Ucciso dopo giorni di torture terribili, dopo essere stato mutilato e seviziato senza pietà. Così è morto Giulio Regeni, brillante studente italiano 28enne che lavorava come ricercatore per la prestigiosa università di Cambridge. Era partito come ricercatore, per documentare la realtà dei sindacalisti egiziani, tra rivendicazioni sociali e tentativi di oscurantismo da parte del governo.

È stato scambiato per una spia (anche se su questo punto, come su molti altri, c’è ancora bisogno di chiarimenti), torturato, ucciso e gettato in un fosso sul ciglio di una strada della periferia del Cairo. Sebbene la polizia egiziana e i servizi segreti affermino ancora di non saperne nulla, i fatti parlano da sé.

Senza evidentemente considerare le ripercussioni sulla politica internazionale, l’Egitto ha permesso (se non agevolato) un fatto così abominevole ai danni di un cittadino, per giunta straniero. E divampano le polemiche. Matteo Renzi, pur non dubitando ufficialmente della versione egiziana (ricordiamo che l’Egitto è un importante partner commerciale per il nostro Paese) chiede la verità sul caso Regeni, a nome di tutta la nazione. Per questo infatti sono stati inviati degli investigatori italiani al Cairo, che sono riusciti ad entrare in possesso del computer portatile di Giulio Regeni, nel quale si suppone possano trovarsi informazioni utili a determinare il movente dell’omicidio.

Rimane tuttavia lo sdegno sia nel mondo accademico (in Gran Bretagna è partita una lettera di protesta firmata da più di 4 mila 600 studiosi) sia fra le persone comuni (da ricordare la fiaccolata in suo onore e le oltre mille persone presenti al suo funerale) sia nel mondo politico, che ha espresso la propria solidarietà alla famiglia Regeni, colpita da una tragedia fondamentalmente immotivata e per questo forse più barbara ancora.

Amnesty International ha avviato una campagna per chiedere la verità su un caso che minaccia di essere dimenticato o insabbiato molto facilmente: assistiamo all’ennesima violazione dei diritti umani in un clima che non promette niente di buono per tutti coloro che li difendono ancora strenuamente.