Sabato 23 gennaio la mia classe, la 3°L A del liceo Soleri di Saluzzo, ha assistito ad uno spettacolo teatrale intitolato “L’altra vita”, scritto dal registi Valter Scarafia e Ugo Rizzato, (quest’ultimo anche attore). Alcuni attori fanno parte del teatro marchesato di Saluzzo, altri erano studenti o professori della mia scuola.

Lo spettacolo è stato allestito per il giorno della memoria, con lo scopo appunto di non dimenticare, ed era infatti ambientato durante la seconda guerra mondiale; dunque tra il 1939 e il 1945.

Lo spettacolo narrava la storia di un’anziana signora, Alina, ormai nonna, che attraverso un viaggio nel passato ci racconta la sua storia. Lei era una ragazzina ebrea, deportata ad Auschwitz. Laggiù una SS, Peter, fu particolarmente clemente con lei, permettendole di lavorare per lui in ufficio, al caldo, come traduttrice. Una sera la mamma Sceila e la sorella Ruth avevano freddo, così sotto consiglio di Alina entrarono nell’ufficio per scaldarsi, pensando che tutte le SS fossero in mensa. Purtroppo in ufficio furono scoperte dal perfido e crudele fratello di Peter Kṻller, Niklas che, preso da un attacco d’ira, sparò a Ruth e Sceila. Dopo aver vissuto questo intenso flashback, Alina ritorna nel presente e grazie ad un amico di sua nipote Jana, incontra un anziano signore di cui Jana si prende cura, riconoscendo il volto invecchiato di Peter; che verrà processato nonostante sia cagionevole di salute e di anziana età.

Questo spettacolo è stato così realistico e ben recitato che ha suscitato in me tali emozioni da farmi immedesimare nei personaggi, è stato come se potessi sentire gli stati d’animo degli attori e degli ebrei del 1939, anche se ovviamente non potremo mai capire come ci si sente ad essere continuamente perseguitati, a doversi nascondere e a dover scontare una pena che ci è stata inflitta senza alcun motivo, con la sola giustificazione di dover essere puniti per ciò che siamo.

È giusto tenere vive queste emozioni e questi fatti, affinchè ognuno di noi ricordi che mai più dovrà essere fatta una simile ingiustizia, e che nessuno è inferiore rispetto agli altri.