, definita dalla preside del Liceo una “donna modello”, e soprattutto per sensibilizzare la comunità alla legalità.

La legalità, come dice Giovanni, non è racchiusa totalmente nelle leggi: ci sono state molte leggi “sbagliate” nel corso della storia, tra le quali quelle razziste o antisemite. La legalità è il concetto di dignità dell’uomo stesso. È nel preservare la bellezza che ci circonda. Giovanni ci racconta che, quando Peppino manifestava per le vie di Cinisi, raccomandava ai suoi collaboratori di non posare i cartelli a terra, poiché se lo avessero fatto avrebbero infranto la legge, occupando il suolo pubblico senza permesso. Questo aneddoto ci insegna che è lecito dar voce alle proprie opinioni, nel contempo rispettando la legge.

I nuovi media sono stati anche argomento dell’incontro. Peppino fu un pioniere della comunicazione  perché, anche quando gli fu sequestrato il giornale, egli girava con i suoi collaboratori per il paese fotografando lo stato di degrado del paesino, scrivendo poi delle didascalie sulle foto: anche quando gli tolsero il suo amato giornale, Peppino non si arrese. Secondo Giovanni impastato, i social network sono lo strumento di chi ci vuole ignoranti per non farci pensare, per non farci ribellare, per far essere tutti noi giovani una livida massa informe. Giovanni afferma di vergognarsi di alcuni post che girano sulla rete.

Giovanni impastato fa riferimento ad una scena del film “I cento passi” (reg. Marco Tullio Giordana) quando Felicia, la mamma di Peppino, compra tutte le copie del suo giornale, per impedire che le critiche rivolte da Peppino ai mafiosi fossero lette da quest’ultimi.

Giovanni ci esorta a non arrenderci mai, proprio come faceva suo fratello, e di scovare la vera bellezza in questo mondo che appare sempre più attanagliato dalla povertà, dalla crisi e dalla corruzione.

Giovanni ci ha parlato anche dell’infanzia con Peppino e del momento definito da lui il più intenso della sua vita. Qui entra in scena lo zio  Cesare Manzella, capo boss della cosca di Cinisi, molto amato dai piccoli Giovanni e Peppino. Manzella era uno di quei boss che diedero luogo al passaggio della mafia agricola a quella urbana (aspetto delineato anche da Sciascia in uno dei suoi romanzi).

Giovanni ricorda le estati torride in Sicilia, quando la sua famiglia si riuniva con tutta la cosca mafiosa in una residenza in campagna di zio Cesare.

Dopo i pasti i bambini andavano in campagna, nella stupenda campagna siciliana (che ha lasciato stregati gli antichi visitatori greci ed anche me) a cercare le lucertole e la notte ammiravano lo spettacolo delle lucciole, un barlume nel buio pesto della notte, uno spettacolo che affrancava i cuori. Giovanni si chiede ancora oggi come mafia e natura, due concetti agli antipodi potessero costituire un connubio melodico in quei tempi.   

Una poesia di Peppino sulla notte:

 Lunga è la notte

 e senza tempo.

 Il cielo gonfio di pioggia

 non consente agli occhi

 di vedere le stelle.

 Non sarà il gelido vento

 a riportare la luce,

 né il canto del gallo,

 né il pianto di un bimbo.

 Troppo lunga è la notte,

 senza tempo,

 infinita.

Questo incontro mi  ha profondamente affascinato, poiché ho scoperto come la volontà di un solo uomo possa combattere contro un sistema che purtroppo allunga i suoi tentacoli sulla vita quotidiana oggi come allora.

Peppino non è stato vinto. Non è stato dimenticato. Peppino vive come tutti i martiri che hanno lottato contro la mafia.

«Sembrava che Badalamenti fosse ben voluto dai carabinieri, in presenza dei quali era calmo, sicuro, e con i quali parlava volentieri. Sembrava quasi facesse loro un favore non facendo accadere nulla, rendendo sicura e calma la cittadina di Cinisi. […] Spesso si potevano vedere camminare insieme a Badalamenti e ai suoi guardaspalle. Non si può avere fiducia nella istituzioni quando si vedono braccio a braccio con i mafiosi». (Dichiarazione resa prima dell’istituzione della Commissione parlamentare antimafia).

“E questa è la mafia? Se questa è la mafia allora io la combatterò per il resto della mia vita.”(Peppino Impastato, dopo l’uccisione dello zio da parte dei mafiosi di Cinisi).