Il Senato italiano approva il disegno di legge di riforma costituzionale

Il Senato dà il via libera al disegno di legge Premierato.

Martedì il Senato italiano ha approvato il controverso disegno di legge del governo di destra volto a riformare la costituzione italiana per consentire l’elezione diretta di un primo ministro.

Il cosiddetto disegno di legge di riforma costituzionale del Premierato, promosso dal premier Giorgia Meloni, è stato approvato con 109 voti favorevoli e 77 contrari e passerà ora alla Camera.

La proposta di Meloni vedrebbe gli elettori italiani eleggere direttamente i primi ministri per un mandato di cinque anni, con la coalizione che sostiene il candidato vincitore che dovrebbe avere almeno il 55% dei seggi in entrambe le camere del parlamento per garantire una maggioranza praticabile.

Dopo il voto, i senatori dell’opposizione di centrosinistra hanno mostrato copie della Costituzione mentre i senatori di destra hanno applaudito e sventolato le bandiere tricolori italiane.

Il voto del Senato non è riuscito a raggiungere la maggioranza dei due terzi richiesta per le modifiche costituzionali da entrambe le Camere del Parlamento italiano. Si prevede che il disegno di legge non otterrà la maggioranza nemmeno alla Camera bassa e dovrà quindi essere sottoposto a referendum.

Meloni sostiene che il Premierato porterebbe a governi più forti e stabili e metterebbe fine alle amministrazioni a porte girevoli in Italia, che ha avuto 68 governi dal 1946.

Tuttavia i partiti di opposizione e i critici del piano affermano che esso potrebbe privare il parlamento e il presidente di importanti poteri e potrebbe portare a un governo più autoritario.

Il sistema attuale prevede che i partiti si siedano per i colloqui per formare un governo dopo le elezioni generali, con la maggioranza al potere che propone un candidato primo ministro concordato per l’approvazione del presidente italiano.

I partiti di opposizione hanno manifestato martedì a Roma contro la riforma costituzionale e un’altra mossa controversa che conferisce maggiore autonomia alle regioni italiane, un piano che ha scatenato una rissa in parlamento la scorsa settimana e che secondo i critici potrebbe peggiorare il divario tra nord e sud dell’Italia.

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