A Pavia lo scorso 13 novembre ha compiuto 100 anni Carla Marangoni, vincitrice della medaglia d’argento alle Olimpiadi di Amsterdam del 1928 nella ginnastica artistica a squadre. Insieme alle sue compagne, tutte ragazzine tra gli 11 e i 17 anni, è stata la prima donna italiana a salire sul podio olimpico. Questo risultato, già straordinario di per sé, acquista una luce ancora maggiore se si pensa che la medaglia è stata vinta in un momento di assoluta inesistenza dello sport femminile e da ragazze di una città povera di realtà associative.

Nelle cronache dell’epoca si è parlato di una medaglia inaspettata, impossibile, sorprendente. Carla è l’ultima testimone vivente di una Olimpiade moderna: nessun altro al mondo può ricordare una Olimpiade così indietro nel tempo in cui ha vinto una medaglia.

Ma come è arrivata Carla alle Olimpiadi? Un po’ per caso. Facciamo un passo indietro.

Verso la fine dell’Ottocento il barone Pierre de Coubertin propone l’idea di organizzare dei giochi che richiamassero quelli dell’antica Grecia e come quelli con l’esclusione dallo stadio delle donne. Le donne non ci stanno e le prime “suffragette dello sport” creano società e club al femminile finché riescono a far ammettere le prime sportive ai giochi olimpici proprio nel 1928 ad Amsterdam. L’Italia partecipa con 18 atlete, di cui 12 della squadra di ginnastica, tutte di Pavia.

L’allenatore è il professore di educazione fisica Gino Grevi (padre di Vittorio Grevi, autore del Codice di procedura penale) che aveva assemblato la squadra scegliendo le ragazze dalle scuole dove insegnava. Gino Grevi le fa allenare nella Palestra Civica di via Porta o intorno alla rotonda di Piazza Castello. Poi arriva la prima grande verifica: le qualificazioni olimpiche di Pallanza. La squadra di Pavia si classifica per le Olimpiadi davanti a squadre ben più favorite tanto è vero che quando arrivano le piccole pavesi, le loro avversarie mormorano “…ecco quelle di Pavia, che il diavolo se le porti via…”, rimarcando la loro bruciante insuperabilità.

Ad Amsterdam non c’era il villaggio olimpico e le pavesi alloggiano sulla nave Salunto e si allenano sui moli del canale Coehave. Sono accompagnate, oltre che dal loro allenatore, anche da quella che venne fatta passare per la presidente della sezione femminile della società, ma che in realtà era la portinaia della palestra Civica, la signora Maria. Le ragazze si misurano in danza collettiva, con gli attrezzi e nelle acrobazie. Le piccole pavesi incantano la giuria per la loro grazia e si piazzano dietro alle olandesi, le favorite di casa, e davanti alle britanniche. Poi le altre uniche due squadre femminili, francesi e ungheresi.

La regina Mafalda e il Duce incontrarono le protagoniste di questa impresa sportiva unica e incredibile. Le ragazze godettero di alcuni momenti di gloria e anche di un premio in denaro. Qualche anno dopo tutte smisero di gareggiare.

A Carla, pioniera dello sport pavese e femminile, le mie più grandi congratulazioni!

Nella foto la squadra olimpica femminile della ginnastica pavese nel 1928.