Relazione COLORcampus 2016

Questo è stato il secondo anno al COLORcampus, per me, e devo dire che non sono rimasta per niente delusa.

L’ultimo giorno William ci ha presi uno per uno e ci ha posto poche e semplici domande, una però mi è rimasta in testa, mi ha semplicemente chiesto se mi sono trovata meglio quest’anno o quello passato. Io lì ho detto che mi sono trovata molto bene entrambe le volte, i giorni seguenti ci ho riflettuto e alla fine ho capito che la risposta non è quella che ho dato ma bensì un’altra, preferisco quest’anno perché ho ritrovato i miei compagni dello scorso anno e ho trovato anche più semplice stringere nuove amicizie.

Quest’anno è stato molto diverso dallo scorso e devo dire che sono rimasta sorpresa, quando William e Renata il primo giorno ci hanno annunciato che per 10 giorni avremo lavorato sempre con le stesse persone. Mi ha sorpreso, perché l’anno scorso i gruppi erano sempre diversi e ognuno “insegnava” all’altro qualcosa di nuovo.

Con il passare dei giorni ho però capito, che anche con questa modalità di lavoro e progettazione ognuno prendeva qualcosa dall’altro. In tre forse era un po’ complicato perché magari due in un giorno dovevano lavorare al COLORnews e allora uno rimaneva da solo a svolgere il lavoro, ma alla fine riuscivamo a sistemare tutto anche usando solo le nostre forze, in realtà non eravamo mai soli perché quest’anno i COLORcoach erano molto presenti e giravano sempre fra i gruppi per consigliare e aiutare.

Mi sono molto piaciute le lezioni del COLORcoach Michelangelo, su Photoshop, e quella del COLORcoach Santiago, sul montaggio dei video e delle scelte dei registi; su quest’ultimo argomento al COLORcampus ho deciso di scrivere il mio articolo, ho fatto questa scelta perché ho pensato anche alla parola COLOR, in questa parola per me ci sono anche tutte le emozioni che ognuno di noi prova e i registi devono scegliere che emozioni vogliono trasmettere.

In questi due anni ho notato una cosa, che penso valga per tutti quelli, che in questi anni hanno passano 10 giorni al COLORcampus, appena entriamo dal portone ognuno di noi diventa il vero se stesso, scopriamo parti di noi che nemmeno sapevamo d’avere; questo accade perché al campus gli altri ragazzi non si aspettano che noi siamo perfetti e questo ci permette di essere ciò che siamo e non ciò che vogliono gli altri.

Quest’anno una mia compagna ha analizzato due articoli sull’amicizia, ha terminato dicendo che noi non siamo suoi amici, noi siamo rimasti a bocca aperta, poi lei ha aggiunto che siamo i suoi COMPAGNI DI SOGNI  e in effetti è proprio così perché noi al campus condividiamo i nostri sogni sapendo che non saremo presi in giro o derisi.

Quest’anno al COLORcampus abbiamo avuto l’onore di conoscere Marco Gay, Presidente Confindustria Giovani Imprenditori, ogni gruppo ha presentato davanti a lui le idee sviluppate, ogni gruppo era un’azienda e nessuna tranne due si facevano concorrenza, Gay ci ha dato dei consigli su come sviluppare meglio le nostre idee e ci ha anche detto che il mondo del lavoro è più difficile di ciò che possiamo pensare ma non per questo dobbiamo abbatterci e smettere di seguire i nostri sogni.

Un’altra volta è venuta Sara Martinotti era una persona molto solare, una a cui piace parlare e una che sa attirare nel suo discorso chi le sta intorno. Anche lei ci ha dato dei consigli su come continuare a sviluppare le nostre idee.

Il secondo giorno al COLORcampus è venuta Virginia Chiodi Latini, William si è arrabbiato perché diceva che quel giorno non avevamo lavorato nulla, forse sì aveva ragione perché di fatto non abbiamo fatto niente, oltre a fare o a farci fare foto dalla fotografa.

Dopo averci fatto una spiegazione sul funzionamento della macchina fotografica, Virginia ci ha portato sotto e a turno ci ha fatto fare quattro foto: una sorridente, una a occhi chiusi, una seria e una mentre urlavamo. Con l’ultima foto ci voleva far liberare da tutto ciò che portiamo nel nostro cuore e di cui non ci eravamo ancora liberati urlando ci siamo sentiti più leggeri tutti.

Di pomeriggio invece ci ha messi a coppie dovevamo fare al compagno una foto mentre saltava, perché sempre per Virginia saltare ci fa sentire meglio, più leggeri e io mi ci sono ritrovata.

Forse quest’anno ciò che mancava erano i diversi laboratori però non ho ancora capito se ci sarebbe stato più d’aiuto con l’azienda o se sarebbe stato solo un ostacolo.

Quest’anno avevamo molto più tempo libero ma alla fine lavorevamo molto più dell’anno scorso, e la vera pausa la facevamo alla sera in corridoio, forse è stato anche questo a unirci di più perché eravamo per davvero sempre tutti insieme.

Con il COLORspeaking  di quest’anno ho imparato molto di più e terrò sempre presente gli insegnamenti della COLORcoach Emanuela, soprattutto durante le interrogazioni, i suoi consigli mi aiuteranno nel far capire che sono sicura di ciò che dico.

Una cosa che mi ha colpito è stata anche la mattina al mare; il primo anno facevamo si e no 10 minuti di riscaldamento prima del bagno, mentre quest’anno il riscaldamento durava anche mezz’ora. Era diverso da quello dell’anno scorso perché questo ci serviva per la posizione durante il public speaking e anche per la respirazione, infatti molti di noi mentre stavano dritti con la schiena e parlavano bloccavano il respiro ma senza farlo apposta.

In questo secondo hanno ho imparato molto, ho imparato a essere imprenditrice di me stessa per il domani e ho capito che devo essere me stessa, trasmettendo agli altri ciò che provo mentre parlo, e che non devo mollare mai e poi mai i miei sogni.

Sara