Non so quanti di voi abbiano sentito parlare del disturbo dissociativo dell’identità, detto anche disturbo della personalità multipla. Io, personalmente, ho sempre sentito riferimenti riguardo a questo in serie tv, film e libri, eppure, anche documentandomi su internet, non sono mai riuscita a raccogliere tutte le particolarità di cui questa malattia mentale è caratterizzata. Questo, almeno, fino a quando non ho iniziato e completato la lettura del libro “Una stanza piena di gente” di Daniel Keyes, dove viene narrata la storia di Billy Milligan, criminale statunitense degli anni ’70 affetto da disturbo dissociativo dell’identità nonché primo uomo degli  Stati Uniti colpito da questa malattia ad essere assolto per infermità mentale.

Il suo è quindi un caso giudiziario di straordinaria importanza, ma è stata soprattutto la sua vicenda ad impressionarmi e a suscitarmi una serie di emozioni, talvolta contrastanti.

LA STORIA

La vicenda di Billy comincia il 27 ottobre 1977 quando venne arrestato con l’accusa di aver rapito e violentato tre studentesse dell’Ohio State University. Al momento dell’arresto Billy è in uno stato assai confusionario, ma i poliziotti sembrano non accorgersene. Durante i dialoghi precedenti il processo furono i suoi avvocati ad accorgersi dello strano comportamento di Billy che, ogni volta che parlava con loro, sembrava una persona diversa: timido e spaventato una volta, sfrontato e arrogante un’altra e apatico e estremamente calmo un’altra ancora. Decisero di farlo visitare, quindi, da un primo psichiatra che gli diagnosticò una schizofrenia acuta e, successivamente, da un secondo psichiatra, la dottoressa Turner, che gli diagnosticò, invece, un disturbo di personalità multipla. Questa dottoressa fu la prima persona a riuscire a mettersi in contatto con alcune delle personalità di Billy, permettendo così ai suoi avvocati di costruire l’intera difesa sull’infermità mentale.

Nel 1978 egli venne trasferito all’Harding hospital, ospedale psichiatrico in cui il personale competente doveva giudicare la sua idoneità al processo. All’interno di questa struttura emersero alcune delle personalità di Billy, grazie a cui i dottori riuscirono a dare una spiegazione ai suoi vuoti di memoria: ogni volta che una personalità usciva dalla sua ‘reclusione’ e ‘prendeva il controllo’ del corpo di Billy non ricordava nulla di cosa era successo fino a quel momento, riusciva solo a ricordare cosa aveva fatto lui o lei precedentemente, quasi fosse una vera e propria persona. Le stesse personalità di Billy odiavano sentirsi definire ‘identità’, loro credevano di essere vere e proprie persone e solo poche erano a conoscenza dell’esistenza delle ‘altre persone’ che abitavano dentro al corpo di Billy. Le personalità principali, che mantenevano l’ordine, erano Arthur e Ragen: sono state le prime ad accorgersi della presenza degli altri e a decidere di imporre delle vere e proprie regole tra di loro di modo da non lasciare che Billy, o meglio il suo corpo, venisse ferito e non finisse in situazioni spiacevoli e, quindi, di proteggerlo. Qualcuno potrebbe chiedersi ma perché le personalità di Billy dovevano prendere il controllo e proteggere Billy? Premetto che la storia di Billy non è mai stata semplice: fin da piccolo, all’età di circa 8/9 anni, fu costretto a subire impotente gli abusi sessuali del suo patrigno, dopo la morte del padre biologico. La sua prima personalità, però, si manifestò ancora prima, a circa 4 anni e questo senz’altro ci fa capire che in realtà Billy ha sempre sofferto del disturbo di personalità multipla e che le violenze del patrigno hanno contribuito a fargli vivere un trauma che ebbe come estremo effetto la disgregazione in 24 diverse personalità. E vi dico ancora una cosa: quando Billy fu arrestato aveva 22 anni, ma dei suoi 22 anni aveva vissuto di persona solo i primi 16 anni della sua vita poiché i restanti 6 anni le sue identità furono costrette a prendere il sopravvento e a tenere Billy ‘addormentato’. Tutto questo per evitare che Billy si suicidasse come aveva tentato all’età di 16 anni, in seguito ad anni di continui vuoti temporali e alla presenza costante di voci all’interno della sua testa che non facevano altro che confonderlo. Il ruolo di Arthur, Ragen e delle altre personalità è stato sicuramente fondamentale: grazie a loro Billy è riuscito a sopravvivere nel corso della sua vita difficile. Le prime due, inoltre, furono quelle che ‘risvegliarono’ Billy, su consiglio dei medici, di modo che potesse entrare in contatto con tutte le sue personalità e potesse cominciare a capire a fondo la sua malattia. Fu proprio grazie al loro intervento che Billy poté finalmente comprendere le cause dei suoi frequenti vuoti di memoria e delle voci strane che gli confondevano le idee.

