Il COLORwinnerpiù Lorenzo C., dopo aver letto e commentato questa mattina durante COLORpress un articolo tratto dalla Repubblica dell’8 agosto intitolato “La ‘Ndrangheta globale” e dopo l’intervento del COLOResperto Lagorio che ha parlato del suo nuovo documentario che ha protagonisti dei giovani detenuti per spaccio nel carcere minorile. Colpito da questa testimonianza, ha immaginato cosa avrebbe potuto dire uno dei ragazzi del film di Lagorio se fosse venuto al COLORcampus.LAGORIO2

Cari COLOR,

da piccolo ne avevo di sogni. Mi sarebbe piaciuto diventare un attore, di quelli come Micheal Keaton o Anthony Hopkins; di quelli che con la loro bravura ti trascinano in un’altra dimensione, che come burattinai tirano le fila della mente. Sognavo anche una carriera da calciatore, con molti ammiratori e soldi a non finire. Ero anche uno studente dignitoso con una spiccata attrazione per la matematica.

Quando la droga è entrata nella mia vita però, tutto questo è svanito. Non c’erano più amici, non c’erano più sogni, e l’impegno e l’interesse nelle discipline scolastiche erano solo un’ombra del passato. La mia ragione di esistere era legata alla mia sola e continua attività di spaccio.

Assidua, monotona, mortale.

E c’erano i soldi, tanti soldi, con i miei “cumpari” facevamo a gara per chi ne avesse di più. Hashish ed eroina entravano e uscivano da casa mia con la stessa velocità che impiegate voi ragazzi per prepararvi a COLORpress. Mi rendo conto solo ora di quanto fossi ingenuo.

Solo ora, dopo cinque anni trascorsi tra le mura di un carcere minorile, dopo un’infinità di sedute con psicologi e assistenti sociali.

Solo ora mi rendo conto del fatto che la mia prigionia è iniziata da quando mi è stata data la prima bustina. Perché la droga, quando entra nella tua vita, lo fa con l’innocente timidezza di un bambino che cerca il suo banco il primo giorno di scuola, per poi iniziare a insinuarsi nella sua vita sempre di più.

È stato proprio questo a mancarmi in tutti questi anni: la forza di reagire, di porre freno ad una routine che ormai si era impadronita di me.

Perdonatemi, cari COLOR, ho omesso un dettaglio non secondario: sono stati i miei genitori ad introdurmi alla droga. È stato proprio mio padre, dall’alto della sua esperienza di capo famiglia ‘ndranghetista, a spalancarmi le porte dell’inferno.

Lasciate che ponga un quesito a Lorenzo e a tutti voi: credete davvero che un ragazzo, a soli 14anni, possa avere la forza di opporsi a un destino segnato? Che possa fare la scelta di voltare le spalle alla propria famiglia senza vederla mai più?

Anche perché, quando entri nel labirintico mondo dello spaccio, diventa quasi impossibile trovare una via d’uscita.

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