Belgrado, 20 Giugno 1976, finale dell’Europeo di calcio: si affrontano Cecoslovacchia e Germania dell’ Ovest. Siamo ai calci di rigore dopo che il match è terminato sul 2-2. Sul dischetto si presenta Antonìn Panenka. Se segna, la Cecoslovacchia conquisterà per la prima volta il tetto d’Europa. Panenka prende la rincorsa, l’arbitro soffia nel fischietto e … il centrocampista con un colpo colpisce il pallone disegnando una parabola che dolcemente e beffarda accarezza la rete, spiazzando il portiere tedesco. Qui nasce il così detto rigore a cucchiaio che sancisce il sottilissimo distacco tra diventare eroi o colpevoli.

In Italia, Totti, storico capitano e numero dieci della Roma, ne è il principale portavoce. Celebre la frase detta dal Pupone , al compagno di squadra Di Biagio prima di tirare il rigore nella semifinale dell’ Europeo 2000 contro l’ Olanda: “Mo je faccio er cucchiaio”. Dopo quel goal su rigore il cucchiaio divenne il marchio di fabbrica ufficiale di Francesco Totti.

Dopo Totti, anche il playmaker Pirlo, celebre il suo goal di rigore contro l’Inghilterra nel 2012 e Candreva , in rete di pallonetto pochi mesi fa contro la Croazia, sempre nelle file azzurre, diventano così degni eredi del numero dieci.

Ma molti sono anche gli errori compiuti dal dischetto utilizzando proprio questa tecnica. Uno tra tutti il cucchiaio mal riuscito di Maicosuel, ex attaccante dell’Udinese, che, con quell’errore nei preliminari di Champions League del 2012, passò letteralmente la palla al portiere Beto e sbattè la porta in faccia ai sogni europei dell’Udinese.