Ricostruendo la storia della sua intera vita e sconfiggendo in questo modo l’amnesia che da sempre lo tormentava, Billy cominciò ad attuare un processo di fusione con le sue varie personalità: le personalità simili diventavano un’unica personalità che si andava poi ad unire al vero e proprio Billy, diventando parte di lui a tutti gli effetti.

IL CASO MEDICO

Una volta diventato parzialmente ‘fuso’ fu giudicato idoneo al processo che cominciò nel 1978, diventando un fenomeno pubblico molto seguito dai giornalisti e dai media. Tutto questo interesse da parte delle altre persone, però, finì per danneggiare la fragile mente di Billy da cui si dissociarono le due personalità principali: Arthur e Ragen. Il processo si concluse poco tempo dopo: Billy non venne giudicato non colpevole per infermità mentale, ma, perlomeno, il giudice decretò che, al momento dei fatti, non era in pieno della sue facoltà mentali e che dovesse essere trasferito all’Athens Mental Health Center. Nonostante il fallito tentativo di fusione, le personalità di Billy si dimostrarono collaborative e interessate a riabilitarlo in tutto e per tutto. Durante la permanenza in questo ospedale emersero altre 13 personalità, gli indesiderabili, tenuti nascosti fino a quel momento da Arthur poiché potenzialmente pericolose, e la figura del Maestro, l’unica personalità in grado di ricordare tutta la vita di BilLy e per questo definita il ‘Billy completo’.

Le condizioni di Billy sembravano migliorare notevolmente e fu riammesso nella società, ma, purtroppo, doveva ancora scontare le pene per i reati commessi da alcuni degli indesiderabili e, nonostante l’appello alla condizione di infermità mentale, egli venne ugualmente giudicato colpevole. Per questo motivo oltre che per la diffidenza con cui le persone lo guardavano e la durezza con cui lo giudicavano, Billy cadde in un profondo stato di depressione che lo dissociò e lo portò a tentare il suicidio. Fu quindi trasferito al Lima State Hospital, un manicomio criminale di massima sicurezza. Qui a Billy non fu diagnosticato il disturbo di personalità multipla bensì una semplice schizofrenia e, di conseguenza, gli vennero prescritti farmaci che lo portarono a una disgregazione totale delle identità. Dopo un periodo a dir poco infernale in questa struttura Billy venne trasferito in altri due ospedali prima di poter tornare all’Athens Mental Health Center, nel 1982.

Qui finisce ufficialmente la storia raccontata dal Daniel Keyes, l’autore del libro, ma la storia Billy non finisce qui. Billy fu dichiarato totalmente fuso e guarito nel 1991, anno in cui fu riammesso a tutti gli effetti nella società. Si trasferì in California dove divenne proprietario di una casa cinematografica e morì, malato di cancro, nel 2014, all’età di 59 anni, sostenendo di non essere, in realtà, mai guarito totalmente dal disturbo di personalità multipla.

LE MIE CONSIDERAZIONI

La storia di Billy mi ha colpito nel profondo, non  posso e non voglio negarlo: tutte le sofferenze e le ingiustizie che ha subito mi hanno fatto pensare a lungo riguardo a quanto il genere umano abbia paura del nuovo e dell’ignoto e al modo in cui reagisce di fronte ad esso. Pensare poi che questi avvenimenti siano avvenuti neanche 50 anni fa è a dir poco assurdo, sembra quasi surreale quanto il fatto che questa stessa vicenda sia sconosciuta alla maggior parte delle persone. Credo che ognuno debba conoscerla: non si tratta di una storia inventata ma della storia di un uomo mentalmente malato che non rispondeva delle sue azioni per la maggior del tempo. Non è stato infatti lui a commettere gli stupri o gli altri reati ma altre sue personalità, altre persone che avevano il controllo del suo corpo senza che lui potesse anche solo immaginarlo.

Per quanto mi riguarda questo libro è stata davvero una sorta di rivelazione: non mi era mai capitato di trovare un libro su un tema così delicato così scorrevole e facile da comprendere. Posso senz’altro dire che è riuscito a dar risposta a molti dei quesiti sulla malattia, facendomi riflettere soprattutto sull’importanza delle figure che hanno aiutato Billy ad almeno tentare di attuare il processo di fusione di modo da poter rinsavire quella spaccatura che lo aveva frammentato e distrutto molto tempo prima.

Questa lettura mi ha spinto a voler sapere ancora di più su questo argomento, a leggere sicuramente altri libri simili e anche ad essere relativamente curiosa verso il mondo della psiche umana e della psichiatria in generale.

Chissà, magari tra qualche anno potrò raccontare a qualcuno che ho scelto di studiare psichiatria proprio grazie alla storia di Billy Milligan, narrata dal formidabile Daniel Keyes.