Ogni anno l’archeologia fa passi da gigante, compiendo scoperte uniche nel loro genere. Purtroppo la stampa non dà abbastanza risalto al lavoro di numerose equipe di archeologi, che lavorano incessantemente per anni prima che i loro sforzi vengano ripagati. Abbiamo deciso di mostrarvi le bellezze che gli archeologi di tutto il mondo hanno portato alla luce negli ultimi due anni al fine di mostrarvi notizie di cui la maggior parte del mondo è ancora all’oscuro.

Il 2014 è stato un anno pieno di nuove scoperte di ogni genere.

Sono state rinvenute numerose città antiche in varie parti del mondo, città sconosciute all’uomo e agli atlanti geografici. Una è stata rinvenuta in Cina e presenta una particolarità: è stata ritrovata sott’acqua a una profondità tra i 22 e i 40 metri sotto un lago artificiale. Questa specie di Atlantide orientale è stata chiamata Shi Cheng, la Città dei Leoni, un’antica città con tanto di edifici, templi e strade pavimentate che, nel suo massimo splendore, ha ospitato fino a 290mila persone. Nascoste tra le foreste del Messico, intorno a Chactun nello Yucatan, ci sono i resti di due città Maya con tanto di piramidi, piazze, palazzi e spazi per il gioco della palla. Sono state chiamate Lagunita e Tamchén. La città che riguarda più da vicino il nostro paese è stata quella trovata sotto il Duomo di Milano. I resti delle mura risalgono circa al XIII secolo e sono molto ben conservate. Un altro interessante tesoro è quello trovato nel Mediterraneo a Gozo, isola dell’arcipelago di Malta. Qui sono stati trovati i resti di un vascello fenicio, una cinquantina di anfore e una ventina di blocchi di pietra lavica. Il ritrovamento è stato condotto da un’équipe di archeologi subacquei diretta da Timmy Gambin, Università di Malta. I ritrovamenti archeologici, però, non finiscono qui.

Con grande gioia degli amanti del mondo classico, è stato rinvenuto un frammento di papiro della poetessa Saffo che risale al III secolo a.C. si tratta di due poemi inediti, uno dei quali ha come protagonisti dell’opera i fratelli della poetessa. Infine alcuni reperti che ci testimoniano la vita quotidiana delle civiltà del passato, come i pantaloni più antichi del mondo, fatti di pelliccia animale e rinvenuti nella regione autonoma cinese dello Xinjiang. I pantaloni sarebbero stati inventati proprio dai nomadi che vivevano nella zona per poterli utilizzare per andare a cavallo circa 3300 anni fa. Infine in Gran Bretagna sulla costa vicino a Norfolk sono state rinvenute le prime tracce umane in Europa: si tratta di impronte risalenti a 990 mila anni fa.

Dall’antico Egitto al mar dei Caraibi, sono 4 le scoperte archeologiche che abbiamo deciso di riportare di seguito, selezionate per la loro grande importanza storica e culturale.

In Egitto

La prima grande scoperta riguarda la tomba di Tutankhamon che da sempre è creduta contenere porte segrete che conducono a stanze interne ancora tutte da scoprire. Finora la scoperta dell’esistenza di queste stanze era solamente una mera fantasia degli archeologi e delle persone appassionate dell’argomento, ma ora, grazie all’utilizzo del georadar, queste fantasie sono diventate realtà: l’esistenza di celati reperti archeologici dietro le mura della tomba è stata confermata al 90% dal ministro delle antichità egiziano e sembra, inoltre, che possa celarsi dietro al muro ovest persino una stanza segreta che alcuni sperano sia la tomba della regina Nefertiti.

In Honduras

Le scoperte, però, non si fermano solo all’Egitto, arrivano a toccare anche il continente americano e, più precisamente, il centro america. Nella zona dell’Honduras sono state trovate tracce di una civiltà sconosciuta alla storia. Si tratta di una civiltà sviluppatasi tra il 1100 e il 1400 d.C. e poi misteriosamente scomparsa da questa zona, lasciandola nascosta al mondo interno per oltre 600 anni. Questa civiltà, dati la qualità e il significato dei reperti trovati, può essere ricondotta allo sciamanesimo: sono stati, infatti, ritrovati seggi cerimoniali e statue con fattezze zoomorfe.

Nel Mar dei Caraibi

Anche il Mar dei Caraibi nascondeva un scoperta molto importante e interessante: un galeone spagnolo che nell’antichità costituiva i sogni dei pirati e dei cacciatori di tesori di tutto il mondo. Questo grande galeone, ricco di pietre preziose e milioni di pesos d’oro, era affondato nel 1708 durante una battaglia con gli inglese ed è riemerso 300 anni dopo al largo della penisola colombiana Barù. Oltre che avere un valore storico e archeologico molto importante sembra avere anche un valore economico alquanto elevato: sembra che valga circa 10 miliardi di dollari e sono già in corso dispute tra gli stati interessati, Stati Uniti, Colombia e Spagna, che stanno cercando di stabilire la precisa collocazione del ritrovo del reperto.

In Africa

Ultima ma non per importanza una scoperta di origini africane: è stata trovata una specie sconosciuta di ominide grazie al rinvenimento di reperti archeologici, circa 1500 resti appartenenti ad almeno 15 individui di tutte le età, in un sito archeologico sudafricano a circa 90 metri di profondità. Si tratta infatti di una specie che presenta caratteristiche tra il moderno e il primitivo, denominata Homo Naledi. Nonostante siano necessari alcuni studi aggiuntivi è ormai chiaro che questa scoperta ci costringerà a cambiare il nostro albero genealogico, fornendoci ancora più informazioni sull’origine dell’uomo e il suo sviluppo sul nostro pianeta.

Tante sono state le scoperte in questi ultimi anni che, anche se per lo più sconosciute, hanno di sicuro contribuito ad arricchire il patrimonio archeologico di tutto il mondo mostrando reperti mai visti prima e unici nel loro genere.

La distruzione dei reperti archeologici

Purtroppo, però, a queste fantastiche scoperte contrapponiamo, nel 2015, le distruzioni di patrimoni culturali di inestimabile valore. Questi manufatti, che neanche il tempo aveva saputo rovinare irrimediabilmente, oramai sono stati eliminati definitivamente dal mondo come se non fossero mai esistiti. Il mondo dell’archeologia è stato gravemente ferito dalla violenza insensata dell’Isis: ultima in ordine di tempo la distruzione della moschea di Nabi Jirjis in Iraq.

Crediamo che la cosa più devastante sia vedere la furia cieca con cui distruggono patrimoni inestimabili quasi volessero cancellare le tracce della nostra civiltà. La domanda che sorge spontanea è: perché? Ad un primo impatto si potrebbe pensare che sia per distruggere i luoghi di culto cristiani o comunque pagani, ma in realtà la distruzione dei patrimoni dell’umanità riconosciuti dall’Unesco ha un fine molto preciso: quello di finanziare lo Stato islamico. Secondo l’Onu, la vendita dei reperti depredati dall’Isis costituirebbe una delle tre principali fonti di finanziamento insieme alla vendita del petrolio e dei riscatti a seguito dei rapimenti. Quindi, come al solito, è il denaro alla base di tutto questo o meglio il desiderio di ottenere sempre più finanziamenti in modo da aumentare la differenza sostanziale di profitti tra loro e il resto del mondo.

Noi non possiamo che sperare che il 2016 porti ancora più scoperte che arricchiscano il mondo dell’archeologia, ma soprattutto che i monumenti storici di grandissimo valore vengano protetti dalla furia distruttrice dei terroristi.