Dieci eurodeputati chiedono alla Commissione Ue una moratoria sul tracciamento degli utenti

Mercoledì (19 luglio) dieci membri del Parlamento europeo hanno chiesto alla Commissione europea una moratoria sul tracciamento degli utenti online e maggiori dettagli su come intende applicare le nuove regole digitali dell’UE in questo settore.

La richiesta arriva sulla scia del recente divieto temporaneo di pubblicità comportamentale emesso dal regolatore della privacy norvegese nei confronti di Facebook e Instagram.

Il divieto è il risultato di una sentenza storica della Corte di giustizia dell’UE all’inizio di questo mese, che ha stabilito che era illegale per le piattaforme di social media di Meta fornire pubblicità comportamentali basate su un’ampia profilazione senza il consenso degli utenti.

Il regolatore della privacy norvegese è stato il primo a prendere provvedimenti urgenti e ha obbligato i due social network a sospendere gli annunci comportamentali a meno che gli utenti non fornissero il consenso esplicito, per tre mesi a partire da agosto.

“La Commissione seguirà l’esempio e introdurrà una moratoria sul tracciamento degli utenti?” recita la domanda prioritaria, vista da EURACTIV.

I firmatari sono i parlamentari di centro-sinistra Paul Tang, Karen Melchior, Maria-Manuel Leitão-Marques, Cornelia Ernst, Christel Schaldemose, Kim Van Sparrentak, Tiemo Wölken, Patrick Breyer, René Repasi e Birgit Sippel.

Il gruppo fa parte della Tracking-free Ads Coalition. Durante i negoziati sulle normative digitali fondamentali, il Digital Services Act e il Digital Markets Act, la coalizione interpartitica ha spinto per un divieto totale della pubblicità mirata.

Mentre la spinta per un divieto totale non ha avuto successo, i deputati hanno ottenuto alcune disposizioni che limitano la consegna della pubblicità, in particolare il divieto di profilazione di minori e annunci basati su dati sensibili come convinzioni religiose o orientamento politico.

Inoltre, alle società Big Tech è impedito di elaborare, incrociare o combinare i dati con quelli di altri suoi servizi o dati di proprietà di terzi, una pratica spesso utilizzata per creare profili utente estesi per la pubblicità.

I deputati hanno anche chiesto come la Commissione intende applicare queste disposizioni alla luce di questi sviluppi.

La decisione dell’autorità norvegese è stata anche deferita al Comitato europeo per la protezione dei dati, dove gli altri regolatori europei dei dati potrebbero estendere o annullare il divieto.

“In che modo la Commissione coopererà con gli Stati membri, il comitato europeo per la protezione dei dati e il garante europeo della protezione dei dati in materia?” hanno chiesto anche i legislatori dell’UE.

[A cura di Luca Bertuzzi/Nathalie Weatherald]

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