Alla casa del cinema presso villa Borghese l’associazione studentesca universitaria “università cerca lavoro“, giunta alla nona edizione della manifestazione “Tulipani di Seta Nera“, ha riacceso le cineprese per irradiare le idee, i sentimenti, i messaggi di giovani autori che si esprimono nel cortometraggio, tipologia cinematografica che permette i che permette di concentrare il contenuto in un film non superiore ai 15 minuti e che generalmente ha quasi sempre un valore didascalico reso ancora più incisivo data la durata.

Il festival promuove il tema della diversità, tant’è che ha creato un piattaforma di riflessione chiamata “sorriso diverso” che si pone l’obiettivo di suscitare gioia, speranza anche osservando realtà a noi estranee e spesso soggette a luoghi comuni. Come dice la presidente della fondazione, Paola Tassone, lo scopo “non è il semplice racconto di una diversità, ma l’essenza della diversità, sapendola soprattutto valorizzare”.

La mia classe, che ha partecipato attivamente all’evento per l’alternanza scuola-lavoro, ha assistito alla proiezione di quattro cortometraggi finalisti ed alla tavola rotonda sulla legalità, in relazione ai corti realizzati proprio su questo tema e in cui è stato al centro della discussione il problema della troppa frequenza dei rinvii a giudizio.
Si sono distinti per la sensibilità dimostrata nei confronti della tematica principale “Diversità”: Christian Marazziti in “No Limits”, Alessio Di Cosimo in “Rosa”, Michele Leonardi in “Mia” e Roberto Carta in “Sinuaria”.

Il primo, sacrificando le parole agli sguardi, ai gesti e all’impatto delle azioni, ha presentato la storia di un uomo costretto alla sedia a rotelle, che, grazie all’aiuto di una collega, riesce a condurre una vita normale, esuberante, “senza limiti”. Oltre alla protagonista impersonata da Sara Zanier, superba è stata l’interpretazione di Gianluca Spinello, co-regista a cui è ispirata la storia del corto, dal momento che lui ogni giorno cerca nuove soluzioni per superare il suo handicap. Originali sono stati anche gli altri due corti “Rosa” e “Mia” che rispettivamente propongono il ritratto del mondo degli anziani e di quello dei giovani. Il primo presenta realtà dimenticate, come quelle vissute nelle case di riposo che, nonostante ci richiamino spesso sofferenza, sono piene di brio e vitalità e di persone speciali che cercano di garantirla lavorando con passione. 

Il secondo tratta una tematica scottante, quella dell’omosessualità, vista in un contesto un po’ ambiguo, quello di due sorelle tra cui esiste un rapporto morboso. Anche “Sinuaria” si staglia su uno scenario lontano dalla nostra quotidianità, il carcere, in cui un detenuto, Michele Murtas, ha un particolare talento nel tagliare i capelli e diventa così parrucchiere del carcere ma è anche molto bravo nel scatenare scompiglio nella città una volta liberato.

Nella sala Deluxe Metis, Di Meo ha presentato i corti e la premiazione, mentre nella sala Kodak Serena Gray ha moderato le domande fra giornalisti e registi. Allo stadio Olimpico c’è stata la serata di gala e le premiazioni a cui hanno partecipato molti volti famosi che ha chiuso il festival.