La consapevolezza, tanto discussa dal fisico prof. Federico Faggin,  è un elemento che le macchine ora non hanno e forse non avranno mai. Ma cosa possiamo dire dell’intelligenza artificiale?  (“A.I., artificial intelligence” tradotto in lingua inglese).

 Prima forse è necessario inquadrare il concetto di intelligenza. Cosa definiamo come intelligenza? Una risposta soddisfacente potrebbe essere la capacità di risolvere problemi, che deriva strettamente dalla capacità di apprendere.

Esistono dei modelli matematici in grado di simulare l’apprendimento. Si chiamano Reti Neurali, lavorano in modo simile a quello dei neuroni e delle sinapsi nel nostro cervello riuscendo a “risolvere problemi”. 

Faccio l’esempio di un progetto a cui sto lavorando per utilizzarle con il videogioco ” Tetris”.  Per far giocare a Tetris una rete neurale devo prima configurarla programmandola per dire “Se completi una riga e si cancella  hai fatto la cosa giusta” e  a quel punto la rete inizierà a muovere i pezzi, all’inizio a caso e quando, sempre a caso, riuscirà a completare una riga, allora modificherà il suo modello matematico perchè è riuscita a fare la cosa giusta. Il punto principale del discorso è proprio questo. Nessuno l’ha programmata dicendogli  “Se vedi questo pezzo muovilo lì”. La rete ha appreso  come  giocare a Tetris a forza di errori e a tentativi.  Esattamente come fanno tutti gli esseri umani.

Dategli tempo qualche migliaio di partite e saprà giocare meglio di voi.

Esistono anche altri modelli di apprendimento artificiale, come le reti geniche, che possono essere combinate con le neurali per massimizzare l’apprendimento  e usano i principi di Darwin.

Quello del Tetris è un esempio  di una rete neurale semplice. Esistono anche reti neurali ad apprendimento profondo (DNN, Deep Neural Network), che possono essere usate in correlazione ad immagini con un altissimo livello di astrazione tale da identificarne il contenuto. Non ci credete?
Basta caricare un esempio e la loro DNN analizzerà l’immagine e ne identificherà il contenuto. Non è accurato al 100% ma  comunque azzecca la maggior parte delle immagini inserite.

In nessuno dei casi precedenti si può parlare di consapevolezza. Questi algoritmi non sono consapevoli,
ma sono intelligenti e lo sono davvero tanto. Sono in grado, dato un problema, di provare a risolverlo e di imparare dai loro errori. Il futuro? Probabilmente dall’evoluzione di questi sistemi potremmo riuscire ad avere degli assistenti virtuali in grado di starci vicino, di comprenderci e fare quello che gli chiediamo. Non saranno consapevoli, ma probabilmente ce lo faranno credere